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Palantir, la pietra veggente che sorveglia il mondo (e non si nasconde più)



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Dal nome preso da Tolkien al manifesto di Alex Karp, Palantir esce dall’ombra e rende esplicita la propria visione: software come hard power, AI militare, sicurezza e controllo. Un modello già radicato in eserciti, polizie, sanità e industria, che costringe l’Europa a interrogarsi su sovranità tecnologica, dipendenza e margini democratici reali

Pubblicato il 28 apr 2026

Andrea Tironi

Project Manager – Digital Transformation



Palantir
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Il nome è preso da Tolkien. Nel Signore degli Anelli, i Palantír sono pietre veggenti: chi le possiede può vedere lontano, conoscere i segreti nemici, anticipare ogni mossa. Un dono meraviglioso, o uno strumento di potere totale, a seconda di chi tiene la pietra in mano.

Peter Thiel conosceva bene i romanzi di Tolkien quando, nel 2003, decise di battezzare così la sua nuova creatura. Non era un omaggio letterario. Era una dichiarazione d’intenti.

Alex Karp

Vent’anni dopo, il 20 aprile 2026, il CEO di Palantir Alex Karp pubblica su X un manifesto in 22 punti. In poche ore raccoglie 32 milioni di visualizzazioni. I parlamentari britannici lo definiscono “la parodia di un film di RoboCop”.

Il filosofo belga Mark Coeckelbergh lo chiama apertamente “un esempio di tecnofascismo”.

L’economista greco Yanis Varoufakis scrive che “i robot killer guidati dall’AI stanno arrivando”.

Palantir non si scusa. Non corregge. Non ritratta. Perché quel manifesto non è uno scivolone di comunicazione: è la mappa esplicita di un’ideologia che questa azienda pratica da più di due decenni.

Proviamo a capire cosa sia davvero Palantir, chi siano i suoi clienti, cosa dica quel manifesto, e perché — per noi europei — la domanda non è accademica.

La pietra veggente nasce dall’11 settembre

Tutto inizia da una domanda semplice. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, Peter Thiel — cofondatore di PayPal, libertario radicale, lettore di Carl Schmitt e René Girard — si chiede se le tecnologie antifrode usate da PayPal per individuare transazioni sospette possano essere riadattate per trovare terroristi.

La risposta è sì. E nel 2003 fonda Palantir Technologies con Nathan Gettings, Joe Lonsdale, Stephen Cohen e Alex Karp.

Il finanziamento iniziale non viene da venture capitalist della Silicon Valley. Viene da In-Q-Tel, il braccio di venture capital della CIA: 2 milioni di dollari. A cui Thiel aggiunge 30 milioni di tasca propria tramite il suo Founders Fund.

Il messaggio è cristallino: Palantir nasce come strumento di Stato. Non come startup che poi vende ai governi, ma come azienda creata da e per l’apparato di sicurezza nazionale americano.

Thiel ha raccontato più volte la sua visione originaria: dopo l’11 settembre il dibattito americano era polarizzato su “più sicurezza con meno privacy o meno sicurezza con più privacy”. Palantir avrebbe offerto una terza via: trovare i terroristi senza violare le leggi. Era il claim rassicurante. Era — come vedremo — temporaneo.

Il nome dell’azienda arriva direttamente dalla Contea di Gondor: Palantír, in quenya tolkieniano, significa letteralmente “quello che guarda da lontano”. Una pietra che vede tutto, in ogni direzione. Thiel non scherzava.

Cos’è Palantir: un sistema operativo del potere

Chiedete a dieci persone di spiegare cosa fa Palantir. Molti ex dipendenti — come ha documentato Wired — faticano a rispondere. Non perché l’azienda sia misteriosa, ma perché quello che fa Palantir è così pervasivo e trasversale che è difficile ridurlo a una categoria.

La risposta più precisa è questa: Palantir costruisce infrastrutture software per prendere decisioni in condizioni di complessità estrema. Non è un’azienda di CRM, né di cloud, né di AI generativa. È, nel senso più letterale, un sistema operativo del potere decisionale.

Le piattaforme principali sono tre:

1. Gotham: la macchina da guerra

Palantir Gotham è il prodotto storico, lanciato nel 2008. È uno strumento di intelligence e difesa: aggrega dati da fonti classificate e non classificate, individua connessioni, pattern, anomalie. Lo usano la CIA, l’NSA, l’FBI, il Pentagono, e numerose forze di polizia americane ed europee.

Gotham è anche il motore dietro alcune delle operazioni più controverse degli ultimi anni: il tracciamento degli immigrati per ICE (Immigration and Customs Enforcement), il sistema di polizia predittiva accusato di bias razziale, e — secondo le ricostruzioni più documentate — le banche dati di targeting usate dall’esercito israeliano in Gaza.

2. Foundry: il gemello civile

Palantir Foundry è la versione enterprise di Gotham. Stessa logica, clienti diversi: aziende private, ospedali, catene di fornitura. Lo usa Airbus per la produzione dell’A350, BP per le piattaforme estrattive, Ferrari per comprimere il tempo tra dato e decisione tecnica, il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) per la gestione dei pazienti.

Foundry non fa sorveglianza militare. Fa qualcosa di simile applicato al mondo produttivo: porta a galla pattern nascosti nei dati operativi e li trasforma in vantaggio competitivo.

3. AIP: l’intelligenza artificiale che agisce

Palantir AIP — Artificial Intelligence Platform — è il prodotto più recente, lanciato nel 2023. Integra modelli linguistici avanzati (LLM) nell’infrastruttura operativa di Gotham e Foundry. Non si limita a interrogare i dati: suggerisce azioni, simula scenari, può attivare processi in autonomia.

AIP è oggi il motore di crescita principale. Nel terzo trimestre 2025 il settore commerciale americano è cresciuto del 121% anno su anno, con un valore totale dei contratti che ha superato per la prima volta il miliardo di dollari.

Il modello di business di Palantir si chiama “land and expand“: entri in un’organizzazione con un contratto piccolo, ti radichi nel tessuto decisionale, diventi indispensabile. Poi espandi. È lo stesso modello usato per decenni dagli apparati di intelligence. Non è una coincidenza.

I clienti: chi tiene la pietra in mano

La lista dei clienti di Palantir è, al tempo stesso, l’elenco dei centri di potere più rilevanti del pianeta. Proviamo a fare un inventario rapido.

Il complesso militare-intelligence americano

CIA, NSA, FBI, Pentagono: sono i clienti originari e restano i più redditizi. Nel luglio 2025 l’Esercito americano ha firmato con Palantir un accordo-quadro da 10 miliardi di dollari, consolidando 75 contratti separati in un unico mega-accordo.

Il Progetto Maven — l’iniziativa AI del Dipartimento della Difesa — è passato da un valore di 480 milioni a 1,3 miliardi di dollari.

In termini pratici: Palantir gestisce una quota significativa dell’intelligenza artificiale che guida le operazioni militari americane nel mondo.

ICE e il controllo dell’immigrazione

Il contratto con ICE è forse il più controverso. Palantir fornisce a Immigration and Customs Enforcement la piattaforma per tracciare, profilare e localizzare immigrati irregolari. I sistemi aggregano dati da decine di fonti — cartelle mediche, database scolastici, targa delle auto, social media — creando profili di sorveglianza massiva che sollevano questioni serie di due process e tutela della privacy.

Karp, che si definisce “scettico sull’immigrazione”, difende apertamente questa collaborazione.

L’esercito israeliano e Gaza

Dopo aver annunciato una “partnership strategica” con Israele nel gennaio 2024, Palantir ha espanso considerevolmente la propria presenza nelle operazioni militari israeliane. Secondo le ricostruzioni pubblicate da Al Jazeera e altri media, le piattaforme Palantir vengono usate per integrare comunicazioni intercettate, immagini satellitari e dati digitali allo scopo di costruire database di targeting per l’esercito israeliano. Database di targeting, cioè liste di obiettivi da colpire.

Palantir ha risposto alle domande dei giornalisti confermando il supporto a Israele, citando gli eventi del 7 ottobre 2023.

NHS britannico e sanità pubblica

Nel 2023 Palantir si è aggiudicata un contratto pluriennale con il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito per la gestione dei dati sanitari di milioni di pazienti. I medici britannici hanno protestato davanti alla sede di NHS England. Il contratto è rimasto in piedi.

Il settore privato: dalla Ferrari alla BP

Airbus, BP, Ferrari, Fedrigoni: Foundry ha conquistato il manifatturiero europeo di alto livello. Il Ministero della Difesa italiano e quello britannico usano Gotham. La NATO è cliente. L’elenco continua a crescere.

Il modello land-and-expand funziona: chi adotta Palantir raramente torna indietro, perché dopo qualche anno l’infrastruttura decisionale dell’organizzazione dipende da essa. È il lock-in più sofisticato che esista.

Le ultime notizie: crescita record, Gaza e il manifesto

Il 2025 e l’inizio del 2026 sono stati un periodo di accelerazione per Palantir su tutti i fronti: finanziario, geopolitico e ideologico.

Sul piano economico, la crescita è straordinaria. Il mega-contratto con l’Esercito americano da 10 miliardi, l’esplosione di AIP nel settore commerciale, la capitalizzazione di mercato che ha superato i 300 miliardi di dollari al Nasdaq. Palantir è diventata una delle aziende tech più capitalizzate degli Stati Uniti, nonostante — o forse grazie — ai suoi legami profondi con l’amministrazione Trump.

Sul piano geopolitico, la presenza in Israele ha amplificato le polemiche. A gennaio 2026, al World Economic Forum di Davos, Karp ha difeso pubblicamente le operazioni israeliane e le capacità di targeting dell’AI militare.

E poi, il 20 aprile 2026: Palantir pubblica su X un post in 22 punti tratto dal libro del CEO Karp “The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West”. Trentadue milioni di visualizzazioni in poche ore. Il mondo si accorge di cosa Palantir pensi davvero.

Nicholas W. Zamiska, responsabile degli affari societari e consulente legale dell’ufficio dell’amministratore delegato di Palantir Technologies non ché coautore di The Technological Republic

I 22 comandamenti: il manifesto della Repubblica Tecnologica

Il manifesto è un testo politico a tutti gli effetti. Non un white paper tecnico, non una comunicazione aziendale. È una dichiarazione di visione del mondo. Analizziamone i punti salienti.

Il debito morale della Silicon Valley

Il primo argomento centrale è che la Silicon Valley deve la propria esistenza all’America e quindi ha un debito morale verso di essa. Le aziende tech hanno passato decenni a costruire app di entertainment e social media invece di contribuire alla difesa nazionale. “La free email non basta”, scrive Karp. Il settore privato deve armarsi — letteralmente.

Le armi AI come destino inevitabile

“La domanda non è se le armi AI verranno costruite, ma chi le costruirà e per quale scopo.” I nostri avversari — si legge nel manifesto — non si fermeranno per partecipare a dibattiti teatrali sui meriti delle tecnologie militari. Ergo: le aziende occidentali non possono permettersi scrupoli etici mentre la Cina e la Russia avanzano.

È un argomento classico della corsa agli armamenti: “Se non lo facciamo noi, lo fanno loro”. Applicato all’intelligenza artificiale militare, diventa la giustificazione per qualsiasi sistema d’arma autonomo.

La coscrizione obbligatoria

Karp propone di ripristinare la leva militare obbligatoria. L’argomentazione: senza il servizio di leva, una generazione di élite politiche ha arruolato altri per combattere le proprie guerre. “Il servizio nazionale deve essere un dovere universale.”

La fine del pacifismo tedesco e giapponese

Il disarmo postbellico di Germania e Giappone, sostiene il manifesto, è stato un errore — un’eccessiva correzione che ha contribuito all’invasione russa dell’Ucraina e indebolito l’Occidente. È tempo che queste nazioni tornino a essere potenze militari a pieno titolo.

Le culture inferiori

Il punto che ha generato più scandalo: “Alcune culture hanno prodotto avanzamenti vitali; altre rimangono disfunzionali e regressive.” E ancora: alcune culture sono “mediocri, e peggio, regressive e dannose”.

Non vengono fatti nomi. Non è necessario: il contesto ideologico è inequivocabile. Il manifesto chiede agli Stati Uniti di abbandonare il “pluralismo vacuo e vuoto” e costruire una cultura nazionale coesa per la “sopravvivenza e coesione del Paese”.

La fine dell’inclusività

Karp attacca quella che chiama la “superficiale tentazione di un pluralismo vacuo”. Silicon Valley deve smettere di inseguire l’inclusività. Palantir, ha dichiarato in novembre, è “la prima azienda completamente anti-woke”.

Il ritorno della religione nella vita pubblica

Il manifesto invoca il recupero della religione come collante sociale e identitario. Insieme alla lingua comune, al servizio militare e a una stampa libera, la religione viene indicata come pilastro della nazione che “è stata quasi completamente smantellata”.

Non è difficile riconoscere in questi elementi il progetto culturale della destra nazionalista americana — e non solo americana.

Tecnofascismo o realpolitik digitale?

La parola “tecnofascismo” è stata usata da Mark Coeckelbergh, professore di filosofia della tecnologia all’Università di Vienna, in risposta diretta al manifesto di Karp. Non è stata usata come insulto, ma come categoria analitica.

Vale la pena capire perché.

Quando il potere smette di nascondersi

Per decenni Palantir ha operato nell’ombra. Contratti classificati, architettura opaca, CEO che rilasciava interviste rare e criptiche. Era un potere occulto nel senso più letterale: nascosto, non dichiarato, negabile.

Il manifesto del 2026 segna un cambio di paradigma radicale. Palantir non si nasconde più. Dichiara apertamente la propria ideologia: nazionalismo, potere militare, gerarchia culturale, fine del liberalismo pluralista. Lo fa con 32 milioni di visualizzazioni. Lo fa mentre ha contratti attivi con i governi di mezzo mondo.

Questo passaggio da potere occulto a potere dichiarato non è una liberalizzazione. È qualcosa di più pericoloso: è la normalizzazione. Quando un’azienda che gestisce le infrastrutture decisionali di eserciti e governi pubblica un manifesto che celebra l’hard power e classifica le culture per valore, non è filosofia. È politica industriale.

Il controllo dell’infrastruttura come controllo del potere

Parliamo di un’azienda che ha accesso ai dati sanitari di milioni di britannici, che guida le operazioni di targeting dell’esercito americano, che profila immigrati per ICE, che costruisce liste di obiettivi per l’esercito israeliano, che è profondamente integrata nel Ministero della Difesa italiano e in strutture NATO.

Chi controlla l’infrastruttura decisionale controlla il potere. Non metaforicamente: concretamente. Le decisioni che Gotham suggerisce diventano operazioni militari. I profili che Foundry costruisce diventano politiche di espulsione. I target che AIP identifica diventano obiettivi da colpire.

In questo senso, Palantir non è un fornitore di servizi. È un attore politico con capacità operative superiori a quelle di molti Stati.

Il paradosso del liberal con le armi

Alex Karp si definisce democratico. Ha un dottorato in teoria sociale neoclassica alla Goethe University di Francoforte. Ha passato buona parte della sua vita adulta in Germania. Eppure guida l’azienda che più di ogni altra ha contribuito a rendere operativa l’intelligenza artificiale militare americana.

Questo paradosso — l’intellettuale europeo che costruisce la macchina da guerra americana — non è accidentale. È strutturale. Palantir ha sempre avuto bisogno di una patina di sofisticazione culturale per risultare accettabile. Il volto di Karp, il vocabolario hegeliano, le citazioni filosofiche: tutto contribuisce a far sembrare Palantir diversa da Lockheed Martin o Raytheon. Ma il business è lo stesso.

Cosa dice a noi europei

L’Europa è già dentro questo sistema. Il NHS britannico ha firmato. Il Ministero della Difesa italiano ha firmato. La NATO ha firmato. Airbus ha firmato. Ferrari ha firmato.

Quando l’Italia — o qualsiasi altro paese europeo — porta Palantir dentro le proprie infrastrutture critiche, non acquista solo un software: importa una visione del mondo. Accetta una dipendenza tecnologica che ha conseguenze politiche. E finanzia un’azienda che ora dice apertamente di credere nella superiorità di alcune culture, nell’utilità delle armi AI, nella fine del pluralismo.

La Pubblica Amministrazione italiana e le istituzioni europee hanno regole sempre più stringenti sulla sovranità digitale, sull’AI Act, sulla protezione dei dati. Ma queste regole si applicano ai contratti già firmati? Alle piattaforme già integrate? Ai dati già condivisi?

La domanda che non possiamo non porci

C’è una scena che mi torna in mente pensando a Palantir. Nel Signore degli Anelli, Denethor — il sovrintendente di Gondor — usa il palantír per osservare le mosse di Sauron. Ma Sauron è più potente: riesce a controllare cosa Denethor vede attraverso la pietra. Gli mostra le visioni che vuole mostrargli. Denethor crede di avere informazioni, ma ha solo le informazioni che Sauron ha scelto di fornirgli.

Quando un ente pubblico — un ministero, un comune, un ospedale — porta Palantir nella propria infrastruttura decisionale, chi è Denethor e chi è Sauron?

Non è una domanda retorica. È la domanda più concreta che i decisori pubblici europei dovrebbero porsi prima di firmare il prossimo contratto.

Palantir ha smesso di nascondersi. Forse è il momento che anche noi smettiamo di far finta di non aver capito.

Nota

I dati finanziari fanno riferimento ai risultati Q3 2025 e ai contratti pubblicamente annunciati fino ad aprile 2026. Il manifesto citato è il post pubblicato sull’account X di Palantir Technologies il 20 aprile 2026.

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