tre ipo per AI

OpenAI, SpaceX, Anthropic: per l’AI si apre la stagione della Borsa, che c’è da sapere



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OpenAI prepara il deposito per la quotazione, SpaceX ha già avviato il percorso e Anthropic si avvicina al debutto con numeri chiave sulla sostenibilità dell’AI. La Borsa chiederà trasparenza su ricavi, margini, costi di calcolo e governance e rivelerà il modello solido per il futuro dell’intelligenza artificiale

Pubblicato il 22 mag 2026

Alessandro Longo

Direttore AI4business.it e Agenda Digitale



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OpenAI, Anthropic e SpaceX preparano quotazioni in Borsa (Ipo) nei prossimi giorni e settimane. Così, porteranno il business dell’intelligenza artificiale davanti al primo grande esame pubblico. Finora la corsa all’AI generativa è stata sostenuta da round privati, valutazioni sempre più spinte, fame di capacità computazionale e una narrativa incentrata sulla velocità dell’innovazione. La Borsa cambia tutto: obbliga a mostrare ricavi, costi, margini, dipendenze industriali, struttura societaria e fabbisogni di capitale. Alcuni dati già emergono dalle carte.

La stagione dell’Ipo è interessante non solo per gli investitori. Aiuta infatti a capire quale parte del valore connesso all’AI sia già monetizzabile, con quali costi e con quale qualità dei ricavi.

AziendaTempistica indicata per IPOValutazione o dimensione attesaPunto di forzaPunto critico
OpenAIFiling atteso a giorni o settimane, entro settembre852 miliardi di dollari nella più recente valutazione privataBrand, distribuzione, leadership nei foundation modelCosti dei data center, target mancati, governance
AnthropicIPO esplorata entro fine 2026Funding round che potrebbe portarla sopra OpenAIRicavi enterprise, coding, efficienza del computeComparabilità dei ricavi, utile non ancora strutturale
SpaceXFiling già avviato, possibile quotazione entro luglioRaccolta prevista 40-80 miliardi, gruppo con xAI da 1,25 trilioniBusiness space già sviluppato, Starlink, clienti istituzionalixAI ancora cash intensive, lettura ibrida del perimetro
Tabella riassuntiva Ipo aziende AI

OpenAI, SpaceX, Anthropic, tre IPO per il futuro dell’AI

In questi stessi giorni: SpaceX ha mostrato per la prima volta i propri dati finanziari (in perdita, per via dei mega investimenti in AI), verso un’Ipo che potrebbe essere la più grande di sempre; Anthropic ha segnalato un possibile utile operativo trimestrale molto prima delle attese, mentre OpenAI si è avvicinata al deposito della documentazione per il debutto.

Nello stesso contesto, Nvidia ha comunicato ricavi record per 82 miliardi di dollari e un piano di buyback da 80 miliardi, ma ha incontrato un’accoglienza fredda del mercato.

OpenAI: il leader che deve dimostrare che la scala non divora i margini

OpenAI resta il nome più forte sul piano del brand, della diffusione e dell’immaginario. Secondo il Wall Street Journal, la società lavora con Goldman Sachs e Morgan Stanley a un prospetto da depositare in forma confidenziale, potenzialmente già da oggi (22 maggio 2026), con l’obiettivo di essere pronta per la quotazione già a settembre. La valutazione privata più recente indicata nel dossier è di 852 miliardi di dollari.

Il nodo vero è che OpenAI arriva all’appuntamento dopo avere superato un ostacolo legale rilevante, ma non dopo avere dissipato tutti i dubbi industriali. Il contenzioso con Elon Musk, che accusava OpenAI di avere trasformato in chiave profit una struttura nata come nonprofit, si è chiuso in primo grado a favore della società, anche se Musk ha annunciato ricorso. Questo libera il percorso, ma non alleggerisce il fronte economico.

Dai documenti trapelati ai media, OpenAI ha mancato vari target interni su ricavi e utenti, anche per la pressione competitiva di Google e soprattutto di Anthropic.

Nel 2026 si prevedono ricavi annualizzati stimati oltre 25 miliardi di dollari e perdite attese nel 2026 intorno a 14 miliardi.

È un dato che pesa perché l’Ipo arriva mentre la società deve ancora dimostrare tre cose insieme: che il modello consumer regge, che il business enterprise cresce abbastanza in fretta e che il costo dei data center non erode la narrazione sulla profittabilità futura.

C’è poi un altro aspetto che il mercato guarderà con attenzione: OpenAI ha già dovuto rinegoziare il rapporto con Microsoft e modificare la propria struttura per rendere possibile la quotazione. Questo significa che il prospetto non sarà letto solo come fotografia dei numeri, ma anche come test di governance. Quanto potere resta al management? Quanto spazio hanno i partner? Quanto è leggibile la catena di controllo dopo l’evoluzione da laboratorio nonprofit a piattaforma globale dell’AI?

Anthropic: il dossier con i numeri più sorprendenti

Se OpenAI rappresenta la leadership da difendere, Anthropic è il caso che sta cambiando il dibattito economico sull’AI. I dati contenuti nel file dedicato sono quelli che, in ottica AI4Business, meritano più attenzione. La società prevede per il secondo trimestre 2026 ricavi per 10,9 miliardi di dollari, in crescita del 130%, dopo un primo trimestre da 4,8 miliardi. Ancora più importante, si aspetta un utile operativo di 559 milioni di dollari.

Il dato va letto con precisione. Non significa che Anthropic sia già entrata in una fase di redditività strutturale. La stessa società, secondo quanto riportato, potrebbe restare in perdita sull’intero anno perché continua ad aumentare la spesa per capacità computazionale. Inoltre l’utile operativo considerato include il costo di training dei modelli ma esclude la stock-based compensation. Però il segnale è forte: il business dell’AI generativa, almeno in alcuni segmenti, può arrivare prima del previsto a una soglia di sostenibilità operativa.

Questo dipende da una combinazione di fattori. Anthropic ha beneficiato dell’adozione dei suoi strumenti di coding e dei workflow agentici nelle imprese Claude è diventato virale proprio sulla capacità di svolgere compiti prolungati e non semplici interazioni chatbot. L’azienda ha migliorato l’efficienza del proprio motore economico: nel primo trimestre spendeva 71 centesimi di calcolo per ogni dollaro di ricavi; nel trimestre successivo prevede di scendere a 56 centesimi.

Significa che la crescita non sta avvenendo solo “comprando” ricavi con più infrastruttura, ma anche migliorando il rapporto tra monetizzazione e costo computazionale. In più Anthropic, secondo il file, usa principalmente chip sviluppati da Google e Amazon, in genere meno costosi di quelli Nvidia, e ha mantenuto un approccio più cauto di OpenAI sugli impegni futuri per i data center. Ha anche un business consumer più piccolo, quindi sovvenziona meno utenti gratuiti rispetto a ChatGPT.

Resta una cautela importante: Anthropic e OpenAI contabilizzano i ricavi in modo differente, soprattutto rispetto alle vendite tramite partner cloud. Anthropic considera quei ricavi come propri, OpenAI no. Il confronto tra i due numeri, quindi, non è immediatamente omogeneo. È un dettaglio tecnico, ma in una storia da IPO è un dettaglio decisivo.

SpaceX: la scommessa più ibrida e forse la più difficile da valutare

SpaceX è il dossier più particolare dei tre, perché il mercato non valuterà soltanto una società AI. Valuterà un gruppo che unisce un business spaziale già maturo, Starlink, clienti pubblici e militari, infrastrutture satellitari e, dopo la fusione con xAI, una scommessa computazionale enorme. SpaceX ha già depositato in modo confidenziale la documentazione presso la Sec e punta a raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari, con un possibile debutto entro luglio. A guidare l’operazione ci sarebbero Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley.

Qui la prima cosa da dire è che il mercato ha ancora pochissima visibilità. Per anni vendite, costi, utile e stato patrimoniale di SpaceX sono rimasti una materia accessibile solo a investitori molto vicini al gruppo. Sappiamo però che la parte space ha costruito ricavi e redditività, mentre xAI (inglobata in SpaceX) è ancora in una fase molto più acerba e assorbe grandi quantità di cassa.

Il fatturato di SpaceX è salito a 18,7 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 33% rispetto all’anno precedente, come ha reso noto l’azienda in un documento obbligatorio per le società che intendono quotarsi in borsa. Nei primi tre mesi di quest’anno, il fatturato è salito a 4,7 miliardi di dollari dai 4,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.

Ma l’azienda ha registrato una perdita di oltre 4,9 miliardi di dollari lo scorso anno, rispetto a un utile di 791 milioni di dollari nel 2024, poiché le spese in conto capitale sono quasi raddoppiate, raggiungendo i 20,7 miliardi di dollari, a causa dei notevoli investimenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Se il business spaziale è profittevole, non lo è quello dell’AI, anzi.

A febbraio Musk ha fuso SpaceX e xAI in un’operazione che il dossier indica come valorizzata 1,25 mila miliardi di dollari, la più grande operazione societaria per valore nella storia americana. La logica: dare a xAI più forza finanziaria per competere con OpenAI e Anthropic. Ma proprio questa integrazione complica la lettura dell’IPO. Chi compra il titolo compra un operatore spaziale profittevole con una componente AI ad alto fabbisogno di capitale, oppure una holding che usa la solidità dello spazio per finanziare una corsa più incerta nell’AI?

Musk punta sull’idea che la prossima frontiera della supremazia nell’AI sia costruire data center nello spazio, una scommessa costosa che aiuta a spiegare perché SpaceX abbia cambiato posizione dopo anni passati a dire che non sarebbe andata in Borsa prima di avere razzi diretti regolarmente verso Marte. In altre parole, la quotazione non nasce solo da maturità industriale: nasce anche da una nuova intensità del fabbisogno di capitale.

Ipo delle aziende AI. Un intreccio personale e industriale

C’è poi un filo che lega i tre dossier: Musk, Altman e Amodei arrivano dallo stesso ecosistema originario. Musk e Altman erano alleati nella fase iniziale di OpenAI. Amodei è stato un top executive di OpenAI prima di fondare Anthropic. Oggi i tre guidano soggetti che si contendono capitale, chip, talenti, clienti enterprise e credibilità di mercato.

Dagli ultimi dati emerge che Anthropic è uscita da una crisi di capacità computazionale grazie a un accordo da 45 miliardi di dollari con Musk e SpaceX. Questo significa che il sistema competitivo non è lineare. I rivali si fanno causa, si attaccano sul piano pubblico, ma al tempo stesso firmano accordi infrastrutturali quando servono capacità e potenza di calcolo. È un ecosistema insieme conflittuale e interdipendente. Anche questo, in prospettiva Borsa, conta: il mercato non valuterà singole aziende isolate, ma una rete di dipendenze reciproche tra infrastruttura, modelli, cloud e capitale.

Il grande dubbio: stiamo guardando business già sostenibili o un trasferimento del rischio a piccoli investitori?

Bene anche vedere il quadro generale, per capire che ci aspetta con le tre Ipo (e oltre).

Nel 2025 le imprese statunitensi hanno investito quasi 1,5 mila miliardi di dollari in software e attrezzature IT, contro 466 miliardi al picco della bolla Tmt, pari a 829 miliardi a valori reali. Secondo alcune stime, il 93% della crescita del Pil Usa negli ultimi quattro trimestri sarebbe spiegato dagli investimenti tech.

Per gli hyperscale, tra il 2025 e il 2030 gli investimenti in capitale dovrebbero crescere del 20% l’anno, mentre i ricavi del 15% annuo. Da qui la conclusione: anche ipotizzando in modo molto ottimistico che i ricavi incrementali si trasformino integralmente in profitto, il ritorno implicito sugli investimenti sarebbe negativo per tutti tranne Amazon, secondo un recente calcolo del Financial Times. Per arrivare a un ritorno del 10%, i grandi gruppi dovrebbero generare tra 2 e 5 trilioni di dollari di ricavi addizionali all’anno, a fronte di un perimetro che oggi produce complessivamente circa 1,5 mila miliardi.

Al minimo, questo ci porta a un punto: le Ipo di OpenAI, Anthropic e SpaceX arrivano nel momento in cui il mercato ha smesso di accettare per fede la matematica dell’AI. A conferma, anche l’accoglienza tiepida in borsa per gli ultimi risultati Nvidia. Con le Ipo, il timore di qualche economista è che questo rischio ora sarà distribuito sulle spalle fragili degli investitori retail, famiglie; fondi pensione.

A complicare il quadro, la sorpresa Anthropic, che mostra ricavi in accelerazione e il primo trimestre operativo positivo proprio mentre molti ritenevano impossibile una svolta del genere in tempi brevi.

Questo non smentisce in blocco la tesi prudente sui ritorni dell’AI. La ridimensiona e la rende più selettiva. Non tutti i modelli di business AI sono uguali. Una piattaforma generalista con forte esposizione consumer, una società focalizzata su coding e agenti enterprise e un gruppo ibrido che mescola spazio e AI non possono essere valutati con la stessa metrica. L’errore più facile, davanti alle tre Ipo, sarebbe considerarli tre modi equivalenti di comprare il “tema AI”.

Al contrario, il beneficio che ci arriva dalla prossima stagione dell’Ipo sarà aiutarci a capire quale economia dell’AI sarà premiata dal mercato pubblico e quindi più solida e duratura.

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