Secondo la ricerca EUROSTAT 2026, a proposito di donne nella scienza e nella tecnologia nella UE, sono sempre di più le donne che lavorano nella scienza e nell’ingegneria. I numeri mostrano un aumento costante: dai 3,4 milioni nel 2008, passando per i 5,2 nel 2014, fino a 7,9 milioni di donne occupate in materie scientifiche e ingegneristiche nel 2024.
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STEM in Italia: tra risultati e stereotipi
L’Italia si colloca nella Top 10 dell’UE per quota di donne laureate in STEM e Life Sciences, arrivando al 40% del totale. Ma…. ecco altri dati e considerazioni di cornice: secondo una ricerca presentata da Alessandra Ghisleri di Euromedia Research con Fondazione Marisa Bellisario, il 56% degli italiani non conosce il termine STEM (acronimo di Science, Technology, Engineering, Mathematics).
Gli stereotipi persistono perché quasi il 14% degli intervistati nella stessa indagine ritiene che le donne siano biologicamente meno portate per le discipline scientifiche e il divario di genere nelle lauree pure continua perché in Italia la percentuale di donne laureate in materie STEM è significativamente inferiore rispetto a quella degli uomini (nel 2024, 16,5% tra le donne vs 38,1% tra gli uomini nella fascia 25-34 anni).
I dati annoiano? Forse sì, ma indicano la realtà e in questo caso le contraddizioni di uno scenario complesso dove però spiccano sempre più donne per innovazione e conoscenze d’avanguardia che fanno impresa, oggi e guardando al futuro.
Una storia lunga e complessa tra donne e scienza
Il rapporto tra donne e scienza è antico, spesso pericoloso, sempre coraggioso: parte da En Hedu’Anna, una sacerdotessa astronoma babilonese, passa per Ipazia uccisa per essere una donna con i saperi, supera i roghi del medioevo e le torture dell’inquisizione per donne di conoscenza, arriva a metà dell’Ottocento con lavori in fabbrica, convive pure nel Novecento con il peso dell’effetto Matilda che cancella, nega o minimizza i risultati scientifici delle donne (effetto osservato per prima appunto da Matilda Joslin Gage a fine Ottocento).
E con un salto nel tempo arriviamo alla prova – tra le tante – fornita nel 2019 dall’Università di Cambridge di come sia indotta culturalmente nelle bambine l’ansia da matematica fin dai sei anni di età. La cultura dominante intrisa di patriarcato continua purtroppo a far danni e pare pure per parecchio tempo a venire.
Il gender gap che persiste
Infatti, da questo quadro è evidente che il gender gap persiste, anzi secondo il Global Gender Gap Report 2025 con questo ritmo saranno necessari ancora ben 123 anni per raggiungere la piena parità, fattore che invece costituisce una forza chiave per l’innovazione e per lo sviluppo economico. Per fortuna, qualcosa con flusso seppure incostante comunque si muove e, soprattutto, si muovono le donne.
Donne, AI e impatto economico
Quindi arriviamo al punto: quale è il rapporto tra donne, intelligenza artificiale in generale e in chiave di business? Intanto è da sottolineare che, se le donne lavorassero per esempio nel digitale con la stessa percentuale degli uomini, il PIL europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi di euro l’anno. E poi a proposito di business le aziende con più donne ai posti di comando ottengono redditività e utili maggiori. Non è sufficiente?
L’intelligenza artificiale non è neutra
L’intelligenza artificiale è un prodotto del lavoro umano, ma l’AI non è neutra!
Se la maggioranza dei programmatori è maschio questo è un problema perché le discriminazioni nel gioco degli algoritmi e delle loro associazioni non fanno altro che riproporre i bias cognitivi anche inconsci presenti nelle menti di chi programma (Joanna Bryson, docente di Computing all’università di Bath, fa notare che solo il 4 per cento dei programmatori è costituito da donne e che l’unico modo per vincere questa battaglia è portare sempre più donne nel ruolo di programmatrici). E basta osservare che durante colloqui di lavoro virtuali l’intelligenza artificiale mostra tutti i suoi pregiudizi contro le donne (vedi Not For Her, un’installazione interattiva creata dal Politecnico di Milano che simula colloqui di selezione gestiti dall’intelligenza artificiale e grazie alla quale è stato possibile fotografare la discriminazione attivata dagli algoritmi).
Formazione STEM e ruolo delle donne nella tecnologia
Le donne possono, e con passione e competenza, prendere in mano l’AI e governare gli algoritmi. È decisivo per la parità di genere, per una inclusione che si dimostra tra l’altro a vantaggio non solo delle donne ma dello sviluppo d’impresa e della società tutta. Investire nella formazione e nel rendere attrattive STEM come discipline di studio e come ambiti di lavoro con credibili sviluppi di carriera e riconoscimento è imperativo anche d’impresa, che lamenta carenze drammatiche di profili e competenze in questi settori.

Start up femminili che innovano con l’AI
Molte donne oltre i pregiudizi si impegnano in business di successo utilizzando l’AI con logica che combina visione imprenditoriale, gestione d’impresa e bene comune. Qualche esempio.
Quantum Ket è stata co-fondata da Noemi Ferrari, fisica nucleare, per l’utilizzo dei fenomeni quantistici per sviluppare tecnologie innovative in vari settori, tra cui il calcolo quantistico, la comunicazione e la sensoristica. Praticamente combina intelligenza artificiale e fisica quantistica per offrire soluzioni avanzate in settori come difesa, sicurezza, cybersecurity. Queste tecnologie quantistiche (QT), rivoluzionano vari settori industriali e hanno un impatto significativo sulla sicurezza delle informazioni e sulla potenza computazionale globale.
Altro settore: Zeroimpact, con la mission di ridurre l’impatto ambientale della distribuzione pasti attraverso la tecnologia, è una start up che rende la consegna di cibo un’esperienza sostenibile e digitale grazie alla tecnologia installata al suo interno. È stata co-fondata da Irene Simone.
Ci spostiamo nel campo medico con Dally, start up di Anna Balestra, ingegnera informatica, e di suo fratello Arnaudo, atleta mezzofondo, che con uso della AI elabora terapie digitali per malattie croniche come il diabete per la gestione quotidiana della terapia. E nell’ambito della transizione green ecco Alessandra Accogli, co founder e ceo di Sinergy Flow, impresa che con l’intelligenza artificiale e lo zolfo sviluppa batterie innovative per l’accumulo di energia a lunga durata.
Queste e altre sono donne in business con l’AI, tra l’altro selezionate e vincitrici con altre imprenditrici nelle edizioni 2024 e 2025 il premio Fattore B, il riconoscimento alle start up femminili innovative ideato nel 2021 dalla Fondazione Marisa Bellisario.
Verso un futuro più inclusivo e sostenibile
Imprenditrici e scienziate, dunque, stanno rompendo vecchi schemi, pregiudizi e stereotipi discriminatori, cambiano le regole di un gioco che fino a poco tempo fa ha visto protagonisti solo occhi e approcci maschili.
Ma per produrre innovazione, creatività e visione prospettica servono sguardi plurali e approcci olistici che sappiano affrontare la complessità in cui siamo immersi con importanti competenze hard e soft, con coraggio, tenacia e la determinazione a scardinare quella cultura che produce per esempio nelle donne la paura di essere visibili e forme di boicottaggi anche inconsapevoli e negli uomini la paura a rendere visibili le donne, accettando di convivere con le loro capacità e competenze, valorizzarle, dato che possono essere anche migliori delle loro.
Paure che nascono per motivi differenti, e si esprimono in tanti modi, ma che hanno in comune radici culturali e educative ancorate a pregiudizi che possono essere rinforzati oppure abbattuti.
Serve diffondere modelli di ruolo positivi in cui è possibile identificarsi immaginando sé stesse come scienziate, non solo imprenditrici, di domani. Dipende da ognuna e ognuno di noi il futuro delle donne in business anche con l’AI. E se pure le donne volano in business con l’AI voliamo tutti, non solo le imprese, verso un futuro migliore e sostenibile.
Sempre che si diffondano regole di saggezza umana per la gestione della AI, come richiedono sempre più scienziati, molti dei quali hanno contribuito a crearla e alla sua evoluzione.







