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AI Visibility: come l’AI sta cambiando il modo in cui cerchiamo (e troviamo) le informazioni



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Negli ultimi anni, l’informazione online si è trasformata: dalla ricerca tradizionale su Google, ora chiediamo direttamente alle AI generative risposte sintetiche e autorevoli. Questo spostamento crea un nuovo paradigma, l’“AI Visibility”, dove i brand devono comprendere come vengono raccontati dalle intelligenze artificiali

Pubblicato il 19 feb 2026

Angelo Bottone

co-founder di Geosnap



AI Visibility

Per oltre vent’anni il modo in cui ci informiamo online è rimasto sostanzialmente invariato. Digitavamo poche parole su Google, ricevevamo una lista di link e imparavamo a distinguere le fonti più autorevoli da quelle meno attendibili.
Oggi, invece, quel gesto quotidiano “il cercare” si è trasformato in qualcosa di più diretto e istintivo: chiedere.

Le persone infatti si rivolgono alle intelligenze artificiali generative per farsi spiegare, consigliare o valutare. “Qual è la migliore assicurazione auto?”, “Quale smartphone comprare?”, “Come si comporta questa azienda con i clienti?”.
Non leggiamo più dieci risultati di ricerca, ma riceviamo una sola risposta, articolata e rassicurante, formulata da una macchina che simula il linguaggio umano e l’autorevolezza di un esperto.

Secondo Similarweb, ChatGPT elabora ogni giorno oltre 2,5 miliardi di richieste. Un dato impressionante che racconta la velocità con cui gli utenti stanno adottando questi nuovi strumenti non solo per curiosità, ma per costruire le proprie opinioni, orientare le decisioni d’acquisto e verificare le informazioni.

Le AI come nuovi mediatori dell’informazione

La differenza principale tra la ricerca tradizionale e quella mediata dall’intelligenza artificiale non sta tanto nella tecnologia, quanto nella forma del risultato.
Se da un lato un motore di ricerca offre possibilità (come elenchi di link, punti di vista e alternative), dall’altro un modello di AI generativa offre una risposta univoca, spesso percepita come definitiva.

Questo spostamento, apparentemente sottile, ha conseguenze profonde: le intelligenze artificiali stanno diventando nuovi mediatori dell’informazione. Sono in grado di filtrare, sintetizzare e riscrivere i contenuti, determinando cosa vediamo, ma anche, e soprattutto, cosa non vediamo.
In un contesto in cui la fiducia si costruisce attorno alla prima risposta utile che otteniamo, il modo in cui una tecnologia descrive un argomento o un brand può diventare molto più influente di una recensione o di una campagna pubblicitaria.

AI Visibility: un nuovo paradigma per la visibilità digitale

Negli ultimi anni si è parlato molto di SEO, algoritmi e social media.
Oggi, tuttavia, emerge una nuova dimensione: quella della AI Visibility, cioè la visibilità di un brand, di un prodotto o di un tema all’interno delle risposte fornite dalle intelligenze artificiali.

Bisogna fare una considerazione importante: essere visibili nelle AI non significa comparire in un motore di ricerca, ma essere riconosciuti come fonte di informazione attendibile in un sistema che non mostra fonti, ma elabora sintesi.
Cosa significa nella pratica? Non basta più “esserci” sul web: serve capire come le AI ci raccontano.

Questa è la sfida alla base di Geosnap, un progetto nato in Italia che oltre ad analizzare come le principali intelligenze artificiali, ChatGPT, Gemini e Perplexity, citano, descrivono le aziende, le aiuta anche a migliorare il proprio posizionamento.

L’obiettivo è trasformare ciò che oggi è opaco in un fenomeno misurabile, restituendo dati e insight su un nuovo campo di competizione: quello tra i contenuti generati dalle AI.

Come si costruisce la presenza di un brand nelle AI

Ogni intelligenza artificiale generativa “apprende” da enormi quantità di dati, spesso provenienti da testi pubblici, forum, siti web, database aperti e fonti di notizie.
Quindi, nel momento in cui un utente fa una domanda, il modello non cerca semplicemente informazioni ma ricostruisce una risposta plausibile, basandosi su correlazioni statistiche tra parole e concetti.

In questo processo, alcuni brand o argomenti emergono con più frequenza, altri vengono omessi.

Le aziende più citate tendono a rafforzare la loro posizione anche nelle risposte successive, perché il modello continua ad apprendere da se stesso, consolidando di volta in volta le narrazioni esistenti.
Si tratta di un meccanismo simile alla SEO, ma molto più complesso: la “AI Visibility” non dipende solo da keyword o backlink, cioè link esterni, ma dal modo in cui un contenuto è rappresentato e contestualizzato nei dati d’origine.

Osservare il linguaggio delle macchine

Geosnap nasce proprio per leggere e interpretare questo linguaggio. Nel particolare, il sistema raccoglie e analizza migliaia di risposte generate dalle principali AI su centinaia di domande reali, come quelle che gli utenti pongono ogni giorno.
Successivamente, le risposte vengono classificate secondo criteri di frequenza (AI Rating) e tono (AI Sentiment), permettendo di capire non solo se un brand viene citato, ma come viene descritto in modo positivo, neutro o negativo con collegamenti alle eventuali fonti dirette.

L’obiettivo non è valutare le aziende, ma osservare come le AI costruiscono la loro narrazione. Una narrazione che, spesso senza consapevolezza, può influenzare la percezione pubblica e le strategie di comunicazione.

Un vantaggio per marketing e comunicazione

Per chi lavora nel marketing e nella comunicazione, comprendere il linguaggio delle AI significa acquisire una nuova forma di consapevolezza.
Le piattaforme generative non sono solo strumenti di supporto, stanno diventando una vera e propria fonte di raccomandazione e validazione sociale che incide sulla notorietà dei brand e sul modo in cui le persone formano le proprie opinioni.

Sapere come un’intelligenza artificiale parla di un’azienda, quali valori o concetti associa al suo nome, consente di anticipare trend linguistici e reputazionali, e di adattare la propria strategia di contenuto.
In questo senso, la “AI Visibility” non è un indicatore tecnico ma una lente culturale in grado di osservare come l’ecosistema digitale filtra la realtà e la restituisce, infine, agli utenti.

Verso una nuova consapevolezza dell’informazione

Il tema della fiducia digitale diventa quindi centrale. Se in passato la credibilità di una fonte dipendeva dalla sua autorevolezza riconosciuta, oggi dipende strettamente dalla coerenza del racconto prodotto da un algoritmo. Le AI non generano verità, ma versioni plausibili della realtà. Capire come queste versioni si formano è la chiave per rendere il web e, di conseguenza, il dialogo tra persone e macchine più trasparente e affidabile.

L’idea di Geosnap è nata da una constatazione semplice: molte aziende hanno iniziato a notare traffico proveniente da sistemi di AI, ma non sapevano come monitorarlo o interpretarlo.
Da qui la volontà di creare una piattaforma capace di analizzare il rapporto tra intelligenze artificiali e informazione, non come strumento di marketing, ma come base per costruire consapevolezza.

L’Italia, in questo contesto, può giocare un ruolo di rilievo: non solo come utilizzatore di tecnologia, ma come interprete del cambiamento culturale che accompagna l’AI.
In fondo, ogni rivoluzione digitale, prima che tecnologica, è una rivoluzione di linguaggio.

Conclusione

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il nostro modo di informarci.
Non siamo più solo lettori o ricercatori: siamo interlocutori di sistemi che rispondono, interpretano e, in parte, pensano per noi.
La sfida dei prossimi anni sarà capire come mantenere equilibrio, trasparenza e pluralità in un ecosistema in cui le macchine non solo ci aiutano a cercare, ma decidono cosa troviamo.

La “AI Visibility” è il primo passo per comprendere questo nuovo scenario.
Sapere come le AI ci raccontano significa, in fondo, imparare di nuovo a conoscere noi stessi nel mondo digitale.

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