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Sviluppatori software e architetti digitali: i cinque cambi di mentalità indispensabili per l’era dell’AI



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Quanto avviene nel mondo IT, oltreoceano, nella “AI Valley”, in particolare al TDX Salesforce 2026 di San Francisco, dove gli esperti del settore indicano e suggeriscono i cambiamenti in corso, impone dei cambiamenti radicali. Non facoltativi ma essenziali per restare competitivi sul mercato

Pubblicato il 17 apr 2026

Stefano Casini

giornalista



cambi mentalità AI Salesforce
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La nuova era dell’AI sta portando scompiglio, fermento – e un certo disorientamento – un po’ ovunque, anche tra gli addetti ai lavori del settore hi-tech, come sviluppatori software, architetti digitali e IT, amministratori di sistema.

Lo dimostra come hanno preso d’assalto la conferenza annuale TDX Salesforce dedicata proprio a loro, la cui decima edizione si svolge ad aprile a San Francisco.

Due giornate organizzate da Salesforce al Moscone Center, il più grande centro congressi della città californiana, dense di oltre 300 tra eventi, workshop, interventi degli esperti. Uno di questi era proprio focalizzato su ‘I cinque cambi di mentalità indispensabili per l’era dell’AI’, e il fatto che i posti disponibili in platea siano andati subito esauriti rivela quanto i professionisti del settore stiano cercando indicazioni e risposte sulle strade da seguire.

I 5 passi da seguire al TDX Salesforce 2026 di San Francisco

Sveliamo subito quali sono questi 5 cambiamenti importanti, anzi fondamentali, per poi andarli a illustrare più in dettaglio.

Ecco i cinque passaggi da compiere:

  1. dalla resistenza all’evoluzione;
  2. da costruttore solitario a giocatore di squadra;
  3. da ‘esecutore’ a ‘direttore’;
  4. da specialista a esperto polivalente;
  5. dal restare al passo con l’AI al sostituire se stessi.

Vediamoli, ora, punto per punto.

Il passaggio dalla resistenza all’evoluzione

Molte prospettive sono ancora poco chiare e in via di evoluzione, ma una cosa è certa: l’AI non è un cambiamento temporaneo o un incidente di percorso, è qui per restare e il lavoro degli operatori IT, amministratori e sviluppatori, cambierà. Accettarla non è, quindi, facoltativo. È un dato di fatto, un’esigenza. Occorre seguire la corrente, assecondarla, non farsi travolgere e sommergere.

Allo stesso tempo, l’AI non è certo la prima tecnologia rivoluzionaria. Ce ne sono già state molte prima, eppure, a ben guardare, le calcolatrici non hanno ucciso la matematica, i flow non hanno ucciso gli amministratori.

Quindi? Quindi non si tratta di resistere a questo cambiamento – lo si può fare solo in un primo momento, ma quel primo momento sta sempre più passando –, per cui: gli strumenti di AI sono i prossimi passi da compiere anche per chi prima deteneva lo scettro dei sistemi IT; si tratta di interpretare e assecondare bene, al meglio, l’evoluzione in corso.

Il cambiamento da costruttore solitario a giocatore di squadra

Il cambiamento in atto è massiccio, molto articolato e complesso: per questo, lo specialista hi-tech – che sia l’amministratore dei sistemi o il technical architect – non ha bisogno di conoscere personalmente tutte le risposte. Come avveniva spesso invece in precedenza, prima dell’era dell’AI agentica.

Erano i tempi più del ‘costruttore solitario’ – e ciò vale per molte professioni diverse –, ora è il tempo di giocare di squadra. Ciò significa anche avere un membro del team in stretto collegamento per aiutare a guidarci. In più, adesso si può anche chiedere alla stessa AI cosa ci sfugge o di ripensare alle idee in gioco. Quindi è il caso di sfruttare tutte le risorse disponibili.

Passare da essere ‘esecutore’ a ‘direttore’

Adam Olshansky

“Tratta l’AI come uno stagista brillante e veloce, ma a volte sprovveduto. È ottima nell’esecuzione, ma ha sempre bisogno di direzione e gestione”, come sottolinea Adam Olshansky, Salesforce technical architect.

In questo modo, si possono delegare alle macchine smart compiti noiosi o di scarso valore. In pratica, l’AI può anche portare all’80% del percorso. Ma il valore del professionista risiede nell’ultimo 20%: vale a dire, perfezionamento e allineamento strategico.

Se in precedenza gli specialisti del settore erano gli esecutori delle operazioni, ora questo compito spetta in molti casi all’AI agentica; gli esecutori di un tempo vengono ‘promossi’ a direttori delle operazioni.

Il cambio da specialista a esperto polivalente

Per le caratteristiche del grande cambiamento in corso, ciò che uno specialista sa non è più il limite di ciò che può costruire, proprio perché può essere aiutato e integrato dall’AI agentica.

Le nuove risorse AI sono un po’ come dei ‘muscoli’ che prima non c’erano. “Meglio scrivere codice in linguaggi ben conosciuti, quindi lo si può delegare alle macchine, mentre un editor può intervenire per le attività di comunicazione”, rileva il Salesforce technical architect, insomma, una delle parole d’ordine è “integrazione” di conoscenze, competenze, ruoli, capacità, tra l’umano e l’artificiale.

Detto in altre parole, l’AI non migliora solo ciò che lo specialista già sa. Ma lo rende capace in ciò che non sa. Lo specialista molto focalizzato di un tempo passa così a essere sempre più un esperto polivalente.

Dal restare al passo con l’AI al diventare il sostituto di sé stesso

L’intelligenza artificiale spesso non è la vera minaccia per il proprio lavoro, ma lo è qualcun altro che sa far funzionare bene l’AI per sé stesso. Ogni giorno qualcuno di nuovo inizia a usare l’AI per portarsi avanti: occorre prendere le contromisure.

Non bisogna aspettare che qualcun altro ci superi. Ma occorre usare l’AI per ‘sostituire’ sé stesso – prima che lo faccia qualcun altro – e salire di livello. Evitando di essere sorpassati.

Immagine che contiene persona, uomo, Viso umano, vestitiIl contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Ecco, poi, altre attività e operazioni importanti che si possono portare avanti in questo contesto: “scegliere un compito ad alto volume e basso rischio e chiedere all’AI di farlo. Per metterla alla prova, verificare i risultati, e quindi continuare”, spiega Olshansky.

Identificare i compiti che non hanno senso per l’AI

Prima di lanciarsi a costruire qualcosa, consultare l’AI sull’approccio da seguire. Scegliere un’area tecnica fuori dalla propria zona di comfort e provare a costruire qualcosa di inedito e poco conosciuto.

Iniziare a creare e conservare documenti con prompt di qualità, per usarli in seguito e in altre situazioni simili. Perfezionarli, aggiungerne di nuovi, condividerli con il proprio team, e viceversa.

E poi, in ultimo ma non ultimo, anzi, da fare sempre: identificare alcuni compiti che non hanno senso per l’AI, perché quelli sono da valorizzare come apporto personale, umano, professionale, come l’empatia, il pensiero originale e critico, la flessibilità e la capacità di personalizzazione.

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