scenari

India al centro dell’AI globale: miliardi di investimenti e sfida alla leadership mondiale



Indirizzo copiato

Dall’AI Impact Summit il Paese dimostra che vuole attrarre investimenti e consolidarsi come hub globale dell’intelligenza artificiale. Big Tech, fondi miliardari e governi annunciano nuove partnership, data center e modelli linguistici multilingue. Nuova Delhi punta a oltre 200 miliardi di dollari in infrastrutture AI nei prossimi due anni, tra ambizioni industriali e sfide energetiche

Pubblicato il 23 feb 2026



AI India Impact Summit

L’India punta con decisione a diventare uno dei principali poli mondiali dell’intelligenza artificiale. Con questo obiettivo ha ospitato l’AI Impact Summit, evento di quattro giorni che si è concluso il 20 febbraio e ha riunito dirigenti dei maggiori laboratori AI e colossi tecnologici come OpenAI, Anthropic, Nvidia, Microsoft, Google e Cloudflare, oltre a capi di Stato e leader industriali.

Tra i presenti figurano l’amministratore delegato di Alphabet Sundar Pichai, il CEO di OpenAI Sam Altman, il CEO di Anthropic Dario Amodei, il presidente di Reliance Mukesh Ambani e il CEO di Google DeepMind Demis Hassabis.

AI impact summit India

Fondi pubblici e mega-investimenti privati

Nuova Delhi ha annunciato lo stanziamento di 1,1 miliardi di dollari per un fondo di venture capital sostenuto dallo Stato, destinato a startup AI e manifattura avanzata. Il ministro della Tecnologia Ashwini Vaishnaw ha dichiarato che l’India punta ad attrarre oltre 200 miliardi di dollari in infrastrutture AI nei prossimi due anni.

Il conglomerato Adani Group ha annunciato un piano da 100 miliardi di dollari per costruire data center alimentati da energie rinnovabili entro il 2035, investimento che potrebbe generare ulteriori 150 miliardi in settori collegati come produzione di server e cloud sovrani.

Parallelamente, OpenAI aprirà due nuovi uffici a Bengaluru e Mumbai e collaborerà con il gruppo Tata per implementare 100 megawatt di capacità di calcolo, con l’obiettivo di raggiungere 1 gigawatt.


Startup e infrastrutture: la corsa ai GPU

La startup indiana Neysa ha raccolto 600 milioni di dollari in equity guidati da Blackstone e prevede altri 600 milioni in debito per installare oltre 20mila GPU. La bengalurese C2i ha ottenuto 15 milioni in Serie A per soluzioni energetiche dedicate ai data center.

Sul fronte hardware, AMD collaborerà con Tata Consultancy Services per sviluppare infrastrutture AI rack-scale basate sulla piattaforma “Helios”.

Un consorzio che coinvolge G42 e Cerebras realizzerà un supercomputer da 8 exaflops in India, con la partecipazione della Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence e del C-DAC indiano.


L’India, superpotenza degli utenti AI

Secondo Sam Altman, l’India conta oltre 100 milioni di utenti settimanali attivi su ChatGPT, seconda solo agli Stati Uniti. Gli utenti tra i 18 e i 24 anni rappresentano quasi il 50% dell’utilizzo nel Paese, che guida anche per numero di studenti attivi sulla piattaforma.

Anthropic aprirà il suo primo ufficio indiano a Bengaluru e ha stretto una partnership con Infosys per implementare i modelli Claude nelle imprese, a partire dal settore telecomunicazioni.

Intanto, BharatGen, consorzio sostenuto dal governo, ha lanciato Param 2, modello da 17 miliardi di parametri operativo in 22 lingue, mentre la startup Sarvam ha presentato nuovi modelli open source e il concorrente locale di ChatGPT, Indus.


Energia, lavoro e controversie

Non mancano le polemiche. A margine del summit, Sam Altman ha definito “totalmente false” le preoccupazioni sul consumo idrico dell’AI, pur riconoscendo criticità nei sistemi di raffreddamento evaporativo dei data center. Ha inoltre sostenuto che il dibattito sul consumo energetico di ChatGPT sia “ingiusto”, paragonando l’energia necessaria per addestrare un modello a quella richiesta per “formare un essere umano”.

Più drastico Vinod Khosla, fondatore di Khosla Ventures, secondo cui settori come IT services e BPO potrebbero quasi scomparire entro cinque anni a causa dell’automazione AI.


Diplomazia tecnologica e nuove alleanze

Oltre 88 Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e Russia, hanno firmato la Dichiarazione di Nuova Delhi per promuovere un uso sociale ed economico responsabile dell’AI.

L’India ha inoltre aderito al gruppo Pax Silica, guidato dagli Stati Uniti, per garantire una filiera stabile dei materiali necessari alle infrastrutture AI, insieme a Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Qatar, Giappone, Israele, Corea del Sud e Australia.

Con investimenti miliardari, alleanze strategiche e una base utenti in rapida crescita, l’India si candida così a diventare uno dei principali epicentri globali della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

AI Impact Summit India, luci e ombre

L’AI Impact Summit India ha mostrato con chiarezza l’ambizione del Paese di trasformarsi in una superpotenza dell’intelligenza artificiale. La presenza di leader come Sam Altman, Sundar Pichai e Narendra Modi ha conferito all’evento un peso geopolitico e industriale indiscutibile. Tuttavia, oltre l’entusiasmo e i numeri miliardari, emergono luci e ombre.

Ambizione industriale, ma forte dipendenza esterna

Gli annunci su investimenti infrastrutturali, data center e GPU delineano una strategia aggressiva per attrarre capitali e consolidare un ecosistema nazionale. L’apertura di nuovi uffici da parte di OpenAI e Anthropic segnala la centralità del mercato indiano.

Tuttavia, gran parte dell’innovazione resta nelle mani di aziende straniere. L’India appare ancora più come un enorme mercato di utenti e un hub infrastrutturale che come un vero centro proprietario di tecnologie di frontiera. I modelli open source locali rappresentano un passo avanti, ma la leadership tecnologica rimane concentrata negli Stati Uniti.

Lavoro e impatto sociale: il grande nodo

Le dichiarazioni di Vinod Khosla sulla possibile scomparsa quasi totale dei servizi IT e BPO entro cinque anni sollevano interrogativi seri. L’India ha costruito una parte consistente della propria crescita economica proprio su questi settori. Una trasformazione così rapida rischia di creare tensioni occupazionali significative, soprattutto tra i giovani.

Al tempo stesso, l’enorme adozione di ChatGPT tra i 18-24enni mostra un capitale umano pronto ad adattarsi. Ma l’adattamento non è automatico: serviranno politiche di riqualificazione su larga scala, altrimenti la promessa dell’AI potrebbe amplificare le disuguaglianze.

Energia, ambiente e retorica tecnologica

Le rassicurazioni di Sam Altman sui consumi energetici appaiono in parte riduttive. È vero che l’innovazione tecnologica tende a migliorare l’efficienza nel tempo, ma minimizzare il tema rischia di indebolire la credibilità del settore. La sostenibilità dei mega data center annunciati sarà una delle prove decisive per la strategia indiana.

Diplomazia dell’AI: opportunità o equilibrio fragile?

La firma della Dichiarazione di Nuova Delhi da parte di oltre 88 Paesi dimostra la volontà dell’India di porsi come mediatore globale sull’AI. È un successo diplomatico, ma il contesto geopolitico resta complesso: collaborare contemporaneamente con Stati Uniti, Cina e Russia richiederà un equilibrio delicato.


Conclusione

L’AI Impact Summit India è stato un potente segnale politico ed economico: l’India non vuole essere spettatrice della rivoluzione AI, ma protagonista. Tuttavia, la vera misura del successo non sarà la quantità di miliardi annunciati, bensì la capacità di trasformare investimenti e entusiasmo in innovazione autonoma, occupazione qualificata e sostenibilità di lungo periodo.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x