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Perché il governo Usa vuole testare i modelli 30 giorni prima del lancio



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Il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo in cui chiede alle aziende di AI di concedere al governo Usa l’accesso ai modelli di frontiera prima del rilascio pubblico. Una versione ridotta rispetto alla bozza che prevedeva un anticipo di 90 giorni, ma sufficiente a riaprire il confronto tra sicurezza nazionale, cybersecurity e innovazione

Pubblicato il 3 giu 2026



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L’amministrazione Trump torna a intervenire sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale con un nuovo ordine esecutivo che punta ad aumentare la supervisione federale sui modelli di AI più avanzati, nel tentativo di conciliare sicurezza nazionale, cybersicurezza e competitività tecnologica.

Il provvedimento, firmato il 2 giugno 2026, prevede che le aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale di frontiera condividano volontariamente con il governo informazioni sui nuovi modelli almeno 30 giorni prima della loro diffusione pubblica. La misura rappresenta una versione ridotta di una precedente proposta, accantonata a maggio, che avrebbe richiesto un periodo di revisione fino a 90 giorni.

La decisione evidenzia la crescente difficoltà delle istituzioni statunitensi nel trovare un equilibrio tra la necessità di controllare una tecnologia sempre più potente e il timore di rallentare la corsa americana all’innovazione, soprattutto in un contesto di competizione strategica con la Cina.

Un compromesso tra sicurezza e sviluppo

Secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca, il nuovo ordine esecutivo chiede inoltre ai responsabili della sicurezza nazionale e della cybersicurezza di collaborare con le principali aziende tecnologiche per identificare e mitigare vulnerabilità software individuate dai sistemi di AI più avanzati.

La riduzione del periodo di revisione da 90 a 30 giorni appare come il risultato di un compromesso interno all’amministrazione. Nelle settimane precedenti, infatti, si erano confrontate due visioni differenti: da un lato chi riteneva necessario rafforzare i controlli sui modelli più potenti; dall’altro chi vedeva il rischio che procedure troppo invasive potessero trasformarsi in una futura regolamentazione obbligatoria capace di ostacolare l’innovazione.

Tra i sostenitori di una linea più favorevole allo sviluppo rapido dell’AI figura David Sacks, imprenditore e consigliere dell’amministrazione sulle politiche tecnologiche, che aveva espresso perplessità sul precedente schema di supervisione.

Il ruolo dei modelli di frontiera

Il dibattito si è intensificato negli ultimi mesi con l’arrivo di modelli sempre più sofisticati, capaci di eseguire compiti complessi in ambiti che spaziano dalla programmazione alla ricerca scientifica.

Particolare attenzione è stata rivolta a Mythos, uno dei sistemi più avanzati sviluppati recentemente da Anthropic. L’azienda aveva segnalato che, se utilizzato impropriamente, il modello potrebbe amplificare rischi legati alla cybersicurezza e alla diffusione di conoscenze sensibili.

Le preoccupazioni non riguardano soltanto gli scenari teorici. Diversi esperti di sicurezza ritengono che strumenti di nuova generazione possano facilitare attività criminali, campagne di disinformazione o persino accelerare la progettazione di agenti biologici pericolosi.

Una questione di sicurezza nazionale

L’ordine esecutivo conferma che l’intelligenza artificiale è ormai considerata una questione strategica per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Tra i sostenitori di maggiori controlli vi sono diversi funzionari responsabili delle politiche di cybersicurezza, secondo cui i benefici dell’AI devono essere accompagnati da meccanismi di monitoraggio adeguati.

L’amministrazione sostiene che il nuovo quadro permetterà di utilizzare le capacità dei sistemi più avanzati per rafforzare le difese informatiche del Paese senza imporre vincoli eccessivi alle imprese.

Michael Kratsios, direttore dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca, ha definito il provvedimento uno strumento per mantenere la leadership americana nell’intelligenza artificiale e, allo stesso tempo, sfruttarne le potenzialità per migliorare la sicurezza informatica.

Le critiche: “Norme troppo deboli”

Non mancano tuttavia le contestazioni.

Alcuni parlamentari e osservatori del settore sostengono che l’ordine esecutivo non introduca obblighi sufficientemente stringenti per prevenire i rischi associati ai sistemi più potenti. Secondo questa lettura, il carattere prevalentemente volontario delle misure potrebbe limitarne l’efficacia.

Altri critici evidenziano invece il problema opposto: l’intervento governativo potrebbe rappresentare il primo passo verso un sistema di autorizzazioni preventive che, in futuro, rischierebbe di penalizzare startup e operatori più piccoli.

La mancanza di criteri dettagliati per stabilire quali modelli debbano essere sottoposti a revisione preventiva è uno degli aspetti che alimentano il dibattito.

Un vuoto normativo ancora aperto

La nuova iniziativa arriva in un contesto in cui il Congresso statunitense non è ancora riuscito ad approvare una legislazione organica sull’intelligenza artificiale.

Sia l’amministrazione Biden sia quella Trump si sono confrontate con le stesse difficoltà: da un lato la necessità di favorire la crescita di un settore considerato strategico per l’economia; dall’altro la crescente pressione di esperti, ricercatori e opinione pubblica per introdurre garanzie contro usi dannosi della tecnologia.

Nel frattempo, l’Europa ha già adottato l’AI Act, il primo quadro normativo completo dedicato all’intelligenza artificiale, mentre altri Paesi stanno sviluppando modelli di regolazione differenti.

Le prospettive

Il nuovo ordine esecutivo non risolve il dibattito sulla governance dell’intelligenza artificiale, ma rappresenta un ulteriore segnale di come Washington stia cercando di costruire una strategia intermedia tra deregulation e controllo.

Nei prossimi mesi l’attenzione sarà rivolta alla definizione concreta delle procedure di revisione e alla risposta delle principali aziende del settore, chiamate a collaborare con il governo senza rallentare il ritmo di innovazione che sta caratterizzando l’attuale corsa globale all’AI.

La sfida, per gli Stati Uniti, sarà dimostrare che è possibile mantenere la leadership tecnologica mondiale senza rinunciare a strumenti efficaci di prevenzione dei rischi. Un equilibrio che, finora, nessuna grande potenza è riuscita a raggiungere in modo definitivo.

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