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AI literacy: perché conquista le aule scolastiche



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Ogni nuova ondata tecnologica riporta la stessa promessa: migliorare l’apprendimento e garantire carriere migliori. Oggi tocca all’intelligenza artificiale: colossi come Google, Microsoft e OpenAI spingono per introdurre “l’AI literacy” nelle scuole. Ma le esperienze passate, dai social media alla cittadinanza digitale, invitano alla cautela

Pubblicato il 24 feb 2026



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Ogni pochi anni l’industria tecnologica lancia un nuovo prodotto rivoluzionario e invita le scuole a insegnarne l’uso a milioni di studenti. È accaduto con i personal computer alla fine degli anni Settanta, quando l’introduzione dei PC fu accompagnata dalla promessa di un apprendimento migliore e di maggiori opportunità professionali.

Da allora, diverse campagne per nuove “alfabetizzazioni tecnologiche” si sono succedute, spesso con risultati inferiori alle aspettative.

Oggi i giganti del settore – come Google, Microsoft e OpenAI – chiedono alle scuole di puntare sull’ultima frontiera: “l’AI literacy”, l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale.


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Che cos’è l’AI literacy?

Le nuove lezioni scolastiche ruotano spesso attorno ai chatbot, capaci di produrre testi simili a quelli umani, video realistici e grandi quantità di codice informatico.

Alcune scuole insegnano agli studenti a formulare richieste (prompt) a strumenti come Gemini di Google e ad analizzarne criticamente le risposte. Altre propongono moduli sui rischi sociali associati, come la disinformazione o i risultati distorti da bias algoritmici. In diversi casi, gli studenti sono incoraggiati a utilizzare l’AI per creare applicazioni proprie.

In realtà, la spinta verso l’educazione all’AI non è nuova. Già nel 2016, con la diffusione di elettrodomestici intelligenti come gli aspirapolvere robotici, ricercatori austriaci suggerirono di introdurre concetti di AI fin dalla scuola dell’infanzia. Negli Stati Uniti, pochi anni dopo, un gruppo di accademici sviluppò un quadro educativo per insegnare sia i fondamenti tecnici sia l’etica dell’intelligenza artificiale.

Oggi, tuttavia, la corsa riguarda soprattutto la capacità di valutare e utilizzare i chatbot, la forma più popolare e accessibile di AI.

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La spinta politica ed economica

I sostenitori dell’innovazione sostengono che sia urgente formare gli studenti all’uso dei chatbot per migliorare l’apprendimento, prepararli alle richieste lavorative di un “futuro guidato dall’AI” e rafforzare la crescita economica degli Stati Uniti.

Ad aprile, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo intitolato “Advancing Artificial Intelligence Education for American Youth”, invitando le scuole a integrare i fondamenti dell’AI. in tutte le materie, a partire dall’asilo.

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A luglio 2025, Microsoft ha annunciato un piano da 4 miliardi di dollari in fondi e tecnologie per promuovere la formazione sull’AI nelle istituzioni educative. A settembre, Google ha promesso un investimento da 1 miliardo di dollari in programmi di formazione, inclusa la fornitura degli strumenti Gemini a tutte le scuole superiori americane.

Anche il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha pubblicato linee guida per l’educazione all’AI, indicando tra le competenze fondamentali la capacità di scrivere prompt chiari e verificare l’accuratezza delle risposte generate dai chatbot.


Il ruolo di ricercatori e associazioni

Accanto ai colossi tecnologici, anche ricercatori e organizzazioni non profit stanno contribuendo a definire l’educazione all’AI. Il Kapor Center, con sede a Oakland, raccomanda che gli studenti analizzino i rischi legati alla sicurezza dell’AI. e le dinamiche di potere dell’industria tecnologica, comprese le aziende che traggono i maggiori profitti dall’intelligenza artificiale.

La Computer Science Teachers Association, che riunisce quasi 10mila docenti, ha recentemente aggiornato i propri standard nazionali inserendo una nuova competenza: riconoscere come prodotti come l’AI. possano privilegiare determinati valori, ad esempio l’engagement degli utenti rispetto all’accuratezza o alla civiltà del discorso.

Come ha spiegato il direttore esecutivo Jake Baskin, gli studenti devono essere in grado di decidere in modo informato quando e come utilizzare l’AI, sia nel proprio lavoro sia come cittadini in una società in cui sempre più decisioni saranno prese da macchine.


Le lezioni del passato: il caso dei social media

L’esperienza dell’alfabetizzazione ai social media offre spunti di riflessione. Questi programmi hanno aiutato alcuni giovani a riconoscere meglio determinati rischi online. Tuttavia, non sono stati progettati per affrontare problemi strutturali come predatori digitali o sextortion, questioni su cui legislatori e autorità di regolamentazione fanno pressione da anni.

Nel 2017, Google ha lanciato un curriculum gratuito di cittadinanza digitale chiamato Be Internet Awesome. Attraverso lezioni in forma di gioco ambientate in mondi virtuali colorati, come “Reality River”, gli studenti imparavano a distinguere tra fatti e disinformazione e a gestire la condivisione dei propri dati personali.

Secondo un post aziendale del 2024, oltre 100 milioni di bambini hanno partecipato al programma. Tuttavia, uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Contemporary School Psychology ha evidenziato risultati contrastanti.

Gli studenti coinvolti mostravano una maggiore conoscenza di concetti come il “catfishing” e delle strategie per affrontare comportamenti offensivi online. Ma le lezioni non hanno ridotto episodi di cyberbullismo né migliorato significativamente la gentilezza online o le pratiche di tutela dei dati personali.


Una nuova alfabetizzazione, vecchie domande

L’AI literacy, l’alfabetizzazione all’AI, promette di preparare le nuove generazioni a un futuro sempre più automatizzato. Tuttavia, l’esperienza delle precedenti campagne tecnologiche suggerisce che insegnare l’uso degli strumenti non basta a risolvere i problemi più profondi che essi generano.

La sfida per le scuole non sarà soltanto insegnare a scrivere prompt efficaci, ma formare cittadini capaci di comprendere il funzionamento, i limiti e le implicazioni etiche delle tecnologie che plasmeranno la loro vita.

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