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L’Europa può ancora vincere l’altra corsa dell’AI: quella dell’adozione



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Aziende industriali, consumatori e manifattura stanno integrando l’AI nei processi produttivi, con risultati concreti. Restano però due ostacoli: regolazione complessa e crescita economica debole. Tra entusiasmo e prudenza, il vecchio continente cerca produttività diffusa più che leadership tecnologica pura globale

Pubblicato il 23 gen 2026



AI

Gli Usa stanno vincendo la grande corsa dell’AI, come ha annunciato orgogliosamente la Casa Bianca in un white paper pubblicato il 21 gennaio. Ma c’è un’altra corsa che l‘Europa può ancora vincere, ed è quella dell’adozione.

In gran parte del mondo, la maggioranza delle aziende sta ancora “mettendo solo un piede in acqua” quando si parla di intelligenza artificiale.

Morgan Stanley, banca d’investimento, stima che le applicazioni di AI operative genereranno risparmi annuali per circa 400 milioni di euro (470 milioni di dollari) già quest’anno. Si tratta di meno dell’1,5% dei costi totali.

Un’occasione economica enorme

Dal cloud computing al 5G, le aziende europee hanno storicamente adottato le nuove tecnologie con lentezza. Molti temevano che lo stesso accadesse con l’ultima ondata della cosiddetta AI generativa. Ma non è così.

L’opportunità è significativa. L’Europa dispone di una vasta base industriale ed è alla ricerca di leve per rilanciare la crescita economica. Può aver perso terreno nella corsa allo sviluppo dei modelli di frontiera: nel 2024 ne ha costruiti solo tre, contro i 15 della Cina e i 40 degli Stati Uniti. Inoltre, non possiede hyperscaler capaci di investire somme colossali nella costruzione di data center. Ma, in termini di guadagni di produttività su larga scala, adottare l’AI conta più che venderla.

Consumatori europei più avanti di quanto si pensi

Già oggi gli europei, come individui, figurano tra gli utilizzatori più entusiasti dell’AI generativa. Secondo una ricerca di Microsoft, il 32% la utilizza, sulla base di una media ponderata per popolazione dei Paesi europei, contro il 28% degli americani e il 16% dei cinesi. Molti europei guardano con speranza alle sue promesse.

Pew Research Center ha chiesto se le persone fossero più entusiaste o più preoccupate dall’AI: gli americani sono risultati i più timorosi; gli europei più positivi (anche se non quanto i cinesi, secondo altri sondaggi).

Le aziende iniziano a seguire

Un numero crescente di imprese europee sta adottando l’AI. Un recente sondaggio della Banca europea per gli investimenti (BEI) mostra che circa il 37% delle aziende dell’UE utilizza l’AI generativa, contro il 36% di quelle americane. Il dato nasconde però forti differenze. I Paesi nordici guidano la classifica: la Finlandia è in testa, con il 66% delle aziende che utilizzano la tecnologia; segue la Danimarca con il 58%.

In Italia e Grecia, invece, solo il 20% e il 19% delle imprese, rispettivamente, la stanno adottando. Inoltre, le aziende europee tendono a impiegare l’AI in una gamma più ristretta di funzioni rispetto alle controparti statunitensi (vedi grafico 2). Solo il 55% delle imprese UE che usano l’AI la applica in almeno due aree di business, contro l’81% negli Stati Uniti.

AI adozione Europa

La forza nascosta della manifattura

I produttori europei, però, sono nettamente avanti rispetto ai concorrenti d’oltreoceano. Lo studio della BEI rileva che il 48% di essi utilizza l’AI, comprese forme più tradizionali di machine learning e “big data”, contro il 28% dei produttori americani.

Siemens, colosso industriale tedesco, utilizza l’AI nella sua fabbrica futuristica di Erlangen, in Baviera, da oltre cinque anni. Più di 100 algoritmi migliorano la produzione del sito.

Anche Schneider Electric è stata un’early adopter: ha assunto il suo primo “chief AI officer” nel novembre 2021, un anno prima del lancio di ChatGPT. Altri produttori cercano ora di recuperare terreno.

A dicembre 2025, 25 team di Trumpf, produttore tedesco di utensili industriali come le macchine per il taglio laser, si sono riuniti per un “hackathon” dedicato allo sviluppo di applicazioni basate sull’AI.

Sperimentazioni diffuse, anche fuori dall’industria

Molte altre aziende europee sono curiose e sperimentano.

Carlsberg, birrificio danese, ha utilizzato l’AI per creare uno strumento per il personale di vendita che, tra le altre cose, aiuta a scegliere le promozioni giuste per i clienti.

L’AI supporta anche la progettazione del packaging e la pianificazione del trasporto delle casse di birra. I dipendenti sono incoraggiati a sperimentare con Copilot, l’assistente AI di Microsoft. Un nuovo assunto, dopo un onboarding poco efficace, ha creato uno strumento AI per guidare i nuovi arrivati nei primi uno o due mesi in azienda. Carlsberg sta ora pianificando di distribuirlo a livello globale.

Collaborazioni con i pochi produttori di modelli europei

Alcune aziende europee collaborano strettamente con i pochi sviluppatori di modelli presenti nel continente.

A novembre, l’EU AI Champions Initiative, un gruppo di pressione, ha presentato 18 partnership di questo tipo durante un vertice franco-tedesco sulla sovranità digitale a Berlino. Tra queste, un accordo tra Mistral, sviluppatore francese di AI, e Helsing, produttore tedesco di droni, per adattare modelli AI a difesa e sicurezza; e uno tra Black Forest Labs, azienda tedesca di AI, e Mercedes-Benz, per sviluppare strumenti di marketing.

La regolamentazione potrebbe rallentare l’Europa

Cosa potrebbe rallentare gli europei? Un rischio, come spesso accade, è la regolamentazione. I responsabili politici di Bruxelles hanno finora concentrato gran parte delle energie sulla prevenzione dei potenziali danni della tecnologia, culminando nell’AI Act dell’UE. La normativa stabilisce uno standard globale per sicurezza e protezione dei dati, ma secondo i critici introduce troppa burocrazia e rischia di rallentare innovazione e adozione. Sebbene una marcia indietro completa sia improbabile, a novembre l’UE ha rinviato l’implementazione di alcune parti più onerose della legge dopo le lamentele delle imprese. I dirigenti auspicano un approccio più semplice, che chiarisca cosa sia consentito e cosa no, incentivando così gli investimenti.

L’ostacolo economico

L’altro rischio è di natura economica. La crescita del continente è già debole. I concorrenti cinesi, in settori che vanno dall’automotive alle macchine utensili, stanno erodendo le vendite delle aziende europee. Il protezionismo americano non fa che aggravare la situazione.

Le imprese in difficoltà potrebbero essere tentate di ridurre gli investimenti in AI per difendere i profitti nel breve termine. Per restare competitive nel lungo periodo, però, dovranno fare esattamente il contrario. ■

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