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Relazione uomo-macchina, le aziende non guardino con sospetto la nuova era digitale

Convergenza tecnologica, Big Data (nell’accezione di troppi dati) e avanzata capacità delle macchine di analizzarli ed utilizzarli al meglio. E’ l’alba di una nuova era digitale nella quale va costruita la relazione uomo-macchina. Ce ne parla Gianni Sebastiano, Direttore Strategie e Investor Relator del Gruppo Exprivia|Italtel

Exprivia|Italtel - era della nuova relazione uomo-macchina
Nicoletta Boldrini - @NicBoldrini

Oggi non stiamo assistendo allo sviluppo di nuove tecnologie in senso stretto (l’intelligenza artificiale, solo per citare un esempio, nasce negli anni Cinquanta del Novecento, ben settant’anni fa) ma ad una convergenza di tecnologie (in particolare nel campo delle nanotecnologie, delle biotecnologie e della scienza dei materiali) che, unite, avranno un dirompente impatto sulla società.

Gianni Sebastiano, Direttore Strategie e Investor Relator del Gruppo Exprivia|Italtel
Gianni Sebastiano, Direttore Strategie e Investor Relator del Gruppo Exprivia|Italtel

Ne è convinto Gianni Sebastiano, Direttore Strategie e Investor Relator del Gruppo Exprivia|Italtel che, in questa intervista rilasciata ad AI4Business, spiega quali sono le direttrici sulle quali si sta modellando una moderna relazione uomo-macchina, leva di accelerazione della nuova era digitale.

«L’invenzione dell’elettricità, quella delle automobili, quella del telefono hanno avuto singolarmente un impatto sulla società di gran lunga superiore rispetto a quello che stanno avendo le singole tecnologie disponibili oggi sulla nostra società attuale», è la premessa di Sebastiano. «Quello che sta accadendo, ed è qui la vera forza dirompente sulla società di oggi, è la convergenza e la disponibilità di più tecnologie, disponibili da tempo ma oggi mature e confluenti l’una nell’altra».

Una convergenza alimentata e accelerata poi da altri importanti fenomeni: «da un lato la grandissima mole di dati disponibili (dove a mio avviso Big Data deve essere interpretato come “troppi dati”, non solo come grandi e tanti dati), dall’altro la velocità delle macchine di poterli sfruttare meglio dell’essere umano», invita a riflettere Sebastiano. «Nuove branche tecnologiche e grande disponibilità di dati stanno mettendo a disposizione dell’umanità un grandissimo patrimonio che, se opportunamente controllato, può radicalmente cambiare sia la vita delle persone si quelle delle aziende».

L’immensa disponibilità di dati (unita ad una capacità di elaborazione oggi potenzialmente infinita grazie alle logiche “as a service” abilitate dal modello del cloud computing) è ciò che ha permesso di abbandonare le tecniche di intelligenza artificiale degli anni Settanta/Ottanta (quelle legate in particolare ai cosiddetti sistemi esperti) per abbracciare tecniche molto più avanzate che stanno contribuendo al disegno di una nuova era digitale. «Con i sistemi esperti per consentire alla macchina di apprendere come giocare agli scacchi, per fare un esempio, era necessario trasferire alla macchine stessa le regole del gioco e poi consentirle di giocare per affinare sempre più le sue capacità – spiega in dettaglio Sebastiano -. Oggi non è più necessario trasferire al sistema le regole del gioco, è sufficiente fargli elaborare miliardi di dati relativi alle partite di scacchi “dicendogli” di imparare a giocare (le regole del gioco diventano per la macchina delle semplici “deduzioni” automatiche)».

Oggi algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale riescono a “navigare” all’interno di grandissime moli di dati con una facilità ed una velocità impensabili per l’essere umano. «Il grande pregio dell’intelligenza artificiale, in generale, è riuscire a scovare correlazioni all’interno di un “caos di dati” restituendo conoscenza utile ad utenti, applicazioni, processi…», osserva Sebastiano. «Sfruttando connessione ed elaborazione, le macchine sono più efficienti di noi nel trattare i dati, per esempio nel suggerire una diagnosi ed identificare una cura appropriata oppure nel riconoscere possibili rischi di frode in ambito finanziario».

Secondo Sebastiano questa convergenza tecnologica, unita alla disponibilità dei dati, rappresenta un’enorme opportunità che non dovremmo respingere con sospetto, pur senza dimenticare i temi etici: «il tema etico è corretto e doveroso porlo, anche se oggi siamo ancora abbastanza lontani dall’avere applicazioni industriali che rendano “emotiva” la relazione uomo-macchina; attualmente la relazione si basa su efficienza e produttività, è qui che le aziende dovrebbero, oggi, concentrarsi per trarre valore reale dalle tecnologie della nuova digital era».

 

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