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Quando gli agenti parlano tra loro: A2A, protocolli di pagamento, fine della distinzione B2B



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Cosa succede quando gli agenti non assistono più gli umani ma negoziano e pagano direttamente con altri agenti. A2A donato a Linux Foundation, AP2 per i pagamenti, Forrester sul terzo di B2B agentico entro fine 2026. Dove va il mercato nei prossimi trentasei mesi

Pubblicato il 25 giu 2026

Fabio Lalli

Consulente in trasformazione digitale – AI & product strategy



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Punti chiave

  • L’A2A abilita transazioni autonome tra agenti aziendali; protocolli e big tech la portano in produzione in supply chain, finance e IT; Forrester: 1/3 dei pagamenti B2B con agenti AI entro 2026.
  • Differenze chiave: negoziazione autonoma oltre EDI; integrazione pagamenti con AP2 e stack di protocolli (es. MCP); pricing outcome-based legato a performance.
  • Implicazioni pratiche: procurement e negoziazioni automatizzate, agenti consumer; rischi di collusione, vulnerabilità, lock-in, disumanizzazione; regole: avere agente interno, chiedere roadmap A2A/AP2, investire in legge e trust (es. Verifiable Credentials).
Riassunto generato con AI


Economia agent-to-agent (A2A): quando due agenti di due aziende diverse interagiscono direttamente per concludere transazioni, allora il discorso sugli agenti smette di essere un capitolo di automazione interna e diventa un capitolo di trasformazione della struttura economica.

Non è uno scenario futuribile. Nell’aprile 2026 il protocollo A2A ospitato dalla Linux Foundation ha annunciato il superamento di 150 organizzazioni aderenti, integrazione profonda con Google, Microsoft, AWS, deployment in produzione su supply chain, financial services, insurance, IT operations. Il repository core ha superato i 22mila GitHub stars, e l’ecosistema SDK è passato da una sola implementazione Python a cinque linguaggi production-ready.

Forrester prevede che entro fine 2026 un terzo dei workflow di pagamento B2B coinvolgerà agenti AI. Non come strumento di assistenza, come motore decisionale autonomo.

Cosa è davvero l’economia agent-to-agent

Per capire la portata del cambiamento, conviene ricostruire i tre stadi che hanno portato all’A2A.

Lo stadio tradizionale è quello B2B classico: persone di un’azienda parlano con persone di un’altra azienda, scambiano email, contratti, ordini, fatture.

Lo stadio intermedio, ancora dominante nel 2025, è quello dell’automazione assistita: gli agenti AI delle due aziende preparano materiali, sintetizzano informazioni, generano proposte, ma la decisione finale resta umana.

Lo stadio nuovo, che inizia ad emergere nel 2026, è quello A2A puro: l’agente buyer di un’azienda parla direttamente con l’agente seller di un’altra, negoziano dentro parametri predefiniti, concludono la transazione, eseguono il pagamento, archiviano il contratto. L’intervento umano si limita all’autorizzazione del perimetro e all’eccezione.

Sendbird, in una sua analisi del 2025, ha sintetizzato la transizione con una formula che chiarisce la posta in gioco: “le linee tra B2B, B2C, C2C si sfumeranno perché sempre più interazioni saranno orchestrate da intelligenza artificiale”. È una previsione che nel 2026 inizia a vedere conferme operative. Vale la pena leggerla con attenzione, perché non descrive solo un cambio di strumenti, descrive un cambio di paradigma economico.

Cosa distingue l’A2A dalle automazioni precedenti? La prima è la capacità di negoziazione. Un’EDI tradizionale scambia ordini strutturati secondo regole rigide. Un agente A2A può negoziare condizioni dentro un perimetro: sconti, termini di pagamento, modalità di consegna. È un livello di flessibilità che l’EDI non ha mai avuto. Genius Forges, in una sua analisi del febbraio 2026, descrive così un deal A2A: il sales agent del fornitore presenta non solo un prezzo ma un token crittograficamente firmato che dimostra certificazioni e compliance; il buyer agent del cliente verifica, controproone condizioni, l’accordo si conclude in smart contract con SLA monitorati da API. Se l’uptime del software scende sotto il 99,9%, lo smart contract A2A esegue automaticamente un rimborso pro-rata.

La seconda è il collegamento diretto con i pagamenti. Google, nel settembre 2025, ha lanciato il protocollo Agent Payments Protocol (AP2) che permette agli agenti di acquistare in autonomia: dal procurement di soluzioni partner via Google Cloud Marketplace al ridimensionamento automatico delle licenze software in base alle necessità reali. Insieme ad AP2 sono nati altri protocolli specializzati: ACP per la comunicazione di capabilities agent, x402 per pagamenti machine-to-machine, L402 per autenticazione, MPP per orchestrazione di pagamenti multi-step. L’infrastruttura economica degli agenti, fino a un anno fa solo concettuale, oggi è codice in produzione.

La terza è il pricing outcome-based. Le aziende tradizionali pagano software a licenza o per utente. Gli agenti A2A iniziano ad essere pagati per risultato. Se un agente conclude una vendita, l’azienda paga una percentuale dell’upside. Se un agente recupera un credito, paga sul recuperato. Se un agente riduce il costo di un acquisto, paga sulla differenza generata. È un modello che cambia profondamente l’economia del software, perché aggancia i ricavi del fornitore alle performance reali dell’agente, eliminando il rischio cliente di pagare per uno strumento che non produce.

Un articolo di Medium del febbraio 2026 osservava che storicamente il software tradizionale ha catturato solo l’1-2% dei budget aziendali via IT spending; con il pricing outcome-based, gli agenti possono accedere a quote molto più grandi del valore generato, perché il rischio è condiviso.

I protocolli che stanno costruendo l’infrastruttura A2A

Per orientarsi in questa transizione, conviene conoscere i protocolli che la stanno costruendo. Non per fare scelte tecniche oggi, ma per capire cosa chiedere ai fornitori nei prossimi diciotto mesi. Sei protocolli emergono come fondamentali, ciascuno con un ruolo distinto.

MCP (Model Context Protocol), donato da Anthropic alla Linux Foundation nel dicembre 2025, è il protocollo per l’integrazione di un agente con le sue fonti dati e strumenti. È il protocollo che la seconda puntata di questa guida ha descritto in dettaglio. Risponde alla domanda: come l’agente accede ai sistemi aziendali?

A2A (Agent-to-Agent), originalmente lanciato da Google con il contributo di oltre cinquanta partner industriali e oggi ospitato dalla Linux Foundation, è il protocollo per la comunicazione tra agenti di sistemi e vendor diversi. Risponde alla domanda: come l’agente di un’azienda parla con l’agente di un’altra azienda? È il protocollo che abilita la collaborazione multi-vendor.

AP2 (Agent Payments Protocol), annunciato da Google nel settembre 2025, è il protocollo per i pagamenti effettuati da agenti. Risponde alla domanda: come l’agente esegue una transazione finanziaria in autonomia? È specializzato nelle integrazioni con marketplace e nelle licenze software dinamiche.

ACP (Agent Capability Protocol), in via di standardizzazione nel 2026, è il protocollo per dichiarare e verificare le capacità di un agente. Risponde alla domanda: come un agente sa cosa può fare un altro agente e con quali garanzie?

x402 e L402 sono protocolli emergenti per autenticazione e micro-pagamenti machine-to-machine. Risponde alla domanda: come un agente paga un altro agente per un servizio specifico (estrazione dati, analisi, model inference) senza passare da un processo umano di approvazione?

UCP (Universal Capability Protocol) e MPP (Multi-step Payment Protocol) sono ancora in fase di proposta e stabilizzazione, ma indicano la direzione: orchestrazione di pagamenti complessi multi-fase tra agenti, gestione di scenari di rimborso, escrow automatici.

Per un decisore italiano, la cosa importante da ricordare è che questa pila di protocolli sta diventando un nuovo livello dell’infrastruttura tecnologica enterprise, paragonabile per importanza a quello che fu il TCP/IP negli anni Ottanta o l’HTTP negli anni Novanta.

Le aziende che capiscono presto questi protocolli e li integrano nelle proprie architetture si troveranno in posizione di vantaggio quando la massa critica di agenti A2A renderà alcuni di questi standard non più opzionali ma di mercato.

Elaborazione dell’autore

Tre scenari operativi per le aziende italiane nei prossimi diciotto mesi

Per quanto suoni futuribile, l’economia A2A ha già implicazioni operative su tre scenari concreti per le aziende italiane.

Il primo scenario è il procurement automatizzato. Forrester prevede che nel 2026 un terzo dei pagamenti B2B coinvolgerà agenti autonomi che gestiscono fatturazione, riconciliazione, controllo della spesa. Per un’azienda italiana il proprio sistema di fornitori inizierà gradualmente a integrare agenti che gestiscono ordini, monitorano scadenze contrattuali, rinegoziano condizioni standard. Le aziende che hanno un’architettura aperta (API documentate, sistemi ERP che espongono interfacce moderne) potranno integrare questi agenti senza traumi.

Le aziende che hanno sistemi legacy chiusi si troveranno escluse da questa evoluzione, e nei processi di gara con fornitori grandi rischieranno di apparire più costose perché impongono operazioni manuali che gli altri hanno automatizzato.

Una caso emblematico è la gestione automatica del rinnovo licenze SaaS. Oggi un’azienda italiana media gestisce decine o centinaia di abbonamenti SaaS con cicli di rinnovo, controlli di utilizzo, negoziazioni di sconto, valutazioni di alternative. Domani, un agente A2A può occuparsi di tutto questo: monitora l’utilizzo reale, contatta il fornitore prima della scadenza, propone un downgrade se l’utilizzo è basso, accetta automaticamente sconti se il fornitore li offre, segnala al responsabile finanziario solo le decisioni che superano una soglia.

L’agente dell’azienda parla con l’agente del fornitore via A2A, il pagamento viene gestito via AP2, l’audit trail è automatico. Un processo che oggi richiede settimane di lavoro umano diventa una pratica gestita in autonomia con escalation solo sui casi rilevanti.

Elaborazione dell’autore

Il secondo scenario è la negoziazione automatizzata di forniture ripetitive. Per le aziende manifatturiere italiane che hanno centinaia di fornitori di materie prime e componenti, l’A2A diventa il prossimo passo dell’EDI. L’agente buyer del cliente comunica fabbisogni, l’agente seller del fornitore propone disponibilità, prezzi, tempi di consegna, dentro un perimetro pre-negoziato dai responsabili commerciali. La decisione automatica avviene su parametri (prezzo entro X, tempo di consegna entro Y, quality rating entro Z), le eccezioni vanno all’umano. Per un’azienda italiana che gestisce in modo manuale o semi-manuale questi cicli, l’opportunità di efficientamento è significativa, ma richiede infrastrutture di trust e verificabilità che oggi non sono ancora sempre robuste.

Il punto critico, segnalato dalle analisi 2026, è la fiducia. Come fa un agente a sapere che l’altro agente non sta allucinando capacità o mentendo sulle proprie compliance? Nel 2026 sta emergendo la risposta: Verifiable Credentials e protocolli di procurement zero-trust. Quando un sales agent dichiara una certificazione ISO 27001, non fornisce una dichiarazione testuale, fornisce un token crittograficamente firmato che lo dimostra.

È l’equivalente della carta d’identità digitale per gli agenti. Per le aziende italiane dei settori regolati, questo è un punto importante: l’A2A senza verificabilità è inutilizzabile, l’A2A con Verifiable Credentials è in linea con quanto l’AI Act europeo richiede in termini di trasparenza e documentazione.

Il terzo scenario è il servizio agent-to-customer assistito da agente broker. Quando un consumatore vuole prenotare un viaggio, scegliere un’assicurazione, comprare un servizio finanziario, può attivare il proprio agente personale (il “concierge AI”) che dialoga con gli agenti dei fornitori di mercato. È uno scenario meno avanzato del precedente, ma ha implicazioni potenti per le aziende italiane B2C.

Un’azienda che vende prodotti o servizi al consumatore finale deve, nei prossimi diciotto mesi, prepararsi a essere “letta” non solo dai consumatori umani ma anche dagli agenti AI che li rappresentano. Significa: API ben documentate, dati strutturati e accessibili, pricing trasparente, gestione di sessioni agent-friendly. Le aziende che restano disegnate solo per il consumatore umano si troveranno scavalcate dagli agenti che preferiranno fornitori meglio strutturati per la lettura macchina.

L’avvertimento: rischi sistemici e tre regole strategiche

L’economia A2A apre opportunità grandi, ma porta anche rischi nuovi che meritano di essere nominati prima delle raccomandazioni. Quattro in particolare meritano attenzione.

Il primo è il rischio di collusione algoritmica. Quando gli agenti di più aziende negoziano tra loro, esiste il rischio statistico che convergano su prezzi non competitivi, semplicemente perché ottimizzano gli stessi indicatori sulle stesse strategie. È un fenomeno già osservato in trading algoritmico, e le autorità antitrust europee stanno iniziando a guardarlo nel contesto agentico. Per le aziende, questo si traduce in un obbligo di documentare i parametri di negoziazione automatica e di poter dimostrare che non producono effetti collusivi.

Il secondo è il rischio di moltiplicazione delle vulnerabilità. Un’azienda che integra agenti A2A esterni nella propria operatività espande la propria superficie di attacco. Le identità non umane, già discusse nella quarta puntata, qui diventano critiche: ogni agente di un partner è un’identità con accesso parziale ai sistemi aziendali. La capacità di revocare questi accessi, di monitorarli in tempo reale e di segregarli per perimetro è una condizione sine qua non.

Il terzo è il rischio di lock-in cross-vendor. Quando l’azienda integra il proprio agente con gli agenti di tre fornitori e di cinque clienti, cambiare uno di loro diventa più costoso di prima. Le architetture composable, basate su protocolli aperti come A2A, MCP, AP2, mitigano il rischio. Le architetture proprietarie lo amplificano. È una scelta strategica da fare con i tecnici e con il procurement, non solo con il fornitore di turno.

Il quarto è il rischio di disumanizzazione delle relazioni commerciali. Per le PMI italiane, il valore della relazione personale con clienti e fornitori è spesso un asset competitivo importante. Un A2A che sostituisce conversazioni umane con scambi automatici può erodere quel valore, anche quando produce efficienza. La regola pratica è: l’A2A va dove l’efficienza domina, l’umano resta dove la relazione conta. Confondere i due ambiti è una scelta che si paga sul medio periodo.

Tre regole strategiche per le aziende italiane che vogliono prepararsi all’economia A2A senza farsi travolgere.

La prima: avere già un agente in produzione interno prima di muoversi su A2A esterno. Le competenze accumulate dall’esperienza interna sono fondamentali per fare scelte intelligenti sull’integrazione con agenti esterni. Un’azienda che non ha mai gestito un proprio agente non ha gli strumenti culturali e operativi per decidere come integrare quelli degli altri.

La seconda: chiedere ai fornitori la roadmap A2A nei rinnovi 2026-2027. Quale supporto MCP? Quale supporto A2A? Quale supporto AP2? Sono domande che dodici mesi fa nessuno faceva nei processi di rinnovo, ma che oggi diventano essenziali per non comprare oggi un fornitore che domani sarà tagliato fuori dall’ecosistema agentico.

La terza: investire nella comprensione legale e regolatoria dell’A2A. Chi è responsabile quando un agente A2A sbaglia? Come si gestisce un contenzioso quando il contratto è stato concluso tra due agenti? Come si dimostra il consenso dell’azienda umana? Sono domande aperte, su cui il diritto sta iniziando a costruire risposte. Le aziende che oggi formano internamente competenze su questo punto, sia in ambito legale sia su compliance e gestione del rischio, si troveranno preparate quando i casi reali arriveranno.

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