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La Cina riprende agli Usa lo scettro dei supercomputer



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La nuova classifica Top500 rimette Pechino al primo posto nel calcolo ad alte prestazioni: LineShine, installato a Shenzhen, supera l’americano El Capitan. Il sorpasso pesa oltre la tecnologia: riguarda filiere dei chip, sicurezza nazionale, investimenti pubblici e il nuovo equilibrio tra Stati Uniti, Cina ed Europa

Pubblicato il 24 giu 2026



supercomputer cinese LineShine
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La Cina torna al vertice del calcolo ad alte prestazioni con un risultato che ha un valore tecnico, industriale e geopolitico insieme. Nella 67ª edizione della Top500, presentata il 23 giugno 2026 alla conferenza ISC di Amburgo, il sistema cinese LineShine, installato al National Supercomputing Centre di Shenzhen, ha debuttato al primo posto con 2,198 exaflop sul benchmark HPL.

Il dato supera di oltre il 20 per cento El Capitan del Lawrence Livermore National Laboratory, fermo a 1,809 exaflop, e segna il primo ritorno della Cina in cima alla classifica dal 2017. Il Wall Street Journal legge il sorpasso come un passaggio simbolico nella competizione tecnologica tra Pechino e Washington.

Il dato che cambia la classifica globale

La novità non è solo il cambio al primo posto. La Top500 certifica che oggi esistono cinque sistemi pubblicamente confermati oltre la soglia dell’exascale, cioè oltre un miliardo di miliardi di operazioni al secondo sul test Linpack. Dopo LineShine ci sono tre macchine statunitensi — El Capitan, Frontier e Aurora — e al quinto posto JUPITER Booster, sistema europeo ospitato al centro di ricerca di Jülich, in Germania.

Nella top ten entra anche l’Italia con hpc7 di Eni, sesto con 571,5 petaflop, mentre hpc6 scende all’ottavo posto. Il baricentro del supercalcolo resta quindi concentrato fra Stati Uniti, Cina ed Europa, con un ruolo crescente dell’Italia nella fascia alta della classifica.

RankSystemSiteCountryHPL (Exaflop/s)
1LineShineNational Supercomputer Center, ShenzhenChina2.198
2El CapitanLawrence Livermore National LaboratoryUnited States1.809
3FrontierOak Ridge National LaboratoryUnited States1.353
4AuroraArgonne National LaboratoryUnited States1.012
5JUPITER BoosterJülich Supercomputing CentreGermany1.000
6Hpc7Green Data Center di Ferrera ErbognoneItaly571

Perché LineShine conta più del record

Il tratto che rende LineShine politicamente rilevante è l’architettura. Secondo Top500, il sistema usa una piattaforma proprietaria cinese, processori LX2 a 304 core, interconnessione LingQi e sistema operativo Kylin. Il benchmark pubblicato indica anche che è il primo sistema della Top500 a superare i due exaflop di prestazione sostenuta in doppia precisione con una configurazione basata solo su Cpu, senza acceleratori dedicati di tipo Gpu.

La lettura che emerge è: Pechino ha mostrato di poter costruire una macchina di vertice con componenti sviluppati in casa, in un settore che Washington considera sensibile per la sicurezza nazionale.

La partita non è soltanto scientifica

I supercomputer servono alla simulazione climatica, alla fisica dei materiali, alla genomica, alla progettazione industriale e alla difesa. Il Lawrence Livermore National Laboratory presenta El Capitan come il primo sistema exascale dedicato alla sicurezza nazionale americana, sviluppato con HPE e AMD nell’ambito del programma della National Nuclear Security Administration. Lo stesso laboratorio ha ricordato nel 2025 che El Capitan era arrivato a 1,809 exaflop verificati sul benchmark HPL.

Quando il primato passa da un laboratorio statunitense a un centro cinese, il significato non resta confinato alla comunità scientifica: tocca la capacità di simulare sistemi complessi, addestrare modelli e sostenere filiere strategiche.

Il nodo dei controlli americani sui chip

Il sorpasso arriva dopo anni di irrigidimento dei controlli americani verso la Cina su semiconduttori avanzati e supercalcolo. Il Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio ricorda che il 7 ottobre 2022 Washington ha introdotto restrizioni su advanced computing e tecnologie per la manifattura dei semiconduttori, aggiornate poi il 17 ottobre 2023. Nella documentazione ufficiale, gli Stati Uniti spiegano che quelle misure mantengono gli obblighi di licenza per la Cina e rafforzano i parametri con cui vengono bloccati i chip avanzati, oltre ad ampliare i controlli contro l’elusione.

Nel dicembre 2024 il BIS ha poi annunciato ulteriori restrizioni per limitare la capacità cinese di produrre semiconduttori avanzati destinati anche a usi militari. (Fonte: Bureau of Industry and Security)

La risposta di Pechino: filiera interna

È dentro questo quadro che il risultato di Shenzhen assume il suo peso economico. Se un sistema di vertice viene costruito con processori, memoria, rete e raffreddamento domestici, come riportato da diversi resoconti usciti dopo la classifica, la strategia di sostituzione tecnologica cinese appare più avanti del previsto. Il punto non è soltanto evitare sanzioni o licenze americane. Il punto è ridurre la dipendenza dall’hardware estero in un segmento in cui la disponibilità di chip, interconnessioni, software di sistema e competenze ingegneristiche decide sia la competitività industriale sia il margine strategico di uno Stato.

Un primato con alcuni limiti da leggere bene

Il numero uno della Top500 non chiude però tutta la discussione sulla potenza di calcolo utile per l’intelligenza artificiale. La classifica si basa sul benchmark HPL, che misura soprattutto prestazioni in calcolo scientifico tradizionale.

Nello stesso comunicato, Top500 segnala che LineShine ottiene 7,92 exaflop nel test HPL-MxP a precisione mista, con un incremento di 3,6 volte rispetto al punteggio HPL. È un risultato elevato, ma che suggerisce un profilo meno specializzato per il training ai bassi livelli di precisione rispetto a molte architetture basate su Gpu. In altre parole, LineShine è oggi la macchina pubblicamente classificata più veloce sul benchmark di riferimento, ma non coincide automaticamente con il sistema più efficace in ogni carico di lavoro legato all’AI generativa.

Gli Stati Uniti mantengono profondità industriale

Il sorpasso cinese non cancella il vantaggio di scala americano. Nella fascia exascale, gli Stati Uniti piazzano tre sistemi fra i primi quattro: El Capitan, Frontier e Aurora. Top500 sottolinea che la nuova lista continua a mostrare una forte profondità statunitense nel supercalcolo.

El Capitan è costruito su architettura HPE Cray EX255a con cpu AMD EPYC di quarta generazione e acceleratori AMD Instinct MI300A; Frontier e Aurora restano due infrastrutture cruciali per la ricerca pubblica americana. Il dato politico è quindi duplice: la Cina conquista il simbolo del primo posto, ma gli Stati Uniti conservano un ecosistema molto più denso di centri, fornitori e laboratori.

L’Europa prova a ritagliarsi uno spazio

L’altra notizia di queste settimane riguarda l’Europa. EuroHPC aveva già annunciato nel novembre 2025 che JUPITER era diventato il primo supercomputer europeo a superare la soglia dell’exascale. Nella lista di giugno 2026 JUPITER Booster è quinto con 1,000 exaflop, mentre l’Italia rafforza la propria presenza con hpc7 di Eni. In parallelo, la Commissione europea ha aggiornato il quadro regolatorio di EuroHPC per sostenere le AI gigafactory, strutture che dovranno mettere insieme oltre 100 mila processori avanzati per applicazioni di intelligenza artificiale.

Bruxelles sta cercando di collegare supercalcolo, sovranità digitale e politica industriale, nel tentativo di non restare schiacciata tra il modello americano dominato dalle grandi piattaforme e quello cinese sostenuto dallo Stato.

Il caso italiano: non solo presenza, ma scala

Per l’Italia il passaggio non è marginale. Eni indica che hpc7, completato e messo in esercizio nel giugno 2026 nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, aumenta in modo significativo la capacità del gruppo; sul sito italiano la società aggiunge che la combinazione con hpc6 consente di superare la scala exascale. Nel linguaggio industriale questo significa due cose: la prima è la disponibilità di capacità di calcolo per geoscienze, simulazioni e modelli energetici; la seconda è che il Paese conserva un presidio competitivo in un’infrastruttura che ormai serve tanto l’energia quanto l’AI e la manifattura avanzata. È un vantaggio importante, anche se ancora lontano dalla massa critica di Stati Uniti e Cina.

Costi energetici e sostenibilità restano il conto da pagare

La corsa ai supercomputer ha anche un costo materiale. Top500 stima che LineShine assorba circa 42,2 megawatt, mentre El Capitan viene accreditato di un’efficienza superiore in gigaflop per watt. La domanda economica è ormai inevitabile: quanto vale, in termini di bolletta energetica, raffreddamento, rete e continuità elettrica, mantenere il passo nell’exascale? La Commissione europea, nel promuovere le AI gigafactory, insiste non a caso su capacità energetica, supply chain affidabili, networking avanzato ed efficienza. I supercomputer non sono più soltanto infrastrutture scientifiche: sono grandi impianti industriali che richiedono energia stabile, capitale fisso e pianificazione pubblica.

Che cosa dice davvero questo sorpasso

Il risultato di Shenzhen non va letto come un verdetto definitivo su chi abbia “vinto” la guerra tecnologica. Dice però tre cose precise. La prima: i controlli americani non hanno impedito alla Cina di costruire un sistema di frontiera. La seconda: gli Stati Uniti restano centrali nella profondità del settore, nei laboratori e nei fornitori chiave. La terza: l’Europa prova a entrare nella partita con una politica industriale più esplicita, e l’Italia oggi ha un ruolo più visibile di quanto avesse pochi anni fa.

Nel breve periodo il record di LineShine sposta il simbolo del primato. Nel medio periodo conterà di più un altro dato: chi saprà trasformare questa potenza di calcolo in capacità produttiva, autonomia nelle filiere e applicazioni industriali ad alto valore.

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