L’Europa alza l’asticella dello scontro con Google sull’intelligenza artificiale mobile. La Commissione europea ha comunicato il 27 aprile 2026 le sue conclusioni preliminari nel procedimento avviato a gennaio su Android e chiede ad Alphabet di garantire ai servizi AI concorrenti un accesso effettivo alle stesse funzioni che oggi favoriscono Gemini. Google respinge l’impostazione di Bruxelles e parla di “intervento ingiustificato”.
Ma il punto politico ed economico è già chiaro: per l’Unione, l’AI su smartphone non può diventare il nuovo terreno su cui un gatekeeper consolida il proprio vantaggio di piattaforma.
Indice degli argomenti:
La posta in gioco per Google e per il mercato
Il caso nasce dentro il Digital Markets Act, il regolamento europeo che impone obblighi speciali alle grandi piattaforme considerate “gatekeeper”. A oggi i gatekeeper designati dalla Commissione sono sei: Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft.
Per Bruxelles, Android è un accesso decisivo al mercato e non può essere gestito in modo da riservare a Gemini un’integrazione che altri operatori non possono replicare.
La questione non riguarda soltanto la presenza preinstallata dell’assistente di Google. Il nodo è più profondo: Gemini dispone di scorciatoie di sistema, accesso contestuale, integrazione con app e servizi del gruppo, capacità di agire sul dispositivo e possibilità di sfruttare risorse hardware e software che, secondo la Commissione, non sono oggi disponibili in modo equivalente ai concorrenti.
È questo il punto che trasforma il caso da semplice disputa tecnica a dossier di politica industriale digitale.
Per il mercato europeo il tema è rilevante perché lo smartphone sta diventando il luogo in cui l’AI smette di essere un chatbot separato e diventa interfaccia operativa. Chi controlla questa interfaccia controlla una parte crescente della relazione con l’utente: ricerca di informazioni, scrittura di messaggi, prenotazioni, foto, navigazione, produttività personale.
In altre parole, il rischio individuato da Bruxelles è che il vantaggio storico di Google su Android si trasferisca quasi automaticamente anche nell’era degli assistenti AI.

Cosa chiede davvero la Commissione europea
Nelle pagine pubblicate il 27 aprile, la Commissione spiega che i terzi dovrebbero poter interoperare con Android in modo “effettivo” e gratuito. La consultazione pubblica resterà aperta fino al 13 maggio 2026, mentre la decisione finale è attesa entro il 27 luglio 2026. Non si tratta quindi di un richiamo generico: Bruxelles ha già messo sul tavolo un set dettagliato di misure.
Tra i punti più rilevanti c’è la possibilità per servizi AI terzi di essere richiamati con una hotword propria, oppure tramite pressioni prolungate del tasto home o del sistema di navigazione, oggi uno dei passaggi più preziosi per l’accesso immediato all’assistente. La Commissione propone anche che questi servizi possano leggere il contesto dello schermo, ricevere input utili a tradurre testo o interpretare ciò che l’utente sta visualizzando e interagire con le app installate per eseguire operazioni per conto dell’utente.
Un secondo blocco riguarda l’accesso al contesto personale e ai dati locali. Bruxelles punta a consentire ai servizi concorrenti di usare, con il consenso dell’utente, dati presenti sul dispositivo e flussi informativi oggi cruciali per suggerimenti proattivi, riepiloghi e azioni contestuali.
Nel case summary pubblicato dalla Commissione compare anche un riferimento sostanziale a funzioni simili a Magic Cue, la funzione di Google pensata per far emergere suggerimenti in base all’attività in corso.
Un terzo fronte è quello delle azioni dentro le app e nel sistema operativo. L’obiettivo è permettere a servizi diversi da Gemini di eseguire compiti in app di terze parti o nelle impostazioni del telefono, come modificare opzioni di sistema, aprire applicazioni, controllare contenuti multimediali, gestire calendario, email o foto. Se applicate, queste misure renderebbero Android molto più simile a una piattaforma di interoperabilità AI che a un ambiente cucito intorno all’assistente del proprietario del sistema.
Perché Bruxelles interviene ora
Il tempismo non è casuale. La Commissione osserva che il mercato mobile è a un “punto di flessione tecnologico” in cui i servizi AI stanno diventando accessi centrali ai dispositivi. Nel case summary, Bruxelles ricorda anche che circa il 60% degli utenti mobili europei usa uno smartphone Android. Questo dato spiega perché il tema non venga trattato come un dettaglio di design software: se l’interfaccia AI dominante su Android restasse di fatto riservata a Google, l’intero mercato degli assistenti mobili rischierebbe di nascere con un forte squilibrio competitivo.
L’Unione sta cercando di evitare una dinamica già vista in altri segmenti digitali: integrazione verticale, vantaggio di default, maggiore accesso ai dati e capacità di trasformare la posizione di gatekeeper in una rendita durevole anche sul nuovo ciclo tecnologico. In questo senso, il caso Android-Gemini è uno dei primi test concreti del DMA nella fase dell’AI generativa e agentica.
C’è poi una ragione industriale più ampia. In Europa si discute da mesi del ritardo del continente nello sviluppo di grandi piattaforme AI consumer. Bruxelles prova a compensare almeno in parte questo divario impedendo che gli spazi di distribuzione e uso siano chiusi a monte.
La scommessa è che più interoperabilità significhi più margine per startup, software house, player enterprise e produttori di device interessati a costruire servizi alternativi o specializzati.
La risposta di Google: autonomia, costi e sicurezza
Google ha reagito con durezza. In una dichiarazione riportata da Reuters il 27 aprile, Clare Kelly, senior competition counsel dell’azienda, ha definito la mossa europea un “unwarranted intervention”, sostenendo che un simile intervento toglierebbe autonomia ai produttori di dispositivi, imporrebbe accesso a hardware e permessi sensibili, farebbe salire i costi e metterebbe sotto pressione privacy e sicurezza degli utenti europei.
L’argomento di Google è coerente con la linea difensiva seguita sul DMA fin dalla sua entrata in vigore: troppa regolazione rischia, secondo il gruppo, di rallentare innovazione, peggiorare l’esperienza utente e complicare la personalizzazione che i produttori fanno dell’ecosistema Android. È una tesi che parla soprattutto agli OEM, agli sviluppatori che temono nuova complessità tecnica e a chi vede nel vantaggio di integrazione una ricompensa per gli investimenti fatti da Google nell’AI.
Ma la posizione europea, almeno sulla carta, prova a disinnescare questa obiezione. Nel case summary la Commissione precisa che le misure proposte non impedirebbero ai produttori di continuare a differenziare i propri dispositivi, a preinstallare servizi, definire impostazioni di default, costruire interfacce proprietarie o valorizzare caratteristiche hardware.
In più, Bruxelles riconosce che Google può adottare misure strettamente necessarie e proporzionate per proteggere integrità del sistema, sicurezza e privacy.
Il vero terreno dello scontro, quindi, non è il principio astratto dell’apertura, ma il confine concreto tra interoperabilità e accesso a componenti sensibili del sistema. È qui che si giocherà la partita dei prossimi mesi.
Gli effetti economici per concorrenti, produttori e utenti
Se la decisione finale confermerà l’impianto preliminare, le conseguenze andranno oltre il mercato dei chatbot. Per i concorrenti di Gemini, da ChatGPT a Claude fino ai player verticali, si aprirebbe la possibilità di costruire assistenti mobili con più visibilità, più funzioni operative e una minore dipendenza da singole app isolate. Il valore non sarebbe solo nella possibilità di “essere installati”, ma nell’avere accesso a punti di ingresso di sistema che oggi determinano uso e frequenza d’interazione.
Per i produttori di smartphone, la mossa europea potrebbe tradursi in più libertà di assemblare stack AI diversi, scegliendo partner differenti in base a segmenti di mercato, geografie o modelli di monetizzazione. Questo non significa automaticamente meno Google su Android, ma certamente riduce il peso del vantaggio incorporato di Gemini come standard quasi inevitabile.
Per gli utenti, l’effetto più visibile sarebbe una maggiore libertà di scelta senza perdita di funzionalità. Oggi un utente può scaricare un’app AI alternativa, ma non può aspettarsi lo stesso grado di integrazione di Gemini con il sistema. Se l’interoperabilità diventasse effettiva, la differenza tra assistente “preinstallato” e assistente “scelto” potrebbe assottigliarsi molto.
Resta però il costo di compliance. Google dovrà documentare framework e API, offrire accesso gratuito, supporto tecnico e pari condizioni fra app preinstallate e app installate dall’utente. Non è un cambiamento marginale.
E se Bruxelles ritenesse insufficiente l’adeguamento, il DMA prevede multe fino al 10% del fatturato mondiale annuo, che possono salire al 20% in caso di recidiva.
Il precedente DMA e il test sull’AI mobile
Il contenzioso su Android AI arriva dopo altri interventi europei già imposti a Google in applicazione del DMA, dai choice screen per la ricerca alle modifiche nei pagamenti alternativi sul Play Store, fino ai limiti sulla combinazione dei dati fra servizi. In questo senso, non siamo davanti a un episodio isolato, ma alla prosecuzione di una strategia regolatoria che vuole impedire ai gatekeeper di presidiare ogni nuova frontiera digitale con lo stesso schema: controllo dell’accesso, vantaggio di default, uso esclusivo dei dati e scarsa contendibilità del mercato.
La novità è che ora il confronto entra nel cuore dell’AI integrata nei sistemi operativi. È un passaggio più sensibile dei precedenti, perché tocca contemporaneamente concorrenza, sicurezza, privacy, prestazioni del dispositivo e architettura dell’esperienza utente. Per questo il caso Google-Android-Gemini avrà valore di precedente anche per altri ecosistemi e per future applicazioni del DMA.
La sintesi: un caso europeo che parla a tutto il settore
Bruxelles sta dicendo a Google che il prossimo monopolio da evitare è quello dell’assistente AI incorporato nel telefono. Non basta che un servizio rivale sia scaricabile: deve poter competere quasi alle stesse condizioni dell’assistente del proprietario della piattaforma. È questa la linea politica che emerge dai documenti del 27 aprile 2026.
Per Google, la richiesta europea rischia di erodere un vantaggio costruito sull’integrazione tra Android, Gemini e l’intero portafoglio di servizi del gruppo. Per il mercato, invece, può diventare il primo vero test su cosa significhi concorrenza nell’era dell’AI “ambientale”, quella che ascolta, suggerisce, apre app, scrive messaggi, legge il contesto e agisce in background.
Se la Commissione confermerà le misure a luglio, l’Europa avrà fissato un principio destinato a fare scuola: l’intelligenza artificiale su mobile non può essere una prerogativa del sistema operativo che la ospita.
Fonti principali
- Commissione europea, “Commission seeks feedback on measures to ensure interoperability with Google’s Android under the Digital Markets Act”, 27 aprile 2026: https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-seeks-feedback-measures-ensure-interoperability-googles-android-under-digital-markets
- Commissione europea, consultazione DMA.100220 su Android e AI, apertura 27 aprile 2026, scadenza 13 maggio 2026: https://digital-markets-act.ec.europa.eu/dma100220-consultation-proposed-measures-interoperability-google-android-article-67-dma_en
- Commissione europea, apertura del procedimento di specificazione contro Google del 27 gennaio 2026: https://digital-markets-act.ec.europa.eu/commission-opens-proceedings-assist-google-complying-interoperability-and-online-search-data-sharing-2026-01-27_en
- Case Summary ufficiale Commissione europea, DMA.100220 – Google Android interoperability, 27 aprile 2026: https://digital-markets-act.ec.europa.eu/document/download/526ffc7a-1eb8-4ca7-81c3-fa074f44518c_en?filename=DMA.100220+-+Case+Summary+-+Google+Android+-+interoperability.pdf
- Commissione europea, Q&A cittadini sul DMA, regime sanzionatorio: https://digital-markets-act.ec.europa.eu/citizens-and-whistleblower-portal/eu-citizens-qa_en
- Reuters, ripresa su MarketScreener, dichiarazioni di Clare Kelly per Google, 27 aprile 2026: https://www.marketscreener.com/news/google-gets-pointers-from-eu-regulators-on-helping-ai-rivals-access-services-ce7f59ddd88af027.


