Il digitale corre, mentre la sostenibilità rallenta. È il quadro che emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Digitale e sostenibilità: una scelta oltre il conformismo”.
Secondo lo studio, le aziende italiane mostrano un buon livello di maturità sia nell’adozione delle tecnologie digitali sia nell’integrazione dei principi ESG nelle strategie di business. Il 78% delle imprese investe in modo significativo in entrambi gli ambiti. Tuttavia, la vera integrazione tra innovazione tecnologica e sostenibilità resta ancora limitata.
Se infatti il 64% delle aziende utilizza il digitale per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance, solo il 42% si lascia guidare dalla sostenibilità quando deve scegliere nuove tecnologie.

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L’intelligenza artificiale cambia i comportamenti digitali
Tra i fenomeni più rilevanti emerge la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa. Nel 2025 circa due utenti internet su tre hanno utilizzato sistemi di Generative AI nella vita quotidiana, trasformando il modo in cui le persone cercano informazioni online.
L’uso di strumenti come ChatGPT, sempre più spesso impiegati come alternativa ai motori di ricerca tradizionali, introduce però nuove implicazioni in termini di sostenibilità ambientale. Secondo lo studio, una richiesta media a ChatGPT può consumare circa otto volte l’energia necessaria per una ricerca tradizionale su Google senza AI.
Questo significa che anche le scelte digitali degli utenti, apparentemente invisibili dal punto di vista ambientale, contribuiscono all’impatto energetico complessivo delle tecnologie digitali.
L’efficienza dei modelli e il peso delle query
Non tutte le soluzioni di intelligenza artificiale hanno lo stesso consumo energetico. L’efficienza dipende sia dal modello utilizzato sia dal tipo di richiesta formulata dall’utente.
Ad esempio, tra diversi modelli analizzati — tra cui GPT-4.1, Claude 3.7 e LLaMA-3.1-405B — GPT-4.1 risulta il più efficiente. Una interrogazione basata su un prompt di lunghezza media richiede circa 2,5 Wh di energia, un consumo paragonabile all’invio di poco più di otto email.
Anche la qualità della richiesta incide sui consumi. Query chiare, concise e ben strutturate riducono il numero di interazioni necessarie per ottenere la risposta desiderata e quindi anche il consumo energetico complessivo.

Politiche europee: più spinta al digitale
Nel 2025 la Commissione Europea ha promosso 14 iniziative rilevanti su digitale e sostenibilità: nove legate all’innovazione tecnologica e cinque ai temi ESG.
Sul fronte digitale, l’Europa punta a rafforzare l’ecosistema tecnologico con investimenti in intelligenza artificiale, cloud e quantum computing, oltre a una maggiore armonizzazione normativa tra gli Stati membri. Tra le misure principali figura il Digital Omnibus on AI, che semplifica alcuni requisiti amministrativi collegati all’AI Act.
Diverso il trend sulla sostenibilità. Le nuove iniziative sono orientate soprattutto alla semplificazione normativa e alla riduzione degli obblighi per le imprese, restringendo il perimetro delle aziende coinvolte nei processi di rendicontazione.
Consumatori più consapevoli
Anche dal lato dei cittadini cresce l’attenzione alla sostenibilità. Il 67% dei consumatori italiani considera questi temi rilevanti nella vita quotidiana, una percentuale destinata a salire all’81% nelle aspettative future.
Nel commercio online, due web shopper su tre dichiarano di aver modificato le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale degli acquisti.
Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, tuttavia, emergono nuove scelte da compiere anche nel mondo digitale: decidere quando utilizzare strumenti di AI, quale modello scegliere e come formulare le richieste diventa parte integrante della sostenibilità delle attività online.






