L’intelligenza artificiale entra in una fase più operativa per le imprese. Secondo un’indagine di Gartner, l’80% degli amministratori delegati prevede che l’AI imponga un cambiamento di livello medio-alto alle capacità operative delle proprie organizzazioni. Il passaggio indicato dalla società di analisi è dal business digitale al business autonomo, una formula che descrive aziende nelle quali agenti software autoapprendenti e clienti-macchina partecipano ai processi decisionali, alle azioni operative e alla creazione di valore.
L’indagine, condotta su 469 CEO e dirigenti senior a livello globale, si è chiusa nel quarto trimestre del 2025. Il dato principale mostra un cambio di priorità: l’AI non viene più letta solo come strumento per automatizzare attività ripetitive, ma come leva per riprogettare il modo in cui l’impresa funziona, prende decisioni, serve i clienti e costruisce i propri ricavi.
Indice degli argomenti:
Dal business digitale al business autonomo
Nel modello descritto da Gartner, il business autonomo non coincide con la semplice digitalizzazione dei processi. Il business digitale modifica ciò che un’organizzazione fa: nuovi canali, nuovi servizi, nuovi modelli di relazione con il cliente. Il business autonomo interviene invece sul come l’organizzazione lavora.
Questo significa introdurre sistemi capaci di analizzare contesto, dati e obiettivi, con un ruolo più attivo nei processi decisionali. Gli agenti AI possono supportare acquisti, pricing, negoziazioni, gestione dei flussi interni, assistenza, pianificazione e funzioni commerciali.
Per i CEO, il tema diventa quindi la revisione delle capacità operative, più che la sola adozione di nuovi strumenti.

L’automazione limitata non basta più
La fotografia attuale resta ancora prudente. Il 54% dei CEO intervistati dichiara che l’automazione nelle proprie aziende è limitata a compiti specifici. Entro la fine del 2028, però, solo il 13% prevede di rimanere a questo livello. Il cambiamento atteso riguarda una progressiva estensione dell’AI a funzioni più complesse.
Secondo Gartner, il 32% dei CEO si aspetta di implementare strumenti di AI autoapprendenti e adattabili a supporto delle decisioni umane. Un altro 27% prevede organizzazioni capaci di operare principalmente senza intervento umano in alcune aree, segno di un possibile passaggio verso ecosistemi aziendali più autonomi.
Una strategia fondata sulle capacità
Il punto centrale riguarda il passaggio a una strategia capabilities-first, cioè incentrata sulle capacità. Per le aziende, questo significa chiedersi quali competenze, processi, dati, tecnologie e strutture servano per generare valore in un contesto nel quale alcune decisioni possono essere prese anche da sistemi automatizzati.
La priorità non è soltanto introdurre agenti AI nei processi esistenti. Il rischio, in quel caso, è trasferire inefficienze vecchie dentro strumenti nuovi. La revisione deve toccare governance, controllo dei dati, ruoli aziendali, responsabilità decisionali e modelli finanziari.
Il tema è particolarmente rilevante per i CIO, chiamati a costruire sistemi che possano servire sia decisori umani sia decisori automatizzati, con attenzione a fiducia, accuratezza e integrità dei dati.
I ricavi transazionali sotto pressione
L’impatto dell’AI non riguarda solo l’efficienza. Secondo Gartner, il 28% dei CEO considera i ricavi transazionali l’area più esposta al rischio. Il motivo è legato alla capacità degli agenti AI di aggirare sistemi intermediati, trattare prezzi in tempo reale e gestire negoziazioni senza i passaggi tradizionali.
Per molti operatori, questo può ridurre il valore di modelli basati su commissioni, intermediazione o margini generati dalla complessità del processo. Se un agente AI può confrontare condizioni, negoziare, scegliere fornitori e ottimizzare acquisti in modo diretto, una parte del valore oggi catturato dagli intermediari rischia di assottigliarsi.
Da qui nasce la spinta verso modelli di ricavo ricorrenti, legati ai risultati e alla continuità del servizio. In uno scenario di business autonomo, il valore non deriva solo dalla singola transazione, ma dalla capacità di presidiare una relazione, fornire risultati misurabili e integrare servizi dentro processi decisionali automatici.
La base clienti cambia meno del previsto
Un dato meno immediato riguarda i clienti. Solo il 17% dei CEO prevede cambiamenti significativi nella propria base clienti a causa dell’AI, contro il 39% registrato nell’era digitale. Questo indica che le aziende guardano all’intelligenza artificiale soprattutto come strumento per rafforzare le relazioni esistenti, più che per rivolgersi a segmenti completamente nuovi.
La novità è la crescita dei clienti-macchina, cioè sistemi automatizzati capaci di acquistare, selezionare servizi, gestire rinnovi o interagire con fornitori. Gartner prevede che entro il 2026 il numero di grandi aziende con una business unit o un canale di vendita dedicato ai mercati dei clienti-macchina raddoppi rispetto al 2024.
Dati, governance e persone diventano il vero investimento
Il business autonomo richiede fondamenta più solide rispetto alla semplice adozione di software AI. Un’altra analisi Gartner, pubblicata ad aprile 2026, rileva che le organizzazioni con iniziative AI di successo investono fino a quattro volte di più in aree di base come qualità dei dati, governance, persone preparate all’AI e change management rispetto alle aziende con risultati deboli.
Questo punto aiuta a leggere meglio il sondaggio sui CEO. La transizione verso modelli autonomi non dipende solo dalla disponibilità di agenti AI, ma dalla capacità di dare a questi sistemi dati corretti, contesto, regole e controlli.
Gartner sottolinea anche che solo il 39% dei responsabili tecnologia intervistati si dichiara fiducioso sull’impatto positivo degli investimenti AI sulle performance finanziarie.
Perché il ruolo del CIO cambia
Per i CIO, la fase che si apre è più complessa rispetto alla classica trasformazione digitale. Non basta gestire infrastrutture, applicazioni e sicurezza. Serve progettare ambienti nei quali gli agenti AI possano operare con accesso controllato ai dati, logiche verificabili, policy chiare e meccanismi di audit.
Il tema della fiducia diventa operativo. Se un agente AI prende parte a una decisione commerciale, contrattuale o produttiva, l’azienda deve sapere quali dati ha utilizzato, quali vincoli ha rispettato e quale responsabilità resta in capo alle persone.
Senza questo livello di controllo, l’autonomia rischia di diventare un fattore di esposizione normativa, reputazionale e finanziaria.
L’AI come revisione dell’impresa
Il messaggio che emerge dall’indagine Gartner è netto: per molti CEO, l’AI non è più una tecnologia da inserire a margine dei processi. È un fattore che obbliga a ripensare l’impresa in profondità, dalle capacità operative ai modelli di profitto.
La differenza tra aziende mature e aziende in ritardo passerà dalla qualità delle fondamenta: dati affidabili, governance, competenze, sistemi capaci di integrare decisioni umane e automatizzate. Il business autonomo resta un orizzonte in costruzione, ma i CEO lo considerano ormai un obiettivo operativo concreto.





