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OpenAI e Anthropic verso la Borsa: è guerra dei prezzi


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OpenAI recupera terreno su Anthropic nei servizi di intelligenza artificiale per le imprese grazie a modelli più economici. Dati di OpenRouter e Ramp mostrano un mercato mobile, mentre Claude risponde con nuovi tagli ai prezzi. Sullo sfondo, le possibili quotazioni in Borsa e il nodo dei ricavi necessari a sostenere gli investimenti in data center

Pubblicato il 9 ott 2026



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OpenAI Anthropic guerra prezzi




La concorrenza nell’intelligenza artificiale si sta spostando dalla sola potenza dei modelli al costo del loro impiego quotidiano. Dopo un inizio d’anno favorevole ad Anthropic, sostenuta dal successo di Claude Code, OpenAI ha recuperato terreno fra le aziende grazie a offerte differenziate e a forti riduzioni tariffarie.

Il risultato è una pressione sui ricavi unitari proprio mentre i due gruppi aumentano gli investimenti in infrastrutture informatiche e valutano l’accesso a Wall Street.

La competizione interessa direttamente le imprese: scegliere il modello più sofisticato per ogni operazione può rendere oneroso automatizzare assistenza clienti, programmazione e analisi documentale.

I dati raccolti dai principali intermediari mostrano che i clienti stanno imparando a distribuire il lavoro fra sistemi diversi.

OpenRouter: una rimonta misurabile, non un dominio acquisito

Il cambiamento emerge dall’analisi di OpenRouter, piattaforma che consente agli sviluppatori di utilizzare modelli di diversi fornitori. Secondo i dati citati dal Wall Street Journal su circa 120mila imprese, Anthropic assorbiva all’inizio del 2026 intorno a tre quarti della spesa combinata destinata ai due concorrenti. A settembre la quota si è sostanzialmente riequilibrata.

Nel bollettino del 22 settembre, OpenRouter precisa che nella settimana iniziata il 7 settembre OpenAI ha superato di poco il 50% della spesa attribuita ai due gruppi.

La distinzione è importante: non si tratta della quota di tutto il mercato dell’intelligenza artificiale. Il campione rappresenta soprattutto startup nate intorno all’AI, aziende tecnologiche e una parte delle grandi imprese.

Nella settimana del 14 settembre, inoltre, OpenAI ha raggiunto il 78% dei token consumati nel confronto con Anthropic. La differenza fra volumi e ricavi riflette il peso crescente dei modelli economici.

GPT-5.6 e i tagli che hanno cambiato i conti

La svolta commerciale è arrivata con GPT-5.6, la famiglia presentata da OpenAI nell’estate 2026.

Il 30 luglio ha poi tagliato dell’80% il prezzo di Luna e del 20% quello di Terra. Dopo la riduzione, un milione di token in ingresso su Luna costava 20 centesimi di dollaro, contro un dollaro prima dell’intervento; i token in uscita erano scesi a 1,20 dollari.

La pressione è proseguita a settembre. OpenAI ha introdotto GPT-6 Astra, poi GPT-6 Sol e Luna e, il 29 settembre, GPT-6.1 Sol.

Nel listino API di OpenAI consultabile a ottobre, GPT-6 Luna costa 10 centesimi per milione di token in ingresso e 50 centesimi per quelli in uscita; GPT-6.1 Sol costa rispettivamente 2 e 10 dollari.

Sono prezzi di listino, non preventivi completi: la spesa effettiva dipende dalla quantità di token, dai contenuti memorizzati nella cache e dalle funzionalità utilizzate.

Anthropic risponde: tre modelli in poche settimane

Anthropic non ha lasciato senza risposta l’offensiva. Il primo settembre ha presentato Claude Fable 5.1, dichiarando un risparmio medio del 25% nei carichi di lavoro tipici grazie alle tariffe inferiori per la lettura della cache.

Il 22 settembre è arrivato Claude Opus 5.5, proposto a 4 dollari per milione di token in ingresso e 20 per quelli in uscita. Sei giorni dopo Sonnet 5.5 ha ampliato l’offerta a 2 e 10 dollari.

L’ultimo intervento risale al 7 ottobre: Claude Haiku 5.5, rivolto alle attività ripetitive, parte da 10 centesimi in ingresso e 50 centesimi in uscita per richieste entro 100mila token. Per le richieste più lunghe le tariffe salgono.

Anthropic stima che il nuovo modello costi mediamente il 75% meno di Haiku 4.5. Nella stessa occasione ha dimezzato il prezzo delle letture dalla cache di Sonnet 5.5.

I due fornitori stanno quindi convergendo su prezzi molto bassi per le attività meno complesse, pur mantenendo prodotti premium.

Le imprese comprano capacità, non fedeltà a un marchio

Le testimonianze raccolte dal Wall Street Journal illustrano le conseguenze operative. David Zhu, cofondatore e amministratore delegato della startup commerciale Reevo, ha spiegato che l’azienda sta spostando parte del proprio utilizzo da Anthropic a OpenAI per ridurre i costi e non dipendere da un solo fornitore. Non esclude di cambiare nuovamente scelta.

Anche David Hsu, fondatore della piattaforma di sviluppo Retool, attribuisce ai modelli GPT-5.6 il passaggio verso OpenAI.

Secondo la sua stima, l’azienda risparmia circa il 20% rispetto all’impiego di modelli Anthropic. È un dato relativo all’esperienza di Retool, non una comparazione valida per qualsiasi applicazione. Il vantaggio può infatti invertire segno quando cambiano la difficoltà dei compiti, il numero di passaggi necessari o il tasso di errore.

Anthropic conserva comunque un forte richiamo. Alla Claude Founder House di San Francisco, racconta il quotidiano americano, fondatori e sviluppatori hanno affrontato lunghe code per confrontarsi con i tecnici del gruppo.

Michael Szklarski, cofondatore di ReadyM, ha indicato Fable 5.1 come scelta preferita per lavori particolarmente impegnativi, aggiungendo però di voler discutere come contenerne i costi.

La conservazione dei dati incide sulla concorrenza

Il prezzo non esaurisce la valutazione delle aziende. Con Claude Fable 5, Anthropic ha introdotto una conservazione dei dati per 30 giorni finalizzata, secondo la società, ai controlli di sicurezza.

La scelta ha creato problemi ai clienti che avevano promesso contrattualmente la cancellazione dei dati. Hsu ha riferito che Retool ha rinunciato a utilizzare Fable anche per questa ragione.

La documentazione aggiornata di Anthropic mantiene una regola generale di 30 giorni per Fable 5.1, ma prevede condizioni e autorizzazioni specifiche per alcuni clienti aziendali.

Per le imprese attive in settori regolamentati contano dunque la localizzazione dei dati, i tempi di conservazione e le garanzie contrattuali tanto quanto la tariffa per token. Sono vincoli che possono ridurre il vantaggio di un modello più accurato o meno costoso.

I modelli cinesi ampliano la pressione competitiva

La sfida va oltre i due gruppi statunitensi. OpenRouter rileva che a settembre i modelli con pesi aperti hanno superato il 60% dei token utilizzati sulla piattaforma e che quelli sviluppati da laboratori cinesi hanno raggiunto il 69% del volume nella settimana esaminata.

Fra i protagonisti compaiono DeepSeek, Moonshot AI e Z.ai. Questa diffusione interessa soprattutto i compiti nei quali l’efficienza economica prevale sulle prestazioni massime.

Il dato non significa che i modelli aperti incassino la maggior parte dei ricavi. Nella seconda settimana di settembre quelli a pesi chiusi rappresentavano ancora il 73% della spesa su OpenRouter.

La distanza tra quota di utilizzo e quota di fatturato descrive un settore segmentato: pochi modelli costosi per lavorazioni avanzate e strumenti più accessibili per grandi quantità di operazioni.

Ramp segnala una pressione sui prezzi effettivi

Un’indicazione diversa, ma complementare, arriva dal Ramp AI Index. Nel rapporto del 9 settembre, l’economista Ara Kharazian rilevava che in agosto il 43,8% delle aziende statunitensi osservate pagava servizi Anthropic, contro il 39,8% per OpenAI.

Qui si misura la diffusione presso i clienti, non la distribuzione della spesa fra i due fornitori; inoltre una stessa impresa può acquistare da entrambi.

Source: Ramp Rate

Ramp registrava anche una diminuzione del 41% del prezzo effettivo medio per milione di token rispetto al picco di marzo 2026: da 1,15 a 0,68 dollari.

La riduzione favorisce l’adozione ma obbliga i produttori a vendere maggiori volumi per difendere i ricavi. Il risparmio dei clienti diventa così una questione di margini per chi costruisce e gestisce i modelli.

Quotazioni in Borsa e la verifica dei ricavi

Il confronto si intensifica mentre Anthropic e OpenAI valutano la quotazione. Secondo il Wall Street Journal, Anthropic sta lavorando a un possibile debutto a novembre 2026, dopo le aspettative iniziali su ottobre.

Per OpenAI le ipotesi di mercato indicano il 2027. Si tratta di programmi suscettibili di revisione, non di operazioni formalmente completate.

Intanto Wall Street chiede maggiore chiarezza sui conti. L’8 ottobre il Financial Times, sulla base di documenti condivisi con investitori, ha riferito che il ritmo annualizzato dei ricavi OpenAI a fine settembre era vicino a 50 miliardi di dollari, anziché ai 70 miliardi circolati in precedenza.

La differenza deriverebbe dai criteri usati per confrontare le vendite delle due aziende, compresi i ricavi intermediati dai partner cloud. Reuters ha riportato la notizia precisando di non averla verificata indipendentemente.

Il ritmo annualizzato, ricavato proiettando le vendite recenti su dodici mesi, non equivale al fatturato effettivamente realizzato nell’anno.

Infrastrutture, margini e nuova disciplina finanziaria

La questione finanziaria è più ampia delle tariffe. Addestrare modelli avanzati e rispondere alle richieste dei clienti richiede chip, energia, data center e contratti di capacità informatica.

I prezzi più bassi possono accelerare la domanda ma comprimono il ricavo per singola operazione. La sostenibilità dipenderà quindi dall’equilibrio fra utilizzo, efficienza del calcolo, investimenti e capacità di trattenere i clienti.

Anche gli intermediari vogliono gestire questa spesa. Il 19 agosto Stripe ha annunciato un accordo per acquisire OpenRouter, che consente alle imprese di distribuire le richieste fra oltre 400 modelli di più di 80 fornitori.

La scelta evidenzia il valore economico delle piattaforme capaci di confrontare costi e prestazioni e di indirizzare ciascun compito verso il servizio appropriato.

Per le imprese clienti, la concorrenza offre maggiore potere contrattuale e la possibilità di integrare più sistemi. Per OpenAI e Anthropic, invece, la crescita dei consumi non basta a dimostrare la redditività.

Le future valutazioni di Borsa dipenderanno anche dalla trasformazione dei token venduti in margini e flussi di cassa, mentre la guerra dei prezzi continua ad abbassare il costo di ingresso nel mercato.

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