Philippe Aghion è un economista francese tra i più influenti nel campo della crescita economica e dell’innovazione. Aghion ha vinto il Premio Nobel per l’Economia insieme a Peter Howitt e Joel Mokyr per la teoria della “crescita attraverso distruzione creatrice”, evoluzione moderna dell’intuizione di Joseph Schumpeter. Attualmente è professore al Collège de France e alla London School of Economics; Aghion è importante per l’intelligenza artificiale perché offre la cornice teorica più solida per capire come l’AI trasforma economia e società.
La sua teoria spiega come le nuove tecnologie sostituiscano le vecchie, generando crescita ma anche discontinuità. L’AI è un caso da manuale:
- automatizza interi settori (dal customer service alla produzione)
- crea nuove industrie (AI generativa, robotica avanzata)
- ridisegna il mercato del lavoro
Aghion fornisce il modello per interpretare questo processo senza ridurlo a “catastrofe occupazionale” o “utopia tecnologica” e studia come la concorrenza stimoli l’innovazione. Applicato all’AI:
- troppa concentrazione (Big Tech) può rallentare l’innovazione
- troppa frammentazione può ridurre gli investimenti
Questo è cruciale nel dibattito su aziende come OpenAI, Google e Microsoft.
Aghion insiste sul ruolo dello Stato nel: finanziare ricerca di base, regolare senza soffocare l’innovazione. accompagnare le transizioni occupazionali.
Nel contesto dell’AI, questo si traduce in: investimenti pubblici in AI; regolamentazione (es. modelli, dati, sicurezza); formazione e reskilling.

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L’impatto dell’intelligenza artificiale
Nel corso dell’evento EmTech Italy 2026, tenutosi ad aprile a Milano, Aghion ha tenuto un intervento nel quale ha affermato di volersi discostare dal pessimismo del suo collega Daron Acemoglu, sostenendo fermamente che l‘AI abbia un enorme potenziale di crescita e di creazione di occupazione.

“L’AI non solo automatizza la produzione di beni e servizi, ma facilita la generazione di nuove idee ricombinando quelle vecchie. Studi pratici mostrano che l’accesso a ChatGPT in ambito aziendale ha aumentato la produttività dei dipendenti tra il 14% e il 25% nel giro di pochi mesi. Mentre le passate rivoluzioni (elettricità, IT) hanno aggiunto tra lo 0,8% e l’1,3% di crescita, l’AI potrebbe aggiungere oltre lo 0,7%, spingendosi ben oltre se si considera il suo impatto sulla ricerca stessa. Tuttavia, esistono limitazioni: manca il capitale umano (serve adattare scuole e università) e c’è il rischio di un eccessivo consolidamento da parte di giganti (Amazon, Google, Microsoft), motivo per cui sono necessarie sia politiche anti-monopolio che investimenti in infrastrutture e potenza di calcolo”.
Aghion avverte anche che una regolamentazione eccessiva (come l’AI Act europeo) rischia di diventare una barriera all’ingresso per le nuove aziende, favorendo solo i giganti in grado di assorbirne i costi burocratici.
La “ricetta” di Draghi e cosa manca in Europa
Invocando il lavoro di Mario Draghi (definito il suo “eroe”), Aghion elenca le soluzioni necessarie per ricostruire l’ecosistema dell’innovazione in Europa:
- un vero mercato unico: l’Europa è frammentata dal “gold plating” (regole diverse per ogni stato), e le barriere interne sono paradossalmente più alte di quelle imposte dall’esterno.
- Un ecosistema finanziario propenso al rischio: negli USA il fallimento fa parte della cultura e viene incoraggiato per raggiungere innovazioni rivoluzionarie, mentre in Europa è ancora stigmatizzato. L’Europa ha disperatamente bisogno di capitali di rischio (venture capital), investitori istituzionali e fondi pensione sul modello svedese, nonché di una maggiore cartolarizzazione per permettere alle banche di prestare di più.
- Politica per la ricerca innovativa: l’attuale sistema di finanziamento dell’European Research Council (ERC) a 5 anni spreca tempo in burocrazia; Aghion propone finanziamenti estesi a 10 anni anche per interi laboratori, permettendo di assumere maggiori rischi, sulla scorta del successo dei laboratori d’eccellenza francesi.
- Creare un’agenzia simile alla DARPA americana: l’Europa ha commesso il grave errore di precludere la politica industriale in nome della concorrenza. Negli USA, l’agenzia DARPA coordina risorse pubbliche in modo pro-concorrenziale, ed è stata responsabile della nascita di internet, del GPS e persino dei vaccini mRNA tramite il suo equivalente per le biotecnologie (BARDA).
Conclusione: una coalizione dei volenterosi
Per attuare la visione di Draghi e creare le infrastrutture europee necessarie (come una DARPA europea per Difesa e AI), Aghion non crede sia possibile aspettare un’Europa pienamente federale. Suggerisce invece una “coalizione dei volenterosi” composta da paesi come Francia, Italia, Germania e Regno Unito.
Conclude il suo intervento con un messaggio di speranza e orgoglio: l’Europa incarna democrazia, libertà, modello sociale e attenzione ai cambiamenti climatici molto più degli Stati Uniti.
L’Europa possiede eccellenti ricercatori e attrattiva, ma deve assolutamente darsi da fare unendo politica della concorrenza e politica industriale; se lo farà, “ha tutto per vincere”


