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Guida all’introduzione dell’agentic workflow automation nelle aziende



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L’automazione tradizionale si blocca davanti a imprevisti e ambiguità. L’agentic workflow automation, basata su LLM come motori di ragionamento, introduce agenti autonomi capaci di comprendere obiettivi, pianificare azioni e orchestrare CRM ed ERP. Automatizza task cognitivi ripetitivi, migliora produttività e governance, ma richiede controlli, limiti operativi e supervisione umana

Pubblicato il 16 feb 2026

Giovanni Masi

Computer science engineer



agentic workflow automation

L’evoluzione dei sistemi informativi aziendali è stata storicamente guidata dalla ricerca dell’automazione. Dagli script batch degli anni ’80 fino alla Robotic Process Automation (RPA) degli anni 2010, l’obiettivo è sempre stato quello di delegare alla macchina l’esecuzione di compiti ripetitivi. Tuttavia, queste tecnologie soffrivano di un limite strutturale: la rigidità. Erano basate su logiche deterministiche “If-Then” (Se succede A, fai B). Se il formato di una fattura cambiava di un pixel o se una richiesta cliente arrivava con una formulazione ambigua, il processo si bloccava, richiedendo l’intervento umano.

Oggi, l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale Generativa nei processi di business abilita un nuovo paradigma: l’agentic workflow automation. A differenza dell’automazione tradizionale, che esegue istruzioni cieche, l’automazione agentica introduce capacità cognitive nel flusso di lavoro. Non parliamo più di semplici software che spostano dati, ma di “agenti”: entità software autonome capaci di percepire l’ambiente, ragionare su obiettivi complessi, pianificare sequenze di azioni e utilizzare strumenti esterni (come CRM ed ERP) per portarle a termine.

Se l’Augmented Office supporta l’essere umano nel recupero di informazioni, l’agentic workflow automation fa un passo ulteriore: rimuove l’essere umano dal ciclo esecutivo di routine, lasciandogli solo il ruolo di supervisore strategico. È il passaggio dal “copilota” (che ti aiuta a scrivere) all'”autopilota” (che guida al posto tuo).

Come funziona l’agentic workflow automation e cosa la rende diversa

La differenza ontologica tra un workflow tradizionale e un workflow agentico risiede nella capacità di gestione dell’imprevisto. Nella RPA classica, il programmatore deve prevedere a priori ogni possibile variante del processo. Nell’agentic workflow automation, si definisce l’obiettivo finale (es. “Gestisci il reso del cliente”), lasciando all’agente la libertà di decidere come raggiungerlo in base al contesto.

Questa flessibilità è resa possibile dall’utilizzo dei Large Language Model (LLM) non più come generatori di testo, ma come “motori di ragionamento” (reasoning engines). I modelli avanzati possiedono capacità di inferenza logica; un agente AI utilizza queste capacità per analizzare una richiesta non strutturata, scomporla in sotto-task, selezionare gli strumenti necessari (API) e verificare il risultato delle proprie azioni.

Il ciclo operativo tipico di un agente segue il pattern ReAct (Reason + Act):

  1. Osservazione: l’agente legge l’input (es. una mail di reclamo).
  2. Ragionamento: l’agente “pensa” (es. “Il cliente è arrabbiato per un ritardo. Devo verificare lo stato dell’ordine sul gestionale”).
  3. Azione: l’agente esegue una chiamata tecnica al sistema ERP.
  4. Valutazione: l’agente legge la risposta dell’ERP (“Ordine bloccato in dogana”) e aggiorna il suo piano (“Devo informare il cliente e aprire un ticket alla logistica”).

Agenti intelligenti e LLM come motore dei workflow

Il cuore pulsante dell’agentic workflow automation è l’architettura ibrida che combina la fluidità linguistica degli LLM con la precisione dei sistemi transazionali.

L’LLM funge da “cervello”: comprende l’intento, gestisce le ambiguità linguistiche e prende decisioni basate su regole di business fornite tramite system prompt.

I sistemi aziendali (CRM, ERP, Database) fungono da “mani“: forniscono i dati reali e permettono di modificare lo stato del business (es. emettere una fattura, aggiornare un record).

L’agente è il ponte che traduce l’intento strategico (“Risolvi questo problema”) in comandi tecnici (SQL query, API call), gestendo autonomamente le eccezioni che bloccherebbero un bot tradizionale.

Come gli agenti collegano LLM, CRM ed ERP in un unico flusso operativo

Uno dei problemi storici dell’IT aziendale è la frammentazione dei dati (data silos). Il CRM contiene le informazioni sul cliente, l’ERP contiene quelle sulla fatturazione e la Logistica quelle sulle spedizioni. Spesso, questi sistemi non si parlano, costringendo gli impiegati a fare da “collante umano” con continui copia-incolla.

L’agentic workflow automation agisce come un livello di orchestrazione sovraordinato. L’agente non è vincolato a un singolo software; possiede le credenziali per accedere a più sistemi e correlare le informazioni.

In questo scenario, l’integrazione non avviene tramite rigide pipeline di codice scritte punto-punto, ma tramite interfacce semantiche. L’agente “legge” la schermata del CRM e “scrive” nel campo dell’ERP.

Per garantire che queste azioni siano sicure e coerenti, si utilizzano tecniche di grounding (ancoraggio ai dati reali). L’agente non inventa i dati del cliente (allucinazione), ma li recupera in tempo reale dal CRM prima di usarli per generare un documento nell’ERP. Questo flusso circolare (Read CRM -> Reason -> Write ERP) è la spina dorsale dell’automazione cognitiva.

Esempi di workflow agentici su sistemi enterprise

L’applicazione pratica di questi concetti trasforma interi processi End-to-End:

  1. Lead-to-Cash (ciclo di vendita): quando arriva un nuovo lead via email, un agente commerciale analizza la richiesta, interroga LinkedIn per arricchire il profilo, verifica nel CRM se l’azienda è già cliente e, se il lead è qualificato, genera automaticamente una bozza di preventivo nell’ERP, inviandola al direttore commerciale per l’approvazione finale.
  2. Order-to-Fulfillment (logistica): un agente logistico monitora gli ordini in arrivo. Se l’ERP segnala che un prodotto è “Out of stock“, l’agente non si limita a notificare l’errore. Analizza lo storico fornitori, identifica un fornitore alternativo con tempi di consegna compatibili, e prepara l’ordine di acquisto, attendendo solo l’ok del buyer.
  3. Support-to-Resolution (customer care): un agente di supporto legge un ticket tecnico (“Il server non risponde”). Si collega ai log del sistema (monitoring tool), identifica l’anomalia, riavvia il servizio tramite script e risponde al cliente confermando la risoluzione, tutto in autonomia.

Automazione dei task ripetitivi tramite agenti autonomi

Il valore economico immediato dell’agentic workflow automation risiede nella liberazione di ore-uomo da attività a basso valore aggiunto ma ad alta frequenza. A differenza della RPA, che automatizza task “manuali” (click e copia-incolla), gli agenti automatizzano task “cognitivi di basso livello” (leggere, classificare, decidere in base a regole standard).

Questo permette di scalare le operazioni senza aumentare linearmente l’organico. Un’azienda può gestire 10mila richieste di supporto al mese con lo stesso team che ne gestiva 1.000, perché le 9mila richieste standard vengono risolte interamente dagli agenti.

Task ripetitivi che possono essere automatizzati subito

Le attività più idonee per una migrazione immediata verso workflow agentici includono:

  • Data entry intelligente ed estrazione dati: estrarre dati da fatture PDF non strutturate (layout variabili) e popolare i campi corretti dell’ERP, gestendo autonomamente valute e date diverse.
  • Riconciliazione bancaria: confrontare le righe dell’estratto conto con le fatture aperte nell’ERP. L’agente usa la logica fuzzy per abbinare pagamenti che non corrispondono esattamente all’importo o alla causale (es. “saldo fattura” vs “Pagamento rif. 123”), un compito che richiede intuizione umana.
  • Onboarding clienti/dipendenti: coordinare la creazione di account su dieci piattaforme diverse, inviare le mail di benvenuto, raccogliere i documenti firmati e verificare la completezza del dossier (KYC – Know Your Customer).
  • Gestione appuntamenti complessi: negoziare via email con tre stakeholder esterni per trovare uno slot libero nel calendario del CEO, tenendo conto dei fusi orari e delle preferenze di viaggio.

Perché l’agentic workflow automation migliora produttività e governance

L’adozione dell’agentic workflow automation non porta solo velocità, ma anche un miglioramento qualitativo della governance aziendale.

Sul fronte della produttività, si elimina il “tempo di latenza”. Un agente lavora 24/7. Se una richiesta arriva venerdì alle 18:00, viene processata immediatamente, non lunedì mattina. Questo riduce drasticamente i tempi di attraversamento (lead time) dei processi.

Sul fronte della governance, paradossalmente, un agente AI è più controllabile di un essere umano. Ogni “ragionamento” e ogni azione dell’agente vengono loggati. È possibile ricostruire esattamente perché l’agente ha approvato quel rimborso o rifiutato quell’ordine, analizzando la sua traccia di pensiero (chain of thought). Questo livello di auditabilità granulare è impossibile con i processi umani, spesso basati su decisioni orali o non tracciate. Inoltre, l’agente applica le policy aziendali (es. limiti di spesa) con rigore matematico, senza eccezioni arbitrarie.

Rischi e regole per adottare agentic workflow automation in sicurezza

Conferire autonomia decisionale a un software introduce rischi operativi inediti. Il rischio principale è il loop infinito o divergente. Due agenti che interagiscono tra loro (es. un agente compratore e un agente venditore) potrebbero entrare in un ciclo di negoziazione infinita, consumando budget API e risorse sistema in pochi minuti. È necessario implementare limiti rigidi (kill switch) sul numero di passaggi consentiti.

Un secondo rischio è l’allucinazione operativa. Un modello può inventare un fatto storico, in un workflow agentico questo si traduce nell’inventare una transazione o un’approvazione. Se l’agente “allucina” che il CEO ha approvato un bonifico, e ha i permessi per eseguirlo, il danno è finanziario.

Per mitigare questi rischi, è indispensabile adottare il principio human-in-the-loop per le transazioni critiche. L’agente deve avere autonomia completa nella fase di preparazione (preparare il bonifico, verificare i dati), ma l’esecuzione finale (il click su “Invia”) deve richiedere l’approvazione umana o essere vincolata a soglie di importo molto basse.

Infine, la sicurezza informatica deve evolvere. Un agente compromesso da un attacco di prompt injection (un comando malevolo nascosto in una mail in arrivo che ordina all’agente di esportare i dati) può diventare un insider threat.

I sistemi di agentic automation devono operare in ambienti isolati (sandbox) e con privilegi minimi (least privilege principle), accedendo solo ai dati strettamente necessari per il task specifico.

Bibliografia

AutoGPT & LangChain Documentation. (Risorse tecniche standard per l’implementazione di architetture agentiche).

Yao, S., et al. (2022). ReAct: Synergizing Reasoning and Acting in Language Models. ICLR. (Il paper fondamentale sull’architettura cognitiva degli agenti).

Schick, T., et al. (2023). Toolformer: Language Models Can Teach Themselves to Use Tools. Meta AI Research. (Studio sulla capacità degli LLM di usare API esterne).

Gartner (2024). Hype Cycle for Artificial Intelligence – The Rise of Agentic AI. (Analisi di mercato sull’adozione degli agenti autonomi).

Zapier (2024). The State of AI Automation. (Report statistico sull’integrazione tra LLM e workflow aziendali).

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