Mark Zuckerberg vuole spostare l’intelligenza artificiale dallo schermo allo spazio che circonda l’utente. Al Meta Connect del 23 settembre 2026, l’amministratore delegato di Meta ha mostrato Muse integrato negli smart glasses dell’azienda: l’agente AI può essere richiamato con la voce, interpretare ciò che la persona sta guardando ed eseguire attività senza obbligarla ad aprire un’applicazione.

Meta ha affiancato agli occhiali Muse Charm, un piccolo dispositivo portatile che può essere agganciato a un portachiavi e permette di comunicare con l’agente. Zuckerberg ha annunciato l’intenzione di renderlo disponibile entro le festività di dicembre, anche se prezzo e specifiche definitive non sono ancora stati comunicati.
La presentazione chiarisce soprattutto la direzione industriale del gruppo. Meta sta cercando di unire tre investimenti rimasti a lungo separati:
- modelli di intelligenza artificiale,
- dispositivi indossabili
- piattaforme digitali.
Il punto di raccordo è Muse, l’agente personale lanciato all’inizio di settembre e pensato per agire attraverso applicazioni, siti web e servizi esterni.
Indice degli argomenti:
Muse diventa il centro della strategia di Meta
Muse appartiene alla nuova generazione di sistemi AI che non si limitano a rispondere alle domande. Può ricevere un obiettivo ed eseguire una sequenza di operazioni per conto dell’utente, dalle prenotazioni alla gestione delle email fino agli acquisti.
Meta lo ha reso disponibile l’8 settembre sul web, su iOS e Android e attraverso WhatsApp. Il servizio prevede un livello gratuito e due abbonamenti destinati agli utilizzatori più intensivi: Power da 20 dollari al mese e Maximum da 100 dollari.
La partenza commerciale ha attirato l’attenzione di Wall Street. Secondo i dati riportati il 23 settembre da MarketWatch, Muse ha totalizzato 1,43 milioni di download nei primi dodici giorni e ha raggiunto la prima posizione dell’App Store statunitense. Il titolo Meta ha guadagnato quasi il 30% dall’inizio di settembre.
La scommessa di Zuckerberg consiste nel rendere l’agente accessibile durante l’intera giornata, senza passare continuamente dallo smartphone.
Meta aveva già descritto nel luglio 2025 gli occhiali come uno dei possibili dispositivi principali della sua strategia di “personal superintelligence”: apparecchi capaci di vedere ciò che vede l’utente, ascoltare ciò che sente e fornire all’AI informazioni sull’ambiente circostante.
Come funzionerà Muse negli occhiali
L’integrazione annunciata a Meta Connect porta questa impostazione verso un prodotto commerciale. Muse arriverà sugli AI glasses nei prossimi mesi e potrà essere attivato pronunciando il nome assegnato dall’utente al proprio agente.
Il sistema potrà utilizzare ciò che la persona sta osservando come elemento della richiesta. Meta porta alcuni esempi: chiedere informazioni su un prodotto esposto in un negozio, interpretare un volantino oppure analizzare una lista di materiale scolastico e procedere con le operazioni richieste.
Durante la presentazione, Zuckerberg ha effettuato una dimostrazione dal vivo, chiedendo attraverso gli occhiali al proprio agente di organizzare un incontro in calendario con il chief technology officer Andrew Bosworth.
L’obiettivo economico va oltre la comodità dell’interfaccia vocale. Se l’agente diventa il primo intermediario tra consumatore e servizi digitali, Meta può conquistare una posizione che oggi appartiene in larga parte ai sistemi operativi mobili, ai browser e alle applicazioni.
Gli smart glasses servono quindi anche a ridurre la dipendenza del gruppo dall’hardware controllato da Apple e Google.
Muse Charm porta l’agente in tasca
Zuckerberg ha presentato anche Muse Charm, un dispositivo grande abbastanza da stare nel palmo della mano o essere agganciato a un portachiavi.
Il prodotto ospita l’avatar digitale collegato a Muse e offre un ulteriore punto di accesso all’assistente. Meta deve ancora completare la disposizione dei componenti interni, secondo quanto dichiarato da Zuckerberg durante Connect, ma punta alle prime consegne a dicembre.

Charm inserisce Meta in un mercato ancora sperimentale: quello dei dispositivi fisici costruiti specificamente intorno all’AI. Il settore tecnologico sta cercando di capire quale forma possa assumere un assistente sempre disponibile quando non è vincolato allo smartphone.
Meta dispone però di un vantaggio distributivo rispetto a molte startup: miliardi di utenti sulle proprie piattaforme e una linea di smart glasses già presente sul mercato.
La nuova generazione degli occhiali
Meta ha ampliato contemporaneamente la propria offerta hardware. La società ha annunciato che entro la fine del 2026 il catalogo supererà cento combinazioni di modelli e stili tra Ray-Ban, Oakley e Meta Glasses.

Tra le novità figurano i Ray-Ban Meta Audio, privi di videocamera e dotati di audio open-ear e funzioni AI. Il prezzo annunciato negli Stati Uniti parte da 349 dollari. La scelta offre un’alternativa a chi vuole utilizzare assistente vocale e audio senza indossare un dispositivo capace di registrare video.
La videocamera degli smart glasses ha infatti alimentato critiche legate alla possibilità di registrare persone e ambienti senza un consenso immediatamente riconoscibile. Il Los Angeles Times ha ricordato il 23 settembre che l’espansione dei wearable di Meta continua ad accompagnarsi a contestazioni sulla privacy.

Meta ha inoltre aggiornato la famiglia Ray-Ban e continua a sviluppare la collaborazione industriale con EssilorLuxottica. Il 24 settembre Francesco Milleri, presidente e amministratore delegato del gruppo italo-francese, ha confermato l’impegno delle due aziende nello sviluppo della prossima generazione di AI glasses.
Per EssilorLuxottica la partnership permette di entrare in una categoria tecnologica che può ampliare il mercato tradizionale dell’occhialeria. Per Meta offre competenze nel design, nelle lenti, nella produzione e soprattutto un prodotto indossabile che può essere distribuito attraverso marchi già riconosciuti dai consumatori.
Meta torna sulla realtà virtuale, ma cambia priorità
Il Connect 2026 segna anche la distanza rispetto alla Meta di pochi anni fa. Nel 2021 Zuckerberg aveva trasformato Facebook in Meta mettendo il metaverso al centro dell’identità aziendale. Ora il fulcro della presentazione è l’intelligenza artificiale personale.
La realtà virtuale non scompare. Meta ha presentato i Meta VR Glasses, annunciati per la primavera del 2027 a 1.299,99 dollari. L’azienda li descrive come occhiali capaci di offrire intrattenimento immersivo e funzioni di spatial computing in un formato più leggero dei tradizionali visori.
Il cambiamento riguarda quindi la gerarchia dei prodotti. L’AI diventa il servizio trasversale, mentre occhiali, computer e smartphone diventano terminali attraverso cui raggiungerla.
Walmart, Sephora e Gap entrano nell’ecosistema
La parte economicamente più rilevante di Muse potrebbe svilupparsi nei rapporti con commercio elettronico e servizi.
Al Connect Meta ha annunciato nuovi collegamenti con Walmart, Best Buy, American Eagle Outfitters, Dick’s Sporting Goods, Fanatics, Gap, Michael Kors, Sephora, Ulta e Wayfair. Il sistema può inoltre accedere al catalogo Shopify e utilizzare Shop Pay e PayPal per i pagamenti.
Expedia dovrebbe essere aggiunta per i viaggi, mentre Instacart è prevista per gli acquisti alimentari. Per le attività professionali Meta ha indicato integrazioni con Notion, Granola, GitHub e Box.
Qui emerge un possibile nuovo livello dell’e-commerce: il consumatore comunica ciò che vuole all’agente, mentre il software cerca prodotti, confronta alternative ed eventualmente completa la transazione.
Chi controlla quell’interfaccia può incidere sul percorso che conduce dal bisogno all’acquisto. Per Meta significa aprire una possibile fonte di ricavi oltre alla pubblicità tradizionale e agli abbonamenti di Muse.
Amazon blocca Muse
Il modello incontra già resistenze. Amazon ha impedito a Muse di effettuare acquisti sul proprio sito.
Il gruppo di Seattle sostiene di non avere autorizzato l’accesso dell’agente di Meta e ha chiesto che le applicazioni di terze parti che acquistano per conto dei clienti si identifichino e rispettino la decisione dei fornitori di partecipare o meno al servizio.
La disputa riguarda interessi economici rilevanti. Se un consumatore delega a un agente AI la ricerca del prodotto, potrebbe visitare meno pagine di un marketplace, vedere meno inserzioni pubblicitarie e modificare il rapporto diretto con il rivenditore.
Shopify ha adottato una posizione differente, integrando i propri servizi con Muse e Shop Pay. Le due strategie mostrano le opzioni che si stanno delineando per le piattaforme commerciali: consentire agli agenti esterni di operare nei propri sistemi oppure mantenere il controllo dell’interfaccia con il cliente.
Dietro Muse ci sono fino a 145 miliardi di investimenti
Per gli investitori, Muse deve essere letto anche alla luce della dimensione della spesa sostenuta da Meta per l’intelligenza artificiale.
Nel documento trimestrale depositato alla Securities and Exchange Commission relativo al periodo concluso il 30 giugno 2026, Meta prevede investimenti in conto capitale compresi tra 130 e 145 miliardi di dollari nell’intero 2026, destinati a sostenere l’AI e il business principale. Nei primi sei mesi dell’anno il gruppo aveva già registrato 50,92 miliardi di dollari di capital expenditure.
I conti consentono a Zuckerberg di finanziare questa espansione. Nel secondo trimestre 2026 Meta ha registrato ricavi per 60,8 miliardi di dollari, in crescita del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le persone attive quotidianamente sulle applicazioni del gruppo hanno raggiunto in media 3,60 miliardi a giugno, il 3% in più su base annua.
Muse offre quindi agli azionisti una prima rappresentazione commerciale di investimenti finora concentrati soprattutto su data center, capacità di calcolo, modelli e personale specializzato.
La monetizzazione passa dalla fiducia
La diffusione dell’agente pone però un problema che diventa più importante man mano che Muse acquisisce capacità operative: la fiducia.
Per prenotare, acquistare, organizzare appuntamenti o gestire messaggi, un agente deve accedere a quantità crescenti di informazioni personali e ottenere permessi su servizi esterni. L’arrivo negli occhiali aggiunge dati relativi all’ambiente fisico che circonda l’utente.
Meta sostiene di voler sviluppare modalità con forti garanzie di privacy e sicurezza. Nell’agosto 2026 Zuckerberg ha indicato tra gli obiettivi un sistema privato nel quale nemmeno Meta possa accedere alle informazioni dell’utente.
L’esecuzione sarà determinante quanto la qualità dei modelli. Un assistente che invia email, modifica calendari e spende denaro deve conquistare un livello di fiducia superiore a quello richiesto a un chatbot utilizzato soltanto per ottenere risposte.
La strategia presentata al Connect indica comunque dove Meta intende cercare il ritorno dei suoi investimenti nell’AI. Muse deve diventare un intermediario permanente tra persone e servizi digitali; gli smart glasses devono fornirgli occhi, orecchie e un’interfaccia disponibile durante la giornata; partnership e connettori devono trasformare le richieste dell’utente in azioni.
La competizione, a quel punto, non riguarda più soltanto quale azienda costruirà il modello AI più potente. Riguarda chi controllerà il dispositivo e l’agente attraverso cui milioni di consumatori decideranno cosa cercare, comprare, prenotare e fare.






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