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Occupazione e disoccupazione, le due facce dell’AI



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Secondo la guida The Future of Work redatta dalla compagnia di ricerca e consulenza americana Forrester nel 2019, entro il 2030 il tasso di occupazione scenderà del 29% con un rimpasto del +13% di nuove professioni specializzate.

Pubblicato il 17 mag 2021



Ai occupazione

Il vento del cambiamento alimentato dall’intelligenza artificiale sta arrivando e bisogna avere il coraggio di dire la verità nella sua interezza: se da una parte le imprese hanno l’obbligo di trasformarsi e di valorizzare la componente più creativa (e umana) dei propri lavoratori per saper cavalcare le onde dei trend mantenendo la competitività, dall’altra tutte le professioni con buona percentuale di ripetitività rischiano di essere automatizzate nei prossimi anni. Per fronteggiare le sfide del futuro dobbiamo pensare a nuovi modelli di economia circolare e a reinventare, oltre che il lavoro, anche la formazione scolastica, ripartendo da quelle capacità umane che non potranno mai essere sostituite: pensiero critico, creatività, inventiva, gioco, apprendimento consapevole, ecc.; valorizzare queste capacità sul posto di lavoro è l’unica soluzione per rendere applicabile una leadership che dovrà includere il lavoratore in un processo di apprendimento continuo, finalizzato a migliorare l’adattabilità dell’impresa verso le nuove possibilità di business. Di contro, il risultato dell’automazione senza l’affiancamento di operazioni di ristrutturazione della società – per creare nuova occupazione – porterebbe conseguenze insostenibili: disoccupazione massiva, aumento vertiginoso delle disuguaglianze e abbassamento della domanda di beni e servizi, poiché i consumatori perderebbero il potere d’acquisto necessario per alimentare la crescita economica.

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