Parto da un dato di fatto: l’intelligenza artificiale ha già trasformato e cambia, in profondità e con moto continuo, il modo in cui le organizzazioni complesse operano, prendono decisioni e interagiscono con la società.
Se l’intelligenza artificiale pone delle sfide, a noi “umanità” resta la responsabilità di vincerle. E questo soprattutto nel campo dell’etica, che con l’AI deve procedere insieme, perché sono entrambe protagoniste della rivoluzione industriale profonda e pervasiva che stiamo affrontando. Da imprenditrice del settore dell’innovazione digitale sulla frontiera dell’AI, lo considero un elemento imprescindibile.
La dignità umana, la privacy, la tutela dei dati sensibili, il rispetto dei diritti e dei valori basilari della nostra cultura vanno sempre salvaguardati, ed in particolare chi di noi opera nella produzione e nella implementazione della tecnologia deve considerarli fondamentali.
Per questo, la sovranità digitale italiana ed europea è un obiettivo da perseguire con forza, seguendo la nostra idea di innovazione e visione, in modo non autarchico ma pienamente consapevole.
Indice degli argomenti:
Il ruolo della certificazione ISO/IEC 42001.
In questo “scenario liquido” – per citare un concetto espresso dal sociologo Zygmunt Bauman – la certificazione ISO/IEC 42001 prova a mettere ordine, elencando uno standard di comportamenti, valori tecnici e cultura organizzativa. Quest’ultima, tra tutte, vuole delineare modelli di governance moderne e identificare processi per la gestione del rischio implementando nel ragionamento criteri etici e verificabili.
L’etica richiama gli attori impegnati nella certificazione ad assicurare il maggiore sforzo di applicazione. La vera efficacia della ISO/IEC 42001 dipende, infatti, dalla volontà dell’organizzazione di applicarne concretamente i principi, investendo in competenze, formazione e miglioramento continuo.
In questo senso, il riconoscimento dei processi rappresenta soprattutto un impegno verso una gestione consapevole e responsabile dell’innovazione capace di contemperare all’avanzamento tecnologico il presidio costante dell’essere umano.
Perché la norma ISO/IEC 42001 è importante
Uno degli aspetti più incisivi della ISO/IEC 42001 riguarda la gestione dell’imprevisto. I sistemi di intelligenza artificiale, infatti, possono generare conseguenze non prevedibili: discriminazioni algoritmiche, errori decisionali, utilizzi impropri dei dati o mancanza di trasparenza nei processi automatizzati.
La certificazione impegna le diverse organizzazioni a identificare, monitorare e mitigare queste criticità attraverso procedure documentate e controlli continui.
Ciò significa adottare un approccio preventivo, nel quale la tecnologia non viene lasciata agire in modo incontrollato, ma supervisionata, da strutture, team e comitati di governance capaci di valutarne l’impatto sociale, economico e giuridico.
ISO/IEC 42001 e AI Act dell’Unione Europea
Tra tutte le normative internazionali che provano a regolare l’intelligenza artificiale, l’AI Act dell’Unione Europea merita una menzione di rilievo. L’azione comunitaria segna l’inizio di una fase regolatoria nella quale sono le aziende a dover dimostrare conformità, trasparenza e accountability nell’uso dell’AI.
Parliamo di AI Act insieme alla ISO/IEC 42001 perché il rapporto tra le due normative è quello tra obiettivo e strumento. La certificazione, infatti, fornisce un supporto concreto per adeguarsi ai nuovi obblighi normativi attraverso la promozione di strumenti mirati (quali, ad esempio, audit, documentazione e processi standardizzati) che permettono alle organizzazioni di dimostrare di saper adottare pratiche responsabili e coerenti con le aspettative delle autorità e del mercato.
Tutti i mercati possono avere utilità nello sforzo di ottenere questa certificazione. Tra questi, per citarne alcuni: il settore della sanità e dei trasporti; la gestione delle risorse idriche; lo spazio; la cybersecurity.
La ISO è uno standard comune che si applica a tutto il mercato
La forza della ISO è quella di costituire un linguaggio comune di fiducia per un mercato che è frammentato da approcci proprietari e dichiarazioni di “AI etica”, spesso autoreferenziali. Non basta più così dichiararsi soggetti virtuosi. Serve seguire una normativa tecnica e di buon senso, e la ISO/IEC 42001 introduce a tal fine un framework verificabile da terze parti, portando così a un vantaggio per il consumatore finale ma anche per le organizzazioni, perché significa poter dimostrare — non solo affermare — che i propri sistemi di AI sono sviluppati e gestiti secondo criteri riconosciuti a livello globale.
Le criticità della ISO/IEC42001
Certo, dobbiamo ammetterlo, qualche elemento di debolezza la certificazione lo presenta. Così come, qualche elemento di miglioria auspicabile è anche nell’AI Act europeo. La strada è lunga ma l’importante è partire su pilastri solidi e condivisi. Tornando alla ISO, possiamo definirla come un punto di partenza innovativo, utile, voluto e aspettato da tempo, che stabilisce requisiti di processo. Ma la mancanza di standard tecnici vincolanti sulle prestazioni dei modelli potrebbe, a lungo andare, non essere sufficiente a garantire che un sistema di AI sia “buono” in senso assoluto. È una codificazione che prima mancava e che è ora utile avere.
L’enciclica di Papa Leone XIV: come cambierà il mercato del lavoro
In questo scenario, l’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV fornisce una chiave di lettura realistica e di estremo valore sul rapporto tra AI, etica e mercato del lavoro. I possibili contraccolpi dell’AI su questo punto sono un tema ampiamente dibattuto e che richiede scelte urgenti. Il valore generato dalla AI deve restare patrimonio delle nostre economie e delle persone. Credo non si debba aver paura, ma governare consapevolmente il cambiamento. D’altro canto, noi aziende del digitale, dobbiamo gestire con consapevolezza e responsabilità questo passaggio delicato, dando risposte efficaci e concrete.
In primis dimostrando la capacità di creare piattaforme e modelli efficaci, impostati nativamente sul contesto etico e culturale e nel quadro regolatorio che meglio ci rappresenta.
È inoltre fondamentale imparare ad usare l’AI come alleata per l’efficientamento e il miglioramento del nostro lavoro.
Lavorare meglio facendo dell’etica un elemento imprescindibile per una AI umana, credo non sia una utopia ma frutto di scelte. L’AI è una grande innovazione che nasce dall’ingegno umano, ma come tutte le tecnologie molto potenti sta a noi declinarla per il miglioramento delle nostre vite, in un’accezione di utilità e non di antagonismo alla dignità e al valore dell’umanità”.
A non poter mai mancare è l’elemento umano, perché l’AI – come diceva il padre dell’intelligenza artificiale John McCarthy – richiede chiarezza concettuale prima di potenza computazionale. Serve avere fiducia digitale, oltre che fiducia nel digitale.






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