Le società di consulenza hanno costruito migliaia di AI agent. Ora stanno cercando di capirne il valore. McKinsey, PwC, EY e BCG hanno accelerato sull’adozione dell’intelligenza artificiale. Queste aziende stanno misurando quanto tempo gli AI agent fanno risparmiare nel lavoro e come viene utilizzato quel tempo risparmiato
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AI agent nelle società di consulenza: dalla corsa all’adozione alla misurazione del valore
Grandi interrogativi ruotano attorno al reale impatto dell’AI, e i consulenti stanno lavorando in fretta per fornire risposte.
Nell’ultimo anno, le società di consulenza hanno iniziato a schierare veri e propri eserciti di AI agent per trasformare le proprie operazioni interne e aiutare i clienti a fare lo stesso, automatizzando la ricerca, sviluppando strumenti specifici per determinate attività e costruendo modelli di AI proprietari.
L’amministratore delegato di McKinsey & Company, Bob Sternfels, ha dichiarato che la sua azienda ha lanciato decine di migliaia di AI agent interni negli ultimi anni e che alla fine prevede di averne uno per ciascuno dei 40mila dipendenti.
Di fronte a questa rapida diffusione, i consulenti ora si pongono una domanda difficile: ne vale la pena?
Stanno lavorando per misurare se l’AI stia davvero migliorando le performance, aumentando i ricavi e liberando i consulenti per concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto.
“Penso che siamo entrati nell’era della confusione”, ha dichiarato Mina Alaghband, ex partner di McKinsey e ora chief customer officer di Writer, una piattaforma enterprise di AI costruita per l’AI agentica.

Dal numero di agenti al valore generato: il cambio di paradigma
Alaghband ha spiegato che un anno fa la maggior parte delle aziende era focalizzata sull’adozione, monitorando metriche come la frequenza di utilizzo degli strumenti.
Ora, sostiene, l’attenzione dovrebbe spostarsi sulla misurazione del valore creato, come la quantità di lavoro umano riassegnato ad attività a più alto valore aggiunto o i miglioramenti nei ricavi.
Il chief AI officer di PwC, Dan Priest, ha recentemente dichiarato che PwC è oggi meno concentrata sul numero di agenti implementati e più sul numero di utenti umani che utilizzano ciascun agente.
Priest ha spiegato che l’azienda parte dall’individuazione di una “impact zone”, come il miglioramento dell’esperienza del cliente.
All’interno di queste aree, la società punta a implementare “AI agent specializzati” che si sono guadagnati questa definizione perché eccellono nelle attività per cui sono stati progettati. “Quando implementiamo agenti, vogliamo vedere un alto tasso di adozione umana, il che significa che sempre più persone li utilizzano”, ha affermato.
AI agent nelle società di consulenza: qualità, produttività e costi
Anche EY privilegia la qualità rispetto alla quantità, ha dichiarato Steve Newman, responsabile globale dell’ingegneria del gruppo.
L’azienda misura il valore creato dai propri AI agent attraverso indicatori chiave di performance legati a produttività, qualità ed efficienza dei costi, monitorati su base mensile.
Se le promesse che definiscono il boom dell’AI sono velocità ed efficienza, allora la metrica che potrebbe contare di più non è l’utilizzo, ma il tempo recuperato.
Boston Consulting Group misura i propri agenti proprio in base a questo parametro e valuta se quel tempo venga poi reinvestito in attività a maggiore valore aggiunto, ha spiegato Scott Wilder, partner e managing director con base a Dallas.
Come viene reinvestito il tempo risparmiato
Wilder ha dichiarato che oggi le persone in azienda dedicano circa il 15% di tempo in meno ad attività a basso valore, come la creazione di presentazioni, e che circa il 70% del tempo risparmiato viene reinvestito in attività a maggiore valore aggiunto, come analisi più approfondite.
Il tempo risparmiato non significa sempre più lavoro. In BCG può anche significare più tempo libero.
Wilder ha affermato che BCG ha rilevato che i dipendenti trattengono circa il 30% del tempo risparmiato grazie all’AI. “Dormono un po’ di più o riescono ad andare a una lezione di yoga o a fare qualunque cosa desiderino”, ha detto.
L’equilibrio tra lavoro e tempo libero nell’era dell’AI
Quasi un secolo fa, l’economista John Maynard Keynes aveva previsto che, con l’aumento della produttività, l’equilibrio tra lavoro e tempo libero sarebbe inevitabilmente cambiato. “Prevedo che il tenore di vita nei Paesi progressivi tra cento anni sarà tra quattro e otto volte superiore a quello attuale”, scrisse nel suo saggio del 1930 “Economic Possibilities for our Grandchildren”.
Siamo quasi nel 2030, ma in qualche modo quella visione potrebbe già iniziare a prendere forma. “Ne stiamo beneficiando, ogni ora di tempo libero conta”, ha concluso Wilder.






