Un miliardo di dollari nei prossimi cinque anni. È quanto investirà Salesforce in Italia per accelerare l’adozione dell’AI agentica, la nuova fase dell’intelligenza artificiale applicata ai processi aziendali in cui i sistemi non si limitano a generare risposte, ma eseguono attività, orchestrano workflow e interagiscono con dati e applicazioni operative.
Il piano annunciato il 16 giugno 2026 prevede l’apertura di una nuova sede a Milano, a Palazzo Missori, l’ampliamento dell’organico e programmi di formazione per imprese, partner e pubbliche amministrazioni. L’investimento arriva in un momento in cui l’Italia mostra una crescita rapida nell’uso dell’AI, ma parte ancora da una base industriale disomogenea: molte grandi imprese stanno sperimentando o scalando soluzioni avanzate, mentre una parte rilevante delle PMI deve ancora consolidare dati, competenze e infrastrutture digitali.

Indice degli argomenti:
Perché l’AI agentica cambia la posta in gioco
L’AI agentica indica sistemi capaci di pianificare ed eseguire più passaggi all’interno di un processo: qualificare un contatto commerciale, aprire una pratica di assistenza, aggiornare dati nel crm, generare un’offerta, attivare un workflow di back office o supportare un operatore pubblico nella gestione di una richiesta. La differenza rispetto ai chatbot tradizionali è nella capacità di agire su processi e applicazioni, entro limiti, permessi e controlli definiti dall’organizzazione.
È qui che si colloca Agentforce, la piattaforma con cui Salesforce sta riposizionando la propria offerta attorno agli agenti AI. Nel comunicato ufficiale l’azienda cita clienti italiani come Ferrari, Enel, UniCredit, Telepass, Trenitalia e Inps. Tra i casi indicati, Telepass avrebbe automatizzato con Agentforce l’84% delle risposte del servizio clienti, mentre Trenitalia sta integrando agenti digitali a supporto di vendite e customer service per una base di oltre 500 milioni di passeggeri l’anno.
La scelta dell’Italia non è isolata. Salesforce sta usando l’AI agentica come leva per rafforzare la propria presenza nei mercati in cui il software enterprise incontra filiere industriali complesse, servizi regolati e grandi bacini di dati operativi. L’Italia offre un terreno interessante proprio perché combina manifattura, servizi finanziari, energia, trasporti, pubblica amministrazione e un ecosistema di PMI che può trarre benefici dall’automazione, ma solo se l’adozione non resta confinata ai grandi gruppi.

“In Salesforce ci impegniamo a costruire un’Italia pronta per il futuro, che sia all’avanguardia nell’era dell’AI agentica”, dichiara Vanessa Fortarezza, SVP e country general manager, Salesforce Italia. “L’Enterprise Architecture Academy concretizza questa ambizione, fornendo a partner, clienti e ingegneri di Salesforce le competenze necessarie per avere successo.”
I numeri dell’adozione in Italia
I dati Istat su imprese e tecnologie digitali mostrano un’accelerazione evidente. Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di AI, contro l’8,2% del 2024 e il 5% del 2023. La crescita è più marcata nelle grandi imprese, passate dal 32,5% al 53,1% in un anno, mentre nelle PMI l’adozione è salita dal 7,7% al 15,7%.
Il confronto europeo aiuta a misurare il margine ancora disponibile. Eurostat stima che nel 2025 il 19,95% delle imprese dell’Unione europea con almeno 10 addetti utilizzi tecnologie di AI. Nello stesso anno, la media europea sale al 55,03% tra le grandi imprese, mentre si ferma al 17% tra le piccole.
L’Italia è quindi dentro un movimento continentale, ma la distanza dal target del 75% di adozione di AI, cloud e data analytics previsto dagli obiettivi del Decennio Digitale resta ampia.
La fotografia sintetica è questa:
| Indicatore | Valore | Fonte e periodo |
|---|---|---|
| Imprese italiane con almeno 10 addetti che usano IA | 16,4% | Istat, 2025 |
| Imprese italiane con almeno 10 addetti che usavano IA | 8,2% | Istat, 2024 |
| Grandi imprese italiane che usano IA | 53,1% | Istat, 2025 |
| PMI italiane che usano IA | 15,7% | Istat, 2025 |
| Imprese UE con almeno 10 addetti che usano IA | 19,95% | Eurostat, 2025 |
| Grandi imprese UE che usano IA | 55,03% | Eurostat, 2025 |
Dati e competenze, il vero collo di bottiglia
L’investimento Salesforce punta su due condizioni operative: persone e architetture. La nuova sede milanese sarà anche un hub formativo, mentre la Enterprise Architecture Academy partirà con oltre 70 partecipanti tra partner, clienti e solution engineer. È un dettaglio rilevante perché gli agenti AI funzionano solo quando possono accedere a dati affidabili, identità gestite, sistemi integrati e regole chiare su ciò che possono o non possono fare.
Il punto emerge anche dal report Salesforce “State of Sales”, settima edizione, basato su una survey condotta tra agosto e settembre 2025 su 4.050 professionisti delle vendite in 22 Paesi, Italia inclusa. Tra i team commerciali che usano agenti AI, il 51% segnala che le preoccupazioni sulla sicurezza hanno ritardato iniziative di AI; il 46% indica problemi di qualità dei dati; il 51% dei sales leader con AI sostiene che i silos tecnologici limitano o rallentano i progetti.
McKinsey, nel rapporto “State of AI: Global Survey 2025”, colloca il tema nello stesso passaggio: l’88% dei rispondenti dichiara un uso regolare dell’AI in almeno una funzione aziendale, ma solo circa un terzo delle organizzazioni ha iniziato a scalare i programmi a livello enterprise. Sugli agenti AI, il 23% afferma di averli portati in scala almeno in una funzione, mentre un ulteriore 39% è in fase di sperimentazione. La distanza tra test e impatto industriale resta quindi la misura più concreta della maturità.

Il rischio dell’agent washing
L’AI agentica è anche un mercato esposto a forte pressione commerciale. Gartner, società di ricerca e consulenza tecnologica, prevede che entro il 2026 il 40% delle applicazioni enterprise includerà agenti AI task-specific, contro meno del 5% nel 2025. La stessa Gartner avverte però che oltre il 40% dei progetti di AI agentica potrebbe essere cancellato entro la fine del 2027 per costi crescenti, valore non chiaro o controlli di rischio insufficienti.
Il rischio principale è confondere assistenti, chatbot evoluti e automazioni tradizionali con agenti realmente capaci di operare su obiettivi, contesti e applicazioni. In un’impresa regolata, questa distinzione non è lessicale: riguarda responsabilità, audit, cybersicurezza, protezione dei dati, gestione delle identità digitali e continuità operativa. Un agente che può modificare un ordine, aprire una pratica, aggiornare un profilo cliente o suggerire una decisione amministrativa deve essere governato come un componente del sistema informativo, non come una semplice interfaccia conversazionale.
La cornice regolatoria europea e italiana
Il piano Salesforce si inserisce in una cornice normativa che sta diventando più stringente. L’AI Act europeo ha già fatto entrare in applicazione le disposizioni su alfabetizzazione AI e pratiche vietate dal 2 febbraio 2025; dal 2 agosto 2025 si applicano le regole sui modelli di uso generale e la governance; dal 2 agosto 2026 entrerà in applicazione la maggior parte delle norme, comprese quelle sui sistemi ad alto rischio e sugli obblighi di trasparenza.
In Italia, la legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha introdotto principi nazionali su ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione dei sistemi di AI. La governance affida un ruolo centrale ad Acn e Agid, mentre la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026 individua quattro macroaree di intervento: ricerca, pubblica amministrazione, imprese e formazione.
Per Salesforce e per gli altri operatori del software enterprise, questo significa che la competizione non si giocherà solo sulle funzionalità degli agenti, ma sulla capacità di offrire strumenti coerenti con tracciabilità, controllo umano, sicurezza e conformità. Per imprese e PA italiane, il tema diventa più operativo: prima di adottare agenti AI su larga scala, occorre sapere quali dati vengono usati, quali azioni sono consentite, chi autorizza le decisioni e come vengono registrati gli interventi automatici.
Cosa può cambiare per imprese e PA
Il miliardo di dollari annunciato da Salesforce rafforza l’offerta di competenze e piattaforme in un mercato italiano che ha iniziato ad accelerare, ma non ha ancora trasformato l’AI in capacità diffusa. La nuova fase potrebbe incidere soprattutto nei processi ad alta intensità informativa: customer care, vendite, gestione documentale, servizi al cittadino, manutenzione, procurement, amministrazione interna, supporto agli operatori e personalizzazione dei servizi.
Il beneficio potenziale è la riduzione del lavoro ripetitivo e il miglioramento dei tempi di risposta. Il limite è che gli agenti AI amplificano la qualità dell’organizzazione che li adotta: se i dati sono incompleti, i sistemi non comunicano, le responsabilità sono opache o le competenze mancano, l’automazione rischia di aumentare complessità invece di ridurla.
L’investimento Salesforce segnala che l’Italia è considerata un mercato su cui costruire la prossima fase del software enterprise. La sua efficacia dipenderà però da una condizione più ampia del singolo annuncio: trasformare l’AI agentica da promessa commerciale a infrastruttura governata, misurabile e integrata nei processi reali di imprese e amministrazioni.
Fonti
Salesforce Newsroom, comunicato del 16 giugno 2026;
Istat, “Imprese e ICT – Anno 2025”;
Eurostat, “Use of artificial intelligence in enterprises”, dati 2025;
Salesforce, “State of Sales Report 2026”;
McKinsey, “The State of AI: Global Survey 2025”;
Gartner, comunicati su enterprise apps e progetti di agentic AI;
Commissione europea, timeline AI Act;
Gazzetta Ufficiale, legge 23 settembre 2025 n. 132;
Dipartimento per la trasformazione digitale, Strategia italiana per l’IA 2024-2026.




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