Qual è il livello di maturità digitale delle imprese italiane? Ci sono tanti modi, evidentemente, per misurare questo livello di maturità: potevamo utilizzare degli indicatori estremamente sintetici, potevamo andare a spaccare il capello in quattro su una moltitudine di indicatori, ma abbiamo scelto di concentrarci su tre ambiti che per noi sono certamente importanti, direi decisivi.

Il primo, la digitalizzazione dei processi, cioè capire quanto le nostre imprese hanno digitalizzato i loro processi. Secondo, visione data-driven, capire quanto la cultura del dato è centrale per le nostre imprese. E cybersecurity, che evidentemente sempre più è una necessità.
Indice degli argomenti:
Il livello di digitalizzazione dei processi
Partiamo dal primo punto: il livello di digitalizzazione dei processi. Lo abbiamo fatto guardando a quattro categorie di processi: la pianificazione, il marketing e la comunicazione, i processi interni di supporto e infine i processi di interfaccia, se vogliamo quelli di relazione con clienti e fornitori.
Pianificazione
Partiamo con i processi di pianificazione. Abbiamo provato a misurare la diffusione di soluzioni a supporto dei processi di pianificazione per grandi imprese e per piccole e medie imprese. Vediamo che sostanzialmente i principali processi di pianificazione (previsione della domanda, pianificazione della produzione, pianificazione degli approvvigionamenti) sono ben supportati da soluzioni digitali. Se guardiamo le grandi imprese, oltre l’80% delle grandi imprese utilizza delle soluzioni a supporto di questi processi.
Se guardiamo alle piccole e medie, comunque siamo nell’intorno del 60%, potremmo dire evidentemente non male. Se guardiamo alla gestione delle scorte un pochino caliamo, ma qui il punto secondo noi più importante da sottolineare è invece un po’ la difficoltà a mettere insieme tutti i pezzi, quindi ad avere una visione integrata del processo di pianificazione con soluzioni che siano capaci di integrare dall’inizio alla fine del processo. Ecco, qui abbiamo qualche difficoltà in più.
Marketing e comunicazione
Quando parliamo invece di processi di marketing e comunicazione, vediamo che abbiamo tutto sommato un’ottima adozione di quelli che potremmo definire degli strumenti di base (CRM e strumenti di marketing automation) con cui devo dire c’è ormai una buona familiarità: l’80% delle nostre grandi imprese le usa.
Ecco, nelle piccole e medie imprese ahimè non è così. Vediamo come i valori scendono in maniera significativa. Qualche difficoltà in più invece nella gestione centralizzata degli asset digitali, quindi quelle che sono le piattaforme di Digital Asset Management (DAM) non sono così diffuse tra le grandi imprese, e questo poi ha come conseguenza un livello di personalizzazione più basso nel processo di comunicazione e marketing con i clienti.
Per cui, al di là di personalizzazioni su segmenti macro classici socio-demo, quando invece vogliamo andare un po’ più in profondità sui segmenti comportamentali o spingerci fino a un livello di personalizzazione individuale, ecco, qui facciamo decisamente più fatica.
Processi interni
Guardiamo ai processi interni, quelle soluzioni a supporto della firma elettronica e del documentale che in qualche modo sono legate ad obblighi normativi. Vuoi per interfacciarsi con la PA, la firma digitale o evidentemente la firma elettronica serve, ad esempio, e hanno una buona diffusione: siamo oltre l’80% per le grandi imprese e nell’intorno del 60-70% per le piccole.
Ecco però che se guardiamo invece a soluzioni per l’automazione di processi un po’ più complessi, ecco che qui evidentemente le percentuali calano. La stessa cosa vale per il monitoraggio e l’utilizzo dei dati per supportare in qualche modo le decisioni. Quando il gioco si fa un po’ più duro, evidentemente non è così facile.
Processi di interfaccia
Arriviamo ai processi di interfaccia, relazione con clienti e fornitori, strumenti, diciamo così, che possono essere transazionali. Pensiamo agli eShop, siti web di e-commerce potremmo dire per il B2B. Quello che stiamo osservando è che sostanzialmente tra le grandi imprese solo una su quattro ha un eShop e questo evidentemente non è un dato particolarmente incoraggiante. Il dato scende per le piccole e medie imprese.
Se guardiamo le connessioni in EDI, pur l’EDI essendo una tecnologia evidentemente molto antica, siamo appena sopra il 50% pur considerando tutte le varianti moderne dell’EDI. Se guardiamo invece al ciclo dell’ordine è chiara un’adozione completa se guardiamo la fatturazione, perché la fatturazione elettronica è obbligatoria e quindi è normata. Lo scambio dell’ordine in formato digitale in questo momento viene gestito dal 56% delle grandi imprese.
Se guardiamo il supporto del digitale invece ai processi logistici, ecco questo evidentemente è ancora un po’ più indietro.
Economia del digitale: transato e pagamenti
Se fino adesso abbiamo parlato di diffusione in qualche modo delle nostre soluzioni tecnologiche, guardando la numerica delle imprese che le utilizza, proviamo a cambiare un attimo prospettiva e prendere la prospettiva economica, e quindi a valutare l’incidenza del transato che avviene con soluzioni digitali. Lo abbiamo fatto sia nel Business to Business sia nel Business to Consumer.
Il valore transato in modalità elettronica (dove l’ordine viene scambiato in modalità elettronica) sul totale transato nelle nostre filiere pesa mediamente il 22%. Se guardiamo l’incidenza, quindi la penetrazione invece dell’e-commerce B2c, intesa come valore degli acquisti degli italiani sul totale acquistato dagli italiani, indipendentemente dal canale, siamo a circa l’11%.
Ultimo dato qui è sul pagamento digitale. Pagamento digitale da parte dei consumatori, da parte degli utenti. Il 45% del valore oggi transato è con strumenti digitali, carta o wallet. Un valore che potrebbe non sembrare altissimo, ma in realtà per la prima volta ha superato il contante, quindi decisamente bene. Lo vedete al 45% perché il contante non è l’unica alternativa per arrivare a cento: ci sono strumenti come il bonifico, quindi il contante in realtà pesa meno.
Visione data-driven: tecnologie
Guardiamo adesso alla visione data-driven, l’abbiamo chiamata così: quanto le nostre imprese stanno in qualche modo valorizzando i loro dati. Facciamo questo da due prospettive. Prima prospettiva quella delle tecnologie, delle applicazioni a supporto della valorizzazione dei dati, e secondo invece da un punto di vista più culturale. Se guardiamo agli strumenti, beh, vediamo un’ottima diffusione di tecnologie per integrare dati. Banalmente tecnologie base come il data warehouse sono molto diffuse e se dovessimo considerare tecnologie più evolute, ecco, non sarebbe esattamente così.
La stessa cosa vale per gli strumenti di Business Intelligence. Parliamo di Power BI, evidentemente è uno strumento molto diffuso. Già se andiamo a elaborare immagini, dati testuali, questi valori scendono. Ecco, se poi andiamo a considerare quei progetti che utilizzano in maniera avanzata l’AI per gestire istantaneamente e in maniera automatizzata applicazioni, ecco qui la diffusione di questi strumenti non è ancora soddisfacente.
Cultura e organizzazione
Dal punto di vista invece della cultura c’è da dire che le nostre imprese stanno investendo in formazione: più del 50% delle grandi imprese lo fa. Quasi tre grandi imprese su quattro hanno delle figure all’interno dell’azienda dedicate all’analisi dei dati e c’è un buon utilizzo, diciamo così, di report e dashboard.
Ecco, se guardiamo però dal punto di vista organizzativo una data strategy realmente strutturata, ben formalizzata e diffusa in azienda, non possiamo ancora dirci soddisfatti, siamo vicini al 40%.
Cybersecurity: rischi e preparazione
Ultima dimensione, quella della cybersecurity. Qual è in qualche modo il livello di preparazione delle nostre imprese? Primo, perché devono essere attente: perché la cybersecurity penso sia chiara a tutti, è un’esigenza reale. Più di 5mila gli incidenti gravi nel mondo rilevati dal Clusit nel 2025, il 10% di questi in Italia.
Il 34%, che vuol dire un’azienda grande su tre in Italia, è stata colpita, ha avuto dei danni da attacchi evidentemente malevoli. È un’esigenza. Una piccola e media impresa su quattro ha dovuto essa stessa subire evidentemente degli attacchi da gestire. Ecco, cresce il presidio della cybersecurity, questo ci sentiamo di dirlo.
È sempre più formalizzata la figura del Chief Information Security Officer. Oggi la normativa coinvolgerà evidentemente sempre di più anche il board come responsabile evidentemente della sicurezza.
Ecco, se questo è un passo in avanti, dobbiamo anche dire però che se guardiamo le aziende mature in grado di avere una difesa che non sia solamente passiva nei confronti degli attacchi, ma pronta e strutturata per difendersi anche attivamente da quelli che possono essere i pericoli, ecco, qui siamo a un’impresa, a una grande impresa su quattro che potremmo definire pronta, e in pochissime evidentemente le piccole e medie imprese.
Sintesi: luci e ombre della trasformazione digitale
Se questa era quindi la domanda iniziale, volendo provare a sintetizzare cosa potremmo dire sui primi due aspetti, quindi digitalizzazione dei processi e visione data-driven: per le grandi aziende potremmo dire c’è una buona diffusione, abbiamo visto percentuali tutto sommato abbastanza alte, ma per soluzioni che potremmo definire in molti casi basilari. Quelle soluzioni invece un po’ più avanzate non sempre sono così diffuse e la strategia digitale non è sempre ben definita.
Sulle PMI la fotografia cambia, abbiamo una diffusione limitata di tantissimi strumenti, tantissime soluzioni che abbiamo toccato lungo questa presentazione e vale per le soluzioni di base, figuriamoci per quelle avanzate o per l’impostazione di una strategia. Per la cybersecurity, se il rischio è chiaro a tutti e tendenzialmente si sta investendo per prepararsi per affrontare il tema della sicurezza informatica, sono ancora però tante le imprese che devono fare dei passi significativi per essere realmente mature anche su questo fronte.
Il futuro: priorità di investimento
Bene, in tutto questo, se questa è una fotografia, cosa sarà il futuro? Abbiamo chiesto alle aziende grandi e alle piccole e medie imprese in che direzione stanno investendo guardando al digitale. Se consideriamo le grandi aziende le priorità di investimento sono cybersecurity, 65% delle grandi aziende ci dice questo.
In seconda posizione, se possiamo fare una classifica, ma diciamo comunque molto importante, l’investimento in artificial intelligence, il 50% delle aziende dichiara di investire anche evidentemente nella gestione dei big data. Quindi, tutto sommato coerente questa posizione con una strada che sempre di più dovrebbe portare a una visione data-driven.
Se guardo invece alle piccole e medie imprese, al primo posto cybersecurity, ecco, poi dopo la cybersecurity troviamo sostanzialmente produzione e Industry 4.0 e robotica, e poi cloud. Unica nota non particolarmente positiva dovendo guardare al futuro è che l’investimento in valore assoluto è ridotto, stiamo parlando di meno del 3% del fatturato di media.
Intervento al convegno “LENS” organizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano il 17 marzo 2026







