L’elemento più dirompente della Space Economy italiana è l’adozione dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, il 54% delle imprese della filiera utilizza già soluzioni di AI.
L’applicazione si concentra soprattutto su:
- progettazione e produzione (27%);
- erogazione dei servizi (13%);
- sviluppo di nuovi prodotti (12%).
Parallelamente accelera la servitizzazione: il 62% delle aziende ha adottato o sta valutando modelli everything-as-a-service per asset spaziali, rispetto al 39% del 2024. “Fabbrica come servizio” e “software come servizio” guidano la trasformazione. La creazione di valore si sposta così dall’infrastruttura fisica ai dati, agli algoritmi e alle piattaforme.
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Osservazione della Terra: 340 milioni di euro e +17%
Il mercato italiano dei servizi di Osservazione della Terra raggiunge nel 2025 i 340 milioni di euro, con una crescita del 17% su base annua. Dopo il +28% del 2024, il ritmo si stabilizza ma resta in linea con l’Europa.
Il 71% dei dati utilizzati proviene da fonti pubbliche, in particolare dal programma europeo Copernicus. Cresce però il contributo di fonti private (29%), soprattutto startup e PMI innovative.
Centrale il ruolo della costellazione Iride, percepita dal 68% delle imprese come abilitatore chiave per ampliare servizi e applicazioni downstream.
Una filiera ibrida e sempre più integrata
Il 60% delle imprese integra attività spaziali con altri comparti, in particolare:
- aviazione (26%);
- metalmeccanico (21%);
- automotive (20%).
La filiera resta a forte vocazione manifatturiera (53% in progettazione e produzione), ma aumenta l’integrazione a valle: il 36% delle aziende punta sul downstream, concentrandosi su soluzioni applicative e servizi basati sui dati.
Il contesto geopolitico e la fine degli impulsi del PNRR nel 2026 impongono ora un salto di qualità: consolidare ecosistemi, attrarre capitali e rafforzare competenze, oggi carenti per il 28% delle imprese.

Startup: investimenti stabili, ecosistema concentrato
Nel 2025 le startup italiane della Space Economy raccolgono 25 milioni di euro, in linea con il 2024 (al netto del mega round di D-Orbit).
A livello globale il venture capital rimbalza a 9 miliardi di euro. Spiccano:
- World View Inc (2,2 miliardi), impegnata nello sviluppo di sistemi di volo stratosferico per Earth Observation;
- Stoke Space (591 milioni), focalizzata su lanciatori riutilizzabili.
L’Italia mostra un ecosistema ancora concentrato su pochi player, ma con segnali di maggiore vitalità grazie a iniziative di venture capital dedicate.

Brevetti: cresce il numero, non sempre il valore
Tra il 2000 e il 2022 i brevetti italiani legati alla Space Economy crescono del 91%, sopra la media globale (+88%). Spicca l’accesso allo spazio (+348%), seguito da navigazione satellitare e comunicazioni.
Tuttavia, l’analisi qualitativa evidenzia che l’aumento numerico non sempre si traduce in maggiore capacità di generare innovazioni ad alto impatto. La vera partita, anche qui, si gioca sull’integrazione tra hardware, software e AI.
La sfida del dopo PNRR
Con la conclusione del PNRR nel 2026, l’Italia entra in una fase decisiva. Oltre metà delle aziende non space (55%) guarda al settore come opportunità di diversificazione, segnale di un interesse diffuso ma ancora latente.
La competitività futura dipenderà dalla capacità di:
- rafforzare competenze digitali e AI;
- creare relazioni di filiera più solide;
- trasformare dati satellitari in servizi scalabili.
La Space Economy italiana non è più solo industria manifatturiera avanzata: è sempre più economia dei dati, piattaforme intelligenti e modelli as-a-service. Ed è qui che si giocherà la leadership del prossimo decennio.






