Da tempo Elon Musk si ribella all’idea che Tesla debba essere considerata una semplice casa automobilistica. Nella sua visione, l’azienda è la prima vera società di robotica generalista, destinata a gestire una flotta globale di taxi autonomi e a vendere robot umanoidi.
Ora le implicazioni finanziarie di questa svolta stanno emergendo con chiarezza. Alla fine di gennaio Tesla ha segnalato un ritorno a un territorio che si preannuncia di free cash flow negativo, mentre accelera verso quella che Musk definisce l’alba dei robot. A dieci anni di distanza dagli investimenti massicci che avevano fatto temere la bancarotta durante lo sviluppo dei veicoli elettrici, Musk si prepara di nuovo a bruciare enormi quantità di capitale per inseguire una visione ambiziosa.
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Addio disciplina da costruttore auto
L’ultimo report sugli utili di Tesla, pubblicato il 28 gennaio , mostra quanto l’azienda si sia ormai sganciata dai vincoli finanziari tipici del settore automotive. Un tempo Musk parlava con sicurezza di una crescita annua delle vendite del 50% e rivendicava margini di profitto ben superiori a quelli dei concorrenti.
Ma con l’aumento della concorrenza e la fine dei sussidi statunitensi ai veicoli elettrici, quei target sono svaniti. Nel 2025 le consegne di Tesla sono state quasi il 10% inferiori rispetto al record di due anni prima; i ricavi automotive sono scesi del 15% e il margine operativo si è dimezzato, fermandosi al 4,6%.
La risposta di Musk è stata chiara: invitare gli investitori a guardare oltre l’auto e a concentrarsi sul futuro robotico dell’azienda.

Dai margini ai modelli di abbonamento
Anche la redditività delle auto sembra ormai una preoccupazione secondaria. Alla domanda sui margini lordi attesi per i nuovi robotaxi, il direttore finanziario di Tesla ha lasciato intendere che fosse la domanda sbagliata. Il modello di business sta cambiando: l’azienda punta a abbonamenti annuali per il software di guida autonoma e a una quota sulle corse dei robotaxi.
Il segnale più evidente dell’impazienza di Musk nel liberarsi delle radici automobilistiche è però l’apertura totale dei rubinetti degli investimenti. La spesa in conto capitale salirà da 8,5 miliardi a oltre 20 miliardi di dollari quest’anno, quasi il doppio delle attese degli analisti. Nonostante una liquidità netta di 36 miliardi, Tesla ha già fatto sapere che potrebbe raccogliere nuovi fondi tramite debito o altri strumenti.
Optimus, supercomputer e fabbriche del futuro
Dietro questo aumento vertiginoso degli investimenti ci sono non solo i robotaxi, ma anche i preparativi per la produzione dei robot umanoidi Optimus.
A questi si aggiunge la spesa per la potenza di calcolo necessaria ad addestrare i modelli di intelligenza artificiale. E Musk guarda ancora più avanti: centrali solari e fabbriche di chip che, secondo lui, Tesla dovrà costruire per sostenere le sue ambizioni.
Questa corsa al capitale non riguarda solo Tesla. Sta prendendo forma una ricapitalizzazione dell’intero “Muskverse”. A inizio mese xAI ha chiuso un round da 20 miliardi di dollari, mentre secondo il Financial Times SpaceX starebbe preparando un’IPO da 50 miliardi, potenzialmente la più grande di sempre.

Sinergie o illusioni?
Musk dipinge queste aziende come parti di un ecosistema integrato. Tesla investirà 2 miliardi in xAI e userà il modello Grok per gestire la flotta di robotaxi. SpaceX, dal canto suo, vuole sfruttare i fondi dell’IPO per portare data center in orbita, offrendo un vantaggio competitivo a xAI nella sfida contro OpenAI e Google.
L’intelligenza artificiale è il filo conduttore, ma le sinergie potrebbero essere meno solide di quanto Musk suggerisca. I modelli necessari per la robotica e il supercomputer che Tesla sta costruendo hanno poco in comune con i large language model di xAI.
In pratica, Tesla dovrà padroneggiare l’intera catena tecnologica della robotica da sola. E questo la mette in rotta di collisione con un gruppo di aziende cinesi di veicoli elettrici e robotica che eccellono nella manifattura e stanno ottenendo risultati notevoli anche nell’AI.
La corsa contro il tempo
Il fattore decisivo è il tempo. Dopo anni di promesse sulla guida autonoma, Tesla afferma di aver effettuato questo mese ad Austin le prime corse completamente senza conducente. Ora deve dimostrare di poter trasformare questa tecnologia in un vero business, e farlo rapidamente.
Solo allora sarà chiaro se la robotica rappresenta il futuro di Tesla, o se resterà l’ennesimo sogno febbrile di Elon Musk.







