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Dati non strutturati: come estrarre valore dal patrimonio informativo aziendale



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I dati non strutturati rappresentano una parte cruciale del patrimonio informativo aziendale, ma restano spesso fuori dai processi decisionali. Organizzarli con metadati, data lake, NLP, visione artificiale e tecnologie RAG significa renderli accessibili, sicuri e utilizzabili per migliorare efficienza e strategia

Pubblicato il 23 lug 2026

Giovanni Masi

Computer science engineer



dati non strutturati
Foto: Osborne Clark




La conoscenza più preziosa di un’impresa raramente si presenta in righe e colonne. Vive nei contratti, nelle email, nei PDF, nelle registrazioni delle chiamate, nei ticket di assistenza, nelle immagini tecniche, nei video di ispezione e nei manuali aggiornati nel tempo da reparti diversi. È lì che spesso emergono problemi ricorrenti, segnali deboli, preferenze dei clienti e dettagli operativi che i database tradizionali non riescono a catturare. I dati non strutturati sono informazioni prive di uno schema rigido predefinito. IBM li descrive come contenuti che non si adattano facilmente a righe e colonne e include tra gli esempi documenti, immagini, audio, post social e comunicazioni digitali. Secondo la stessa fonte, questi dati rappresentano una quota molto ampia delle informazioni generate in azienda.

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