Per oltre due anni il dibattito sull’intelligenza artificiale è stato dominato da una domanda: chi possiede il modello più potente? È una domanda importante; ma rischia di diventare rapidamente quella sbagliata.
Indice degli argomenti:
Dal modello più potente al prezzo dell’intelligenza artificiale
La competizione che sta emergendo non riguarda più soltanto la qualità dei modelli. Riguarda il prezzo dell’intelligenza: quanto costa produrla, distribuirla e renderla accessibile a miliardi di persone e imprese.
È qui che la Cina sta cercando di cambiare le regole del gioco.
Negli ultimi mesi, aziende come Alibaba, ByteDance, Tencent, Moonshot AI e DeepSeek hanno innescato una guerra dei prezzi senza precedenti. Attraverso innovazioni architetturali, modelli Mixture-of-Experts, caching, quantizzazione, open-weight e un utilizzo sempre più efficiente delle infrastrutture di calcolo, il costo dei token continua a diminuire.
Ma il vero cambiamento potrebbe essere ancora più profondo.
Futures sui token AI e nascita del mercato dell’intelligenza
Secondo autorevoli indiscrezioni, in Cina si starebbe studiando la possibilità di sviluppare un mercato di contratti futures sui token AI.
Non esiste ancora un mercato operativo e nessuna decisione definitiva è stata annunciata. Tuttavia, il solo fatto che questa ipotesi venga presa in considerazione rivela come stia cambiando il modo di pensare all’intelligenza artificiale.
Non più soltanto software. Non più soltanto modelli; ma una nuova infrastruttura economica.
L’analogia con il petrolio e con l’energia è inevitabile.
Petrolio, gas ed elettricità non vengono semplicemente prodotti e consumati. Esistono mercati, benchmark internazionali e contratti futures che consentono alle imprese di pianificare investimenti, ridurre l’incertezza e proteggersi dalla volatilità dei prezzi.
Domani potrebbe accadere qualcosa di analogo con l’intelligenza artificiale.
Perché fissare oggi il costo futuro dell’inferenza
Un’impresa che sa di dover utilizzare miliardi di token nei prossimi dodici mesi potrebbe voler fissare oggi il costo futuro della propria capacità di inferenza. Come una compagnia aerea gestisce il rischio del prezzo del carburante, un’azienda potrebbe gestire il rischio del costo dell’intelligenza necessaria per alimentare agenti AI, robot, assistenti digitali e sistemi industriali.
Se questo scenario dovesse realizzarsi, assisteremmo alla nascita di un nuovo mercato: il mercato dell’intelligenza.
Il problema della misurazione del prezzo dell’intelligenza artificiale
Naturalmente esiste un problema fondamentale: un token non è una materia prima standard.
Un milione di token generati da un piccolo modello non equivale a un milione di token prodotti da un modello avanzato di reasoning. Cambiano qualità, velocità, affidabilità, capacità di utilizzare strumenti, consumo energetico e valore economico del risultato.
Per questo motivo il futuro non appartiene semplicemente ai token. Appartiene alla misurazione dell’intelligenza.
Dal costo dei token al price of intelligence
Da tempo sostengo la necessità di sviluppare un nuovo indicatore internazionale: il price of intelligence.
Non un semplice listino prezzi dei token, ma un benchmark capace di misurare quanto costa ottenere un determinato livello di prestazione su un insieme trasparente di attività: ragionamento, coding, traduzione, analisi documentale, elaborazione multimodale e utilizzo di strumenti.
Il parametro che conta non è il prezzo nominale di un milione di token; è il costo necessario per produrre una determinata quantità di intelligenza utile.
Solo un indice di questo tipo permetterà di confrontare realmente modelli, cloud provider e piattaforme.
La strategia cinese per costruire il mercato dell’intelligenza
Ed è proprio qui che la strategia cinese appare particolarmente interessante.
La Cina non sta cercando soltanto di costruire modelli competitivi. Sta costruendo un ecosistema completo: modelli, chip, cloud, data center, reti, pacchetti commerciali, distribuzione attraverso gli operatori di telecomunicazioni e, potenzialmente, nuovi strumenti finanziari.… n altre parole. Non punta soltanto a produrre intelligenza; punta a costruire il mercato dell’intelligenza.
La riduzione dei prezzi non rappresenta una minaccia per questo modello industriale. Al contrario. La storia delle telecomunicazioni, di Internet e del cloud insegna che quando il costo unitario diminuisce, la domanda tende ad aumentare ancora più rapidamente.
Più l’intelligenza diventa economica, più applicazioni diventano economicamente sostenibili. Più applicazioni vengono sviluppate, maggiore diventa la domanda di capacità computazionale, reti, data center ed energia.
Il prezzo dell’intelligenza potrebbe quindi assumere per l’economia digitale lo stesso ruolo che il prezzo dell’energia ha svolto per l’economia industriale.
Europa e standard del prezzo dell’intelligenza artificiale
Ed è qui che entra in gioco l’Europa. Il rischio non è soltanto quello di acquistare modelli sviluppati altrove. Il rischio è ancora più profondo: lasciare che siano altri a definire gli standard, i benchmark e i meccanismi attraverso cui l’intelligenza verrà misurata, prezzata e scambiata.
L’Europa dovrebbe contribuire fin da ora alla definizione di metriche condivise per misurare la qualità dell’inferenza, promuovere benchmark aperti e sostenere la nascita di mercati trasparenti e competitivi.
Perché chi definisce gli standard finisce spesso per definire anche il mercato.
Chi definirà il benchmark mondiale dell’intelligenza
La prossima competizione globale non riguarderà soltanto chi costruirà il modello più avanzato. Riguarderà chi riuscirà a stabilire come il mondo misura il valore dell’intelligenza. Il Paese che definirà quell’unità di misura non avrà necessariamente il modello migliore; ma avrà un vantaggio ancora più importante.
Contribuirà a stabilire il linguaggio economico attraverso cui l’intelligenza artificiale verrà acquistata, venduta, valutata e finanziata.
In passato il Brent è diventato il punto di riferimento mondiale per il petrolio. Domani il vero potere potrebbe appartenere a chi definirà il benchmark mondiale dell’intelligenza.
Perché, nell’economia dell’AI, il controllo del prezzo potrebbe rivelarsi persino più importante del controllo del modello.






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