scenari

Dati solidi e visione industriale: così l’AI crea valore



Indirizzo copiato

Dati, intelligenza artificiale e AI agentica per medie e grandi imprese. Converteo, società del gruppo Dékuple, punta su questi elementi. Al centro ci sono qualità del dato, casi d’uso con ritorni misurabili, governance e impatto dell’AI Act europeo sul mercato italiano

Pubblicato il 15 lug 2026

Michele Caruso

amministratore delegato di Converteo Italia



Converteo Italia
Foto Converteo
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti


La fase dei progetti pilota sull’intelligenza artificiale è ormai superata. Eppure esistono ancora ostacoli che impediscono alle imprese italiane di industrializzare l’AI e trasformarla in un vantaggio competitivo misurabile. Vediamo principalmente due grandi ostacoli. Il primo è legato alla maturità del dato all’interno delle organizzazioni. Molte aziende vogliono correre verso l’AI e gli agenti autonomi, ma non dispongono di fondamenta dati solide.

Il nodo dei dati prima ancora degli algoritmi

Converteo Italia
Michele Caruso

Senza un’infrastruttura dati pulita, accessibile e ben governata, l’AI non può performare: l’output sarà sempre limitato dalla qualità dell’input. Il secondo ostacolo è strategico: manca spesso la capacità di identificare i processi in cui l’AI porta un reale valore aggiunto. Per questo le aziende hanno un disperato bisogno di essere guidate nell’inquadramento strategico, per comprendere in modo granulare le potenzialità della tecnologia e capire esattamente dove conviene investire per ottenere un ROI tangibile.

Dove l’AI agentica produce valore oggi

Quali sono i casi d’uso che oggi generano davvero ritorni economici concreti per le aziende? Ci sono due macro-ambiti in cui vediamo ritorni economici straordinari. Il primo riguarda settori come il retail e il lusso, dove l’AI sta ridisegnando l’intera customer experience: parliamo di un servizio clienti iper-personalizzato, di ottimizzazione del marketing e dell’advertising, fino alla traduzione e localizzazione dei messaggi su larga scala. Il secondo ambito, più “dietro le quinte” ma altrettanto cruciale, riguarda l’intera catena del valore del dato.

L’AI agentica sta rivoluzionando la data quality: permette di trattare enormi moli di dati complessi e destrutturati, analizzarli in tempo reale, visualizzarli e “farli parlare”. Questo riduce drasticamente le frizioni organizzative e genera enormi risparmi di tempo. Cosa è ancora immaturo? Probabilmente l’idea di affidare decisioni strategiche critiche al 100% a un agente autonomo. L’approccio human-in-the-loop (l’umano al centro per la validazione) per ora resta indispensabile.

La partita della consulenza sull’AI

Il mercato italiano della consulenza sull’AI è sempre più affollato, con grandi società internazionali, system integrator e boutique specializzate. Il nostro elemento distintivo si fonda su due pilastri. Innanzitutto, la nostra expertise storica sui dati dal 2007. Noi nasciamo come pure player della data al servizio del business. Le competenze in data science sono il cuore pulsante da cui si estrae il vero valore dell’AI agentica; se non hai questo DNA, rischi di fallire il bersaglio. In secondo luogo, la nostra capacità di creare un ponte tra le esigenze di business e la tecnologia.

Oggi sembra facilissimo per un direttore HR o marketing creare il proprio agente AI o un software su misura, ma la vera sfida è dietro le quinte: infrastruttura, architettura e governance sono gli elementi chiave. Il successo di Converteo si basa proprio sul far lavorare in perfetta sinergia queste diverse anime dell’azienda. Nei prossimi tre anni, oltre al retail e al lusso, credo che banche, assicurazioni e telecomunicazioni offriranno le opportunità più grandi, essendo settori estremamente ricchi di dati.

L’errore più frequente: pensare in piccolo

L’errore più grande che commettono le imprese italiane quando avviano un percorso di trasformazione basato sull’intelligenza artificiale è pensare troppo in piccolo e non progettare fin dal primo giorno il passaggio su larga scala. Molte aziende restano intrappolate nella cosiddetta “sindrome del POC” (Proof of Concept): testano un prototipo in una sandbox, festeggiano il successo tecnico, ma scoprono che la soluzione non è scalabile.

Il punto fondamentale non è chiedersi “il mio agente AI funzionerà su larga scala?” – perché tecnologicamente è molto probabile che lo farà – ma piuttosto “quale valore misurabile creerà una volta implementato in tutta l’azienda?”. È una domanda che spesso viene posta nel modo sbagliato, o troppo tardi.

L’AI Act come cornice del mercato europeo

L’AI Act europeo entrerà nella sua fase più operativa (2 agosto) proprio mentre Converteo avvia le attività in Italia. Considero l’AI Act prima di tutto una grande opportunità e un vantaggio competitivo per l’Unione Europea. Stiamo definendo regole e standard precisi per proteggere i cittadini e i consumatori; standard a cui anche le grandi aziende extra-europee dovranno inevitabilmente adeguarsi. Avere stabilito queste regole ci dà un forte vantaggio temporale a livello globale. Ovviamente c’è una fisiologica fase di adattamento.

Si parte dalla formazione: le aziende devono comprendere l’architettura dell’AI Act e la logica della “piramide dei rischi”. Poi dovranno mappare, sottoporre ad audit e classificare correttamente i propri sistemi. Tra i clienti che accompagniamo in Europa vediamo livelli di maturità molto eterogenei, ma le aziende si stanno muovendo con decisione. Questo fermento è palpabile anche e soprattutto in Italia, dove riscontriamo una forte volontà di accelerare, formarsi e cogliere questa sfida normativa come un’occasione di business.


Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x