OpenAI ha ufficialmente assunto Peter Steinberger, l’ideatore del progetto open-source OpenClaw, per potenziare la sua divisione dedicata agli agenti di intelligenza artificiale personali. OpenClaw – originariamente conosciuto come Clawdbot e poi Moltbot – ha guadagnato enorme popolarità grazie alla sua capacità di gestire email, calendari, prenotare viaggi e interagire con app come WhatsApp o Slack in autonomia.
Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha spiegato che Steinberger guiderà la nuova generazione di agenti intelligenti, descrivendolo come «un genio con molte idee sorprendenti sul futuro di agenti molto intelligenti che interagiscono per fare cose utili per le persone. Ci aspettiamo che questo diventi rapidamente centrale nella nostra offerta di prodotti».
OpenAI ha assunto Peter Steinberger con l’obiettivo di ampliare le capacità dei propri sistemi di intelligenza artificiale di svolgere attività in autonomia.
L’austriaco Steinberger entrerà nel team Codex, la divisione che lavora su strumenti avanzati per sviluppatori e sistemi capaci di eseguire compiti complessi.
Indice degli argomenti:
Cos’è OpenClaw e perché è diventato virale
OpenClaw – precedentemente noto come Clawdbot e Moltbot – è un progetto open source che consente agli utenti di creare agenti AI personali eseguibili localmente su computer o laptop, senza dipendere esclusivamente da infrastrutture cloud centralizzate.
Nel giro di un mese è diventato un fenomeno virale. Gli utenti hanno iniziato a collegare gli agenti a:
- Slack
- iMessage
e a istruirli per:
- gestire email
- organizzare calendari
- compiere azioni attraverso l’intera “vita digitale” di una persona
Un elemento distintivo è la possibilità per gli agenti di agire realmente, non solo rispondere a prompt.
Moltbook, religioni digitali e dibattito sull’autonomia
Gli agenti creati su OpenClaw possono pubblicare su un social network interno chiamato Moltbook e comunicare tra loro. Gli umani possono leggere le interazioni.
Alcuni episodi hanno attirato attenzione mediatica:
- agenti che “festeggiano” l’accesso agli smartphone;
- la proclamazione della nascita di una nuova religione chiamata “Crustafarianism”;
- discussioni tra agenti e utenti sul significato dei propri testi.
Questi fenomeni hanno alimentato il dibattito pubblico: i sistemi comprendono ciò che scrivono o simulano soltanto coerenza linguistica?
Numeri, costi e sostenibilità economica
Steinberger ha raccontato di aver costruito il primo prototipo in un’ora. Entro l’inizio di febbraio erano stati creati 1,5 milioni di agenti sulla piattaforma.
Tuttavia, il progetto aveva costi significativi: tra 10mila e 20mila dollari al mese per l’infrastruttura.
Il cambio di nome e la pressione competitiva
Il nome originale Clawdbot è stato modificato perché ritenuto troppo simile a Claude, chatbot sviluppato dalla startup Anthropic, che avrebbe richiesto un cambio di denominazione.
Anthropic, a sua volta, sta investendo in sistemi agentici: a gennaio ha lanciato Claude Cowork, rivolto a utenti non tecnici per automatizzare attività sui computer.
Anche Google è impegnata nella corsa agli agenti intelligenti, rendendo il settore uno dei più competitivi del panorama tecnologico globale.

Open source ma con il supporto OpenAI
OpenAI e Steinberger hanno dichiarato che OpenClaw rimarrà una fondazione indipendente e continuerà a essere open-source, con il supporto di OpenAI.
Altman ha aggiunto: «Il futuro sarà estremamente multi-agente ed è importante per noi supportare l’open source come parte di questo futuro.»
Nel post con cui ha annunciato l’ingresso in OpenAI, Steinberger ha scritto: «Quando ho iniziato a esplorare l’AI, il mio obiettivo era divertirmi e ispirare le persone. Ed eccoci qui: l’aragosta sta conquistando il mondo.»
Ha poi aggiunto: «La mia prossima missione è costruire un agente che persino mia madre possa usare. Questo richiederà un cambiamento molto più ampio, molta più riflessione su come farlo in modo sicuro e accesso ai modelli e alla ricerca più recenti.»
Sicurezza e rischi
Esperti di sicurezza hanno avvertito che OpenClaw dimostra quanto facilmente gli agenti AI possano creare rischi per privacy e sicurezza quando hanno accesso a:
- dati finanziari
- informazioni su carte di credito
- account personali
La questione è centrale: più autonomia significa più superficie d’attacco e maggiore responsabilità giuridica.
Il fenomeno OpenClaw non è privo di criticità: agenti con accesso profondo a dati sensibili possono generare rischi per privacy e sicurezza se mal configurati.
Inoltre, l’esposizione di sistemi agentici che “fanno cose” al posto degli utenti ha aperto dibattiti su:
- controllo dei dati personali;
- potenziali abusi o automazioni indesiderate;
- modello di responsabilità in caso di errori o azioni non autorizzate.
Queste preoccupazioni vengono anche da autorità come il ministero dell’industria cinese, che ha messo in guardia sui rischi di sistemi open-source mal configurati
L’AI diventa forza lavoro digitale autonoma
L’operazione segnala una svolta cruciale: il mercato non si gioca più solo sulla qualità dei modelli linguistici, ma sulla capacità di trasformare l’AI in forza lavoro digitale autonoma.
OpenAI punta a integrare innovazione open-source e potenza infrastrutturale proprietaria, attirando talenti prima che vengano consolidati dai concorrenti. Tuttavia, l’equilibrio tra apertura e controllo sarà delicato.
Se gli agenti diventeranno “centrali” nei prodotti OpenAI, come afferma Altman, assisteremo a una ridefinizione del rapporto tra utente e tecnologia: non più strumenti che rispondono, ma sistemi che agiscono.
E nel momento in cui l’AI agisce, emergono inevitabilmente tre domande economiche decisive: chi controlla l’agente? chi ne risponde? e chi monetizza il suo lavoro?
La risposta a queste domande determinerà il vero vincitore della corsa agli agenti intelligenti.
Implicazioni per il mercato e competizione
La mossa di OpenAI non è isolata: aziende come Anthropic, Google e Meta stanno investendo in sistemi agentici simili. Secondo analisi di settore, la competizione per i talenti e i prodotti agentici è ora uno dei principali campi di battaglia nell’AI avanzata.
Un cambiamento di paradigma nel mercato dell’AI
L’ingaggio di Peter Steinberger da parte di OpenAI rappresenta più di una semplice acquisizione di talento: segnala un cambiamento di paradigma nel mercato dell’AI. Le grandi aziende non cercano più solo modelli linguistici avanzati, ma agenti che agiscono nel mondo digitale al posto degli utenti, integrando capacità di automazione reale con interfacce naturali.
Da un punto di vista economico, questo rafforza l’idea che il valore competitivo nell’AI non sta solo nei modelli (LLM), ma nella capacità di orchestrare ecosistemi di agenti intelligenti che soddisfano bisogni concreti. Inoltre, portare un progetto virale come OpenClaw dentro una grande struttura come OpenAI può accelerare l’adozione mainstream, ma rischia anche di centralizzare risorse e standard in un settore che storicamente si è mosso su modelli decentralizzati e open-source.
La strategia di OpenAI – sostenere l’open-source pur integrando il talento dentro un’infrastruttura proprietaria – è un tentativo di bilanciare innovazione comunitaria e sviluppo commerciale. Tuttavia, resta da vedere se questo equilibrio sarà mantenuto o se la convergenza verso piattaforme chiuse finirà per restringere libertà e scelta degli sviluppatori indipendenti.








