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Il mercato dell’AI in Italia accelera: +50% nel 2025 e 1,8 miliardi di euro di valore



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Secondo i dati presentati dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, la GenAI traina investimenti e adozione nelle grandi imprese, mentre il lavoro cambia: più competenze richieste, nuove attività svolte grazie all’AI e una governance ancora immatura

Pubblicato il 5 feb 2026



AI Osservatorio 2025

Nel 2025 il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del +50% rispetto al 2024, secondo la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Il 46% del mercato è generato da soluzioni di Generative AI o progetti ibridi, mentre il restante 54% è legato prevalentemente a iniziative di Machine learning.

In Italia operano 1.010 aziende attive nell’offerta di soluzioni AI e 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni, con un forte orientamento verso soluzioni verticali, soprattutto in ambito Healthcare e Fintech.

AI Osservatorio 2025

Grandi imprese avanti, PMI ancora indietro

Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI, contro appena l’8% delle piccole e medie imprese. Nonostante una diffusione ancora limitata a singole funzioni, sei aziende su dieci dichiarano un impatto significativo sul modello di business.

Parallelamente cresce l’adozione di soluzioni pronte all’uso: l’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze di Generative AI, con un aumento del 31% in un solo anno.

Lavoro e produttività: l’AI entra nella quotidianità

L’intelligenza artificiale sta già modificando il lavoro quotidiano. Il 47% dei lavoratori utilizza strumenti di AI in azienda e circa quattro su dieci stimano un risparmio di oltre 30 minuti nelle ultime attività svolte con il supporto dell’AI. Ancora più rilevante il dato sulle capacità: il 41% afferma di svolgere, grazie all’AI, attività che altrimenti non sarebbe in grado di fare. Tuttavia, solo il 19% utilizza esclusivamente strumenti aziendali, segnalando un’ampia diffusione di fenomeni di shadow AI.

AI Osservatorio 2025

Competenze sempre più richieste

Gli effetti sono evidenti anche sul mercato del lavoro. Nel 2025 il numero di annunci che richiedono competenze di AI è cresciuto del 93% rispetto all’anno precedente. Oggi il 76% delle offerte per profili white-collar ad alta qualificazione include skill di AI tra i requisiti. La domanda riguarda sempre più competenze avanzate come Generative AI e AI Agent, indicando una trasformazione profonda dei modelli organizzativi.

AI Osservatorio 2025

Le sfide secondo l’Osservatorio

“Il 2025 ha confermato la grande crescita del mercato e dello sviluppo tecnologico dell’AI, ormai di centralità assoluta nelle agende dei decisori di vertice – afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -.”Questo entusiasmo, però, impone di fermarsi a ragionare. Innanzitutto, sulla capacità ancora ridotta di riconoscere in ogni settore e ambito le modalità corrette di ripensare interi processi con l’AI: servono persone con altissime competenze di dominio e tecnologiche per decostruire, re-immaginare, rimettere a regime il modello operativo. E poi sulla necessità di passare dalla semplice adozione individuale dell’AI, che ormai è elevata, alla trasformazione strutturale delle organizzazioni, che è ancora limitata, per cui servono dati ben organizzati e fruibili, competenze tecniche diffuse, cultura aziendale aperta alla sperimentazione”.

AI Osservatorio 2025


“Il nuovo anno si apre con diverse sfide per l’AI – aggiunge Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -.” Tra queste, l’equilibrio tra aspettative e benefici reali, la fine delle risorse PNRR e la sostenibilità degli investimenti. La prima è trovare un equilibrio tra aspettative e benefici reali dall’adozione, che spesso si materializzano solo dopo percorsi di implementazione progressivi e personalizzati. La seconda sfida è proseguire con programmi di ricerca e formazione con la fine delle risorse PNRR: l’assenza di un piano strategico di finanziamento allo sviluppo dell’AI in Italia rischia di vanificare lo sviluppo degli scorsi anni. La terza sfida, di portata globale, riguarda la sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti in atto, che si aggiungono ai rischi di approcci predatori al profitto, espulsione di persone dal mercato del lavoro, disinformazione e sorveglianza sistematica”.


“Nel 2025 la parola dell’anno è stata ‘Agentic AI’. – spiega Nicola Gatti, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Una tecnologia promettente, ma ancora da accompagnare con un approccio human-in-the-loop. Una volta resi disponibili gli LLM, sono stati sbloccati tanti possibili utilizzi, tra cui gli agenti, in un meccanismo che si rinforza e accelera ogni giorno. La piena maturità tecnologica dell’Agentic AI arriverà quando si realizzerà una piena convergenza tra motori cognitivi probabilistici e capacità native di ragionamento logico e autocorrezione, che garantiranno robustezza in processi complessi. Fino a quel momento, l’approccio ‘human-in-the-loop’ non è solo consigliato, ma necessario. Inoltre, sarà molto importante monitorare nel 2026 l’impatto della fine del piano straordinario di investimenti legati al PNRR e come l’Europa vorrà intervenire per rafforzare la sua posizione attuale.”

Le licenze di GenAI

Nelle imprese cresce rapidamente l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale “chiavi in mano”, basate su applicazioni standard e di immediata implementazione. Nel 2025 l’84% delle grandi aziende ha sottoscritto licenze per almeno uno strumento di Generative AI, con un incremento di 31 punti percentuali rispetto al 2024.

Tra le piattaforme più utilizzate spiccano Microsoft Copilot, ChatGPT Plus e Gemini Advanced. Il fenomeno interessa anche le PMI, seppur con intensità minore: il 9% ricorre a soluzioni a pagamento e un ulteriore 9% utilizza strumenti gratuiti.

Le imprese sono spinte da costi di accesso contenuti, facilità d’uso e promesse di maggiore produttività, ma allo stesso tempo riconoscono i rischi legati a un utilizzo non governato. Vietare completamente questi strumenti, infatti, favorirebbe pratiche di shadow AI e una perdita di controllo. Per questo, quattro grandi aziende su dieci hanno introdotto policy e linee guida dedicate, mentre il 24% proibisce l’uso di strumenti di Generative AI non messi a disposizione dall’organizzazione.

Governance e maturità: il vero collo di bottiglia

Nonostante la crescita, la governance resta il punto debole. Solo il 9% delle grandi imprese ha una gestione strutturata dell’AI e appena il 15% ha avviato progetti organici di adeguamento all’AI Act. Il mercato corre, ma la sfida del 2026 sarà trasformare l’adozione diffusa in un cambiamento sostenibile, misurabile e governato.

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