Osservatorio polimi

Space Economy italiana, l’AI guida la crescita nel dopo PNRR



Indirizzo copiato

La Space Economy italiana entra nella fase post PNRR con un mercato dell’Osservazione della Terra a 340 milioni di euro (+17%). Oltre metà delle imprese adotta l’intelligenza artificiale e modelli as-a-service. Crescono startup e brevetti, ma la sfida è consolidare competitività, competenze e investimenti nel lungo periodo.

Pubblicato il 3 mar 2026



Space economy italiana AI

In sintesi

  • Adozione diffusa di AI (54%), utilizzata in progettazione/produzione (27%), erogazione servizi (13%) e sviluppo prodotti (12%); aumento della servitizzazione con 62% che adotta o valuta everything-as-a-service.
  • Il mercato di Osservazione della Terra raggiunge 340 M€ (+17%); 71% dei dati proviene da Copernicus, 29% da fonti private, e la costellazione IRIDE è considerata abilitatore chiave dal 68%.
  • Filiera ibrida con forte vocazione manifatturiera ma crescente downstream; le startup raccolgono 25 M€; i brevetti crescono del 91% ma non sempre aumentano l’impatto innovativo; dopo il PNRR servono capitali e competenze.
Riassunto generato con AI

L’elemento più dirompente della Space Economy italiana è l’adozione dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, il 54% delle imprese della filiera utilizza già soluzioni di AI.

L’applicazione si concentra soprattutto su:

  • progettazione e produzione (27%);
  • erogazione dei servizi (13%);
  • sviluppo di nuovi prodotti (12%).

Parallelamente accelera la servitizzazione: il 62% delle aziende ha adottato o sta valutando modelli everything-as-a-service per asset spaziali, rispetto al 39% del 2024. “Fabbrica come servizio” e “software come servizio” guidano la trasformazione. La creazione di valore si sposta così dall’infrastruttura fisica ai dati, agli algoritmi e alle piattaforme.


Osservazione della Terra: 340 milioni di euro e +17%

Il mercato italiano dei servizi di Osservazione della Terra raggiunge nel 2025 i 340 milioni di euro, con una crescita del 17% su base annua. Dopo il +28% del 2024, il ritmo si stabilizza ma resta in linea con l’Europa.

Il 71% dei dati utilizzati proviene da fonti pubbliche, in particolare dal programma europeo Copernicus. Cresce però il contributo di fonti private (29%), soprattutto startup e PMI innovative.

Centrale il ruolo della costellazione Iride, percepita dal 68% delle imprese come abilitatore chiave per ampliare servizi e applicazioni downstream.


Una filiera ibrida e sempre più integrata

Il 60% delle imprese integra attività spaziali con altri comparti, in particolare:

  • aviazione (26%);
  • metalmeccanico (21%);
  • automotive (20%).

La filiera resta a forte vocazione manifatturiera (53% in progettazione e produzione), ma aumenta l’integrazione a valle: il 36% delle aziende punta sul downstream, concentrandosi su soluzioni applicative e servizi basati sui dati.

Il contesto geopolitico e la fine degli impulsi del PNRR nel 2026 impongono ora un salto di qualità: consolidare ecosistemi, attrarre capitali e rafforzare competenze, oggi carenti per il 28% delle imprese.


Startup: investimenti stabili, ecosistema concentrato

Nel 2025 le startup italiane della Space Economy raccolgono 25 milioni di euro, in linea con il 2024 (al netto del mega round di D-Orbit).

A livello globale il venture capital rimbalza a 9 miliardi di euro. Spiccano:

  • World View Inc (2,2 miliardi), impegnata nello sviluppo di sistemi di volo stratosferico per Earth Observation;
  • Stoke Space (591 milioni), focalizzata su lanciatori riutilizzabili.

L’Italia mostra un ecosistema ancora concentrato su pochi player, ma con segnali di maggiore vitalità grazie a iniziative di venture capital dedicate.


Brevetti: cresce il numero, non sempre il valore

Tra il 2000 e il 2022 i brevetti italiani legati alla Space Economy crescono del 91%, sopra la media globale (+88%). Spicca l’accesso allo spazio (+348%), seguito da navigazione satellitare e comunicazioni.

Tuttavia, l’analisi qualitativa evidenzia che l’aumento numerico non sempre si traduce in maggiore capacità di generare innovazioni ad alto impatto. La vera partita, anche qui, si gioca sull’integrazione tra hardware, software e AI.


La sfida del dopo PNRR

Con la conclusione del PNRR nel 2026, l’Italia entra in una fase decisiva. Oltre metà delle aziende non space (55%) guarda al settore come opportunità di diversificazione, segnale di un interesse diffuso ma ancora latente.

La competitività futura dipenderà dalla capacità di:

  • rafforzare competenze digitali e AI;
  • creare relazioni di filiera più solide;
  • trasformare dati satellitari in servizi scalabili.

La Space Economy italiana non è più solo industria manifatturiera avanzata: è sempre più economia dei dati, piattaforme intelligenti e modelli as-a-service. Ed è qui che si giocherà la leadership del prossimo decennio.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x