L’intelligenza artificiale è ormai onnipresente e il luogo di lavoro non fa eccezione. Ma sta davvero sostituendo i lavoratori oppure sta creando nuove opportunità? Il dibattito è acceso, anche alla luce dei tagli occupazionali annunciati negli Stati Uniti da grandi gruppi come Amazon e Target, dove l’AI è stata indicata tra i fattori che hanno contribuito alle ristrutturazioni.
Per capire cosa stia accadendo in Europa, l’analisi si basa sui risultati dell’indagine SAFE (Survey on the Access to Finance of Enterprises) condotta dalla Banca centrale europea nel secondo e quarto trimestre del 2025. L’obiettivo: confrontare le decisioni di assunzione e licenziamento tra imprese che utilizzano o investono in AI e quelle che non lo fanno.
Indice degli argomenti:
Uso diffuso, ma pochi investimenti
Due terzi delle circa 5.000 imprese intervistate dichiarano che i propri dipendenti utilizzano strumenti di intelligenza artificiale. Tuttavia, solo un quarto investe direttamente nello sviluppo o nell’acquisto di tecnologie AI.
Le differenze emergono soprattutto in base alla dimensione aziendale: quasi il 90% delle imprese con oltre 250 dipendenti utilizza l’AI, contro il 60% di quelle con meno di dieci addetti.
Questo suggerisce un punto chiave: non è necessario investire direttamente per adottare l’AI. Gli strumenti online accessibili hanno abbassato drasticamente le barriere d’ingresso, permettendo anche alle microimprese di integrare soluzioni intelligenti nei propri processi.

Le imprese stanno già sostituendo i lavoratori?
L’analisi prende in considerazione variabili determinanti per la crescita dell’occupazione: dimensione e anzianità dell’impresa, investimenti, fatturato, redditività, prospettive economiche, settore e Paese.
Nel complesso, non emergono differenze significative tra imprese che usano l’AI e imprese che non la utilizzano in termini di creazione o distruzione di posti di lavoro. Tuttavia, il quadro cambia quando si distinguono le aziende che fanno un uso intensivo dell’AI da quelle che la utilizzano raramente.
Le imprese che impiegano l’AI in modo significativo hanno circa il 4% di probabilità in più di assumere personale. Analogamente, le aziende che investono in AI hanno quasi il 2% di probabilità in più di ampliare l’organico rispetto a quelle che non investono.
L’effetto positivo è trainato soprattutto dalle piccole imprese. Per le grandi aziende, invece, l’AI appare sostanzialmente neutrale sul piano occupazionale.
Innovazione sì, taglio dei costi no
La crescita dell’occupazione è concentrata tra le imprese che utilizzano l’AI per ricerca, sviluppo e innovazione, fattori chiave per l’espansione aziendale. Anche se l’indagine non specifica il tipo di lavoratori assunti, è plausibile che si tratti di personale altamente qualificato, capace di sviluppare e gestire nuove tecnologie.
Al contrario, le imprese che dichiarano di usare l’AI principalmente per ridurre i costi del lavoro mostrano effetti negativi sulle assunzioni e positivi sui licenziamenti.
Tuttavia, solo il 15% delle aziende indica il taglio dei costi del personale come motivazione principale, una quota insufficiente a compensare gli effetti complessivamente positivi osservati finora.

Le aspettative per il futuro: cosa accadrà tra un anno?
Guardando alle intenzioni di assunzione per l’anno successivo, non si registrano differenze marcate tra imprese che già utilizzano l’AI e quelle che non lo fanno. Ma emerge un dato interessante: le aziende che pianificano di investire in AI prevedono una crescita occupazionale maggiore rispetto a quelle che non hanno tali progetti.
Questo suggerisce che gli investimenti in AI non stanno provocando una “pausa” nelle assunzioni nel breve periodo. Tuttavia, l’orizzonte temporale è cruciale. Un’indagine dell’ifo Institute evidenzia che molte imprese tedesche si attendono effetti negativi sull’occupazione, ma su un arco temporale più lungo, fino a cinque anni.
Un equilibrio ancora positivo
Nel complesso, i dati indicano che, allo stato attuale, l’intelligenza artificiale non sta sostituendo in modo significativo i lavoratori nell’area euro. Anzi, le imprese che investono e utilizzano intensamente l’AI tendono ad assumere di più.
Le differenze rispetto agli Stati Uniti – dove investimenti e adozione sono più avanzati – rendono difficile un confronto diretto. Inoltre, gli effetti dell’AI sull’occupazione variano in base all’orizzonte temporale e al contesto geografico.
Per ora, dunque, l’AI appare più come un alleato che come un nemico dell’occupazione in Europa. Ma con la trasformazione dei processi produttivi ancora in corso, l’impatto di lungo periodo resta un’incognita aperta.







