I sistemi di cura moderni affrontano una pressione senza precedenti, guidata da profondi mutamenti demografici e da una progressiva contrazione della forza lavoro strutturale. Per comprendere la direzione di questo cambiamento e l’apporto delle nuove tecnologie automatizzate, un’importante chiave di lettura arriva del recente convegno scientifico incentrato sull’impatto dei sistemi automatizzati in medicina, curato dall’Osservatorio Innovative Robotics presso gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.
I dati presentati dagli esperti delineano una trasformazione profonda in cui la robotica sanitaria si configura come un pilastro essenziale per garantire la sostenibilità, la sicurezza e l’efficacia dei futuri modelli terapeutici ospedalieri e territoriali.
Indice degli argomenti:
La transizione demografica e l’urgenza della robotica sanitaria
La necessità di integrare sistemi intelligenti nelle strutture ospedaliere risponde a due precise emergenze strutturali analizzate da Elena De Momi, responsabile scientifico dell’Osservatorio e coordinatrice del Nearlab, il Neuroengineering and Medical Robotics Laboratory. Il primo fattore è rappresentato dal repentino invecchiamento della popolazione globale. Le proiezioni demografiche indicano che entro il 2050 una persona su sei avrà superato i 65 anni di età.
Questo andamento implica un raddoppiamento della popolazione anziana rispetto ai parametri attuali, generando un incremento notevole della spesa sanitaria complessiva. I dati epidemiologici confermano che il 75% di tali risorse economiche è oggi assorbito dalla gestione delle malattie croniche, che richiedono un’assistenza continuativa e prolungata nel tempo.
Il secondo elemento critico è la carenza di professionisti sanitari, aggravata dai numerosi pensionamenti previsti per i prossimi anni. Il sistema si troverà a fare i conti con una netta riduzione del numero di medici, infermieri e figure professionali specificamente dedicate all’assistenza cognitiva e fisica dei pazienti. Questo divario tra l’aumento della domanda di cure e la contestuale diminuzione della forza lavoro disponibile apre la strada all’introduzione della cosiddetta Physical AI in ambito medico.
Come evidenziato da De Momi, tutto ciò implica un aumento della domanda e una diminuzione della forza lavoro: sono quindi enormi le possibilità di mercato e sviluppo per l’intelligenza artificiale, la robotica, l’automazione e la sanità digitale.
Le quattro direttrici dell’automazione medica
L’applicazione delle tecnologie robotiche all’interno del comparto medicale si sviluppa lungo quattro macro-aree distinte, ognuna finalizzata a risolvere una specifica esigenza operativa delle strutture di cura.
Riabilitazione motoria e innovazione biomeccanica
Il segmento della riabilitazione rappresenta un mercato in forte espansione, all’interno del quale i dispositivi automatizzati operano affiancando o sostituendo l’intervento diretto dell’operatore umano. L’efficacia di questo approccio poggia su presupposti clinici precisi. De Momi ha spiegato che «È stato dimostrato che la robotica ha un vantaggio competitivo nell’efficacia del trattamento, perché permette un controllo preciso e un’uniformità di prestazioni misurabili; l’allenamento intensivo e ripetitivo è fondamentale per il recupero dei pazienti».
La concretizzazione tecnologica di questo pilastro si esprime attraverso l’uso di esoscheletri, ovvero strutture robotiche che vengono agganciate direttamente agli arti del paziente con l’obiettivo di potenziarne o ripristinarne le capacità di movimento. Queste apparecchiature si dividono in sistemi attivi, passivi o ibridi. I modelli ibridi combinano l’attuazione prettamente meccanica con la stimolazione elettrica mirata della muscolatura residua del soggetto, accompagnando in modo sinergico il percorso di ripresa delle funzioni motorie compromesse.
Questa attività di ricerca avanzata fa capo ai Leonardo Robotics Labs, una struttura complessa che unisce il Nearlab, il laboratorio Merlin coordinato da Paolo Rocco e l’AIRLab.
Assistenza ai fragili e automazione della logistica
La seconda e la terza direttrice riguardano l’assistenza e la gestione dei flussi logistici. Nel campo assistenziale, le macchine intervengono a supporto delle fasce di pazienti più fragili o operano in chiave ergonomica per tutelare la salute degli stessi lavoratori sanitari, prevenendo l’insorgenza di patologie legate a posture scorrette o sforzi eccessivi durante lo spostamento dei carichi. La tecnologia permette sia di sostituire funzioni biologiche completamente perdute, attraverso l’impiego di bracci robotici per pazienti inabili al movimento, sia di introdurre sistemi umanoidi per l’assistenza cognitiva.
Sul piano della logistica interna agli ospedali, l’automazione ottimizza l’impiego della manodopera attraverso robot dedicati al trasporto di farmaci e merci tra i vari reparti. Un trend di forte rilievo investe inoltre l’industria farmaceutica, che sta implementando linee di produzione interamente automatizzate. In questo specifico sotto-settore, il robot industriale si fa carico della manipolazione per la preparazione dei composti chimici, del controllo qualità, del monitoraggio costante dei processi e della gestione logistica integrata.
La chirurgia ad alta autonomia e le sale integrate
La robotica chirurgica possiede una storia ventennale e sperimenta oggi una fase di accelerazione commerciale e tecnologica. L’evoluzione di questi sistemi non mira alla sostituzione del medico, bensì all’incremento dei livelli di autonomia della macchina per elevare gli standard di sicurezza in sala operatoria.
Secondo l’analisi degli esperti, il funzionamento è assimilabile a quello dei moderni sistemi di assistenza alla guida automobilistica: l’intelligenza artificiale interviene frenando automaticamente se rileva un pericolo imminente. Nella pratica chirurgica, ciò si traduce nello sviluppo di sistemi capaci di “vedere” in anticipo rispetto all’occhio del chirurgo, offrendo una guida predittiva all’azione dell’operatore.
Questo paradigma richiede l’allestimento di sale operatorie completamente integrate, un esempio recente è quello dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dove le nuove sale consentono di acquisire la totalità delle informazioni prodotte durante l’atto operatorio. L’intelligenza artificiale interviene per elaborare questa massiccia mole di dati, decodificando l’andamento dell’intervento e mappandone le singole fasi.
Le informazioni dettagliate ricavate da questo processo di analisi vengono successivamente impiegate per un duplice scopo: ottimizzare l’esecuzione delle procedure chirurgiche future e supportare il percorso di training dei nuovi chirurghi.
Il dibattito sui sistemi umanoidi e le applicazioni sul campo
L’ingresso dei robot umanoidi nelle corsie ospedaliere rappresenta un’area di sperimentazione scientifica focalizzata sull’interazione con il paziente, sulla riabilitazione di tipo cognitivo e sul supporto prettamente fisico. L’efficacia di tali soluzioni è stata validata sul campo da un progetto di ricerca sviluppato dal Campus Bio-Medico, che ha testato l’utilizzo di umanoidi per l’esecuzione di esercizi fisici strutturati che il paziente era tenuto a imitare, confermando il valore terapeutico di questo tipo di interazione assistenziale.
La presenza di un robot dalle sembianze umane non è tuttavia applicabile indistintamente a ogni ambiente clinico. All’interno della sala operatoria, la conformazione dell’umanoide risulta tecnicamente inefficiente. Per gestire la strumentazione chirurgica non occorrono l’ampia gamma di gradi di libertà tipica di un corpo umano o una mano antropomorfa; la chirurgia richiede configurazioni geometriche differenti, basate su un posizionatore ottimizzato per lo specifico strumento d’intervento. Ciononostante, i modelli predittivi a lungo termine delineano scenari futuri in cui la presenza di unità umanoidi diventerà comune anche nei blocchi operatori.
Le barriere tecniche, economiche e regolatorie all’adozione
Il percorso di integrazione della robotica sanitaria all’interno dei flussi clinici ordinari deve superare una serie di barriere strutturali di natura tecnica, umana ed economica.
- Complessità ambientale e gestione dei dati: l’ambiente clinico si caratterizza per essere uno spazio dinamico e intrinsecamente complesso, fattore che richiede un ulteriore sforzo di sviluppo ingegneristico per garantire ai robot la robustezza operativa necessaria. A questo si aggiunge la criticità legata alla disponibilità dei dati. Se il settore delle auto a guida autonoma può fare affidamento su miliardi di informazioni digitali, i dati clinici non risultano ancora organizzati, strutturati o correttamente annotati. Trattandosi di informazioni strettamente personali, sussistono stringenti vincoli legati alla privacy e alla diffusione, che i ricercatori stanno affrontando attraverso l’implementazione di modelli di apprendimento federato.
- Fattori umani e sostenibilità finanziaria: l’accettazione della tecnologia da parte del personale medico può incontrare resistenze culturali, sebbene i professionisti sanitari più giovani dimostrino una spiccata propensione all’innovazione, a patto che ne sia chiaramente comprovata l’efficacia sul piano clinico. Sotto il profilo economico, i costi di fabbricazione e i successivi oneri di manutenzione rimangono elevati, risentendo in modo marcato delle rigide procedure di certificazione industriale richieste dal mercato medicale.
- La conformità ai regolamenti europei: il quadro normativo rappresenta uno degli ostacoli più complessi per il tessuto imprenditoriale. In Europa, lo sviluppo e l’immissione sul mercato di queste tecnologie sono rigidamente normati dal Medical Device Regulation e dalle disposizioni dell’AI Act europeo. Le aziende di piccole dimensioni incontrano forti difficoltà gestionali ed economiche nel condurre i complessi protocolli di test necessari a garantire la sicurezza e l’efficacia dei dispositivi.
Verso un modello di sanità territoriale e distribuita
L’orizzonte evolutivo della medicina si muove verso una riconfigurazione degli spazi di cura, dove la componente fisica e quella digitale si integreranno in modo definitivo. Le infrastrutture di rete svolgono un ruolo abilitante in questa transizione, come ricordato da Rocco: «le infrastrutture digitali annullano le distanze».
La struttura dei servizi sanitari è destinata a decentrarsi verso il territorio, assumendo una fisionomia distribuita, ma i nuclei ospedalieri centrali manterranno il ruolo di hub tecnologici, traendo un beneficio diretto dall’impiego di sistemi automatizzati. In questa configurazione logistica, la gestione dei flussi dei pazienti e il coordinamento delle risorse logistiche saranno affidati ad architetture di intelligenza artificiale. L’obiettivo finale di questo processo di automazione strutturale risiede nella capacità di strutturare un’assistenza sanitaria che rimanga incentrata sulle necessità dell’uomo, migliorando l’efficacia terapeutica e l’accessibilità dei servizi per l’intera popolazione.
De Momi ha confermato questa traiettoria di sviluppo precisando che «l’ospedale del futuro non sarà solo fisico ma digitale. La sanità sarà territoriale e distribuita, ma il centro di cura beneficerà della presenza di robot per logistica, produzione di farmaci, chirurgia, riabilitazione e assistenza infermieristica».






Partecipa alla community