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L’AI divide l’Occidente: perché gli Stati Uniti corrono più veloci dell’Europa



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Un nuovo studio internazionale rivela che l’adozione dell’intelligenza artificiale sta creando un divario crescente tra Stati Uniti ed Europa. Più diffusa oltreoceano, l’AI aumenta la produttività ma non incide ancora sull’occupazione. Il vero fattore chiave? Non la tecnologia in sé, ma come imprese e manager scelgono di usarla

Pubblicato il 2 apr 2026



intelligenza artificiale produttività
Percentuale di lavoratori che utilizzeranno l'AI generativa nel 2026
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Punti chiave

  • Divario di adozione: nel 2025–26 il 43% dei lavoratori negli Stati Uniti usa intelligenza artificiale contro il 32% in Europa, contribuendo al persistente gap di produttività.
  • Il fattore decisivo è il management: aziende che incoraggiano l’adozione registrano tassi molto più alti (47% vs 10%), mentre la formazione da sola ha impatto limitato.
  • L’AI è associata a aumenti misurabili di produttività (crescita industriale 2–5% per +10% adozione) senza effetti netti sull’occupazione nel breve; resta il rischio di divergenza e la necessità di migliori dati.
Riassunto generato con AI

Negli ultimi trent’anni, il confronto economico tra Stati Uniti ed Europa è stato dominato da un dato: la produttività americana cresce più velocemente. Dal 1995 al 2025, la produzione per ora lavorata negli Stati Uniti è aumentata dell’85%, contro appena il 29% in Europa. Un gap che sembrava destinato a ridursi si è invece ampliato.

Oggi, l’intelligenza artificiale rischia di accentuare ulteriormente questa distanza. Il paper “Mind the Gap: AI Adoption in Europe and the U.S.”, pubblicato nel 2026 da un team internazionale di economisti, offre una delle analisi più complete finora disponibili sul tema (Alexander Bick, Adam Blandin, David J. Deming, Nicola Fuchs-Schündeln, Jonas Jessen. Working Paper 34995).
La conclusione è netta: esiste un divario nell’adozione dell’AI e sta già producendo effetti misurabili sull’economia reale.

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Il grafico (a) mostra la produzione trimestrale per ora lavorata negli Stati Uniti (dati del Bureau of Labor Statistics) e nei 20 paesi dell’area dell’euro (dati della Banca centrale europea a partire dal 1995). I dati europei precedenti al 1995 si riferiscono alla produzione annuale per ora lavorata nei paesi dell’UE-12, escluso il Regno Unito (dati delle Penn World Tables). UE12 escluso il Regno Unito: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna. Area dell’euro (20): UE 12 esclusi Danimarca e Regno Unito, più Austria, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia e Slovenia.
Il pannello (b) mostra gli investimenti annuali in TIC (somma di apparecchiature informatiche e di comunicazione, software e banche dati) in percentuale del valore aggiunto lordo, nel database EUKLEMS & INTANProd (Bontadini et al. 2023). La figura D.1 dell’appendice mostra gli investimenti di ciascuna delle tre componenti in percentuale del valore aggiunto lordo individualmente e la conseguente evoluzione delle rispettive stock di capitale reale rispetto ai livelli del 1995.

L’AI è già ovunque (ma non allo stesso modo)

Secondo i dati raccolti attraverso survey su lavoratori e imprese nel 2025 e 2026, il 43% dei lavoratori statunitensi utilizza strumenti di intelligenza artificiale, contro il 32% nei principali Paesi europei. Una differenza di 11 punti percentuali che, su scala macroeconomica, è tutt’altro che marginale.

Questo divario non è uniforme: varia da Paese a Paese e dipende da fattori come la struttura industriale, il livello di istruzione e la diffusione delle tecnologie digitali. Tuttavia, anche tenendo conto di queste variabili, una parte significativa della differenza resta.

Gli Stati Uniti, in altre parole, non solo adottano più rapidamente l’AI, ma lo fanno in modo più capillare e sistematico.


Il ruolo nascosto del management

Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio riguarda il ruolo delle imprese. Non è tanto la disponibilità della tecnologia a fare la differenza, quanto il modo in cui viene integrata nei processi aziendali.

Le aziende che incentivano attivamente l’uso dell’AI registrano tassi di adozione molto più elevati. Tra i lavoratori che ricevono incoraggiamento da parte del datore di lavoro, il 47% utilizza l’intelligenza artificiale, contro appena il 10% tra chi non riceve alcun supporto .

Anche la disponibilità di strumenti conta, ma meno dell’incoraggiamento: fornire accesso all’AI aumenta l’adozione, ma non quanto una cultura aziendale favorevole. La formazione, invece, sembra avere un impatto limitato se non accompagnata da altri fattori.

In sintesi, il vero motore dell’adozione non è la tecnologia, ma la gestione.


Produttività: piccoli numeri, grandi effetti

Se l’adozione è più alta negli Stati Uniti, quali sono le conseguenze economiche?

Il paper affronta la questione combinando dati micro (a livello di lavoratore) e macro (a livello di industria). I risultati convergono: l’intelligenza artificiale è associata a un aumento della produttività.

A livello individuale, i lavoratori riportano risparmi di tempo significativi. Negli Stati Uniti, questi si traducono in un guadagno aggregato del 2,3% del tempo lavorativo; in Europa, tra l’1% e l’1,8% . Anche considerando i non utilizzatori, l’effetto complessivo resta rilevante.

A livello industriale, l’impatto è ancora più evidente. Un aumento del 10% nell’adozione dell’AI è associato a una crescita cumulata della produttività tra il 2% e il 5% in Europa, e fino al 3,7% negli Stati Uniti nel periodo 2019-2025 .

Non si tratta di prove causali – gli autori sono cauti su questo punto – ma la coerenza dei risultati across metodi e Paesi rafforza l’ipotesi che l’AI stia già contribuendo alla crescita economica.

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Il grafico (a) riporta la percentuale delle ore lavorative della settimana scorsa dedicate all’uso dell’IA generativa. Per l’utilizzo giornaliero, gli intervistati potevano indicare i) nessun utilizzo, ii) meno di 15 minuti, iii) 15-60 minuti, iv) 1-4 ore, v) più di 4 ore. Per ottenere il totale dei minuti dedicati all’uso dell’IA generativa, ipotizziamo un utilizzo giornaliero rispettivamente di 0, 7,5 minuti, 37,5 minuti, 2,5 ore e 4 ore per ciascuna opzione. L’utilizzo settimanale è calcolato combinando l’utilizzo giornaliero con il numero di giorni di utilizzo dichiarato. Se gli intervistati dichiarano di utilizzare l’IA generativa in “alcuni giorni” (anziché in uno o in tutti i giorni), ipotizziamo che l’abbiano utilizzata in metà dei loro giorni lavorativi. Per i non utenti, la quota di ore lavorative in cui si utilizza l’IA generativa è meccanicamente pari a 0. Il pannello (b) riporta la quota di ore lavorative in cui si utilizza l’IA generativa AI a condizione che si utilizzi l’IA. Fonte dei dati: sondaggio degli autori condotto tra gennaio e febbraio 2026. 𝑁 = 19.764 (tutti i lavoratori) e 𝑁 = 5.367 (utenti di IA generativa).

Il rischio di un divario strutturale

Se si moltiplicano questi effetti per l’intero sistema economico, il quadro diventa ancora più chiaro. La differenza di adozione tra Stati Uniti ed Europa è sufficiente a spiegare diversi punti percentuali di crescita della produttività a favore degli USA.

Questo significa che il gap attuale potrebbe non solo persistere, ma ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni.

Il parallelo con la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione degli anni ’90 è evidente: allora come oggi, gli Stati Uniti sono stati più rapidi nell’adottare e integrare le innovazioni, trasformandole in vantaggio competitivo.

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Il grafico (a) mostra la percentuale di imprese che utilizzano almeno una delle otto tecnologie di IA specificate, ad eccezione del Regno Unito, dove l’indagine chiede in generale se utilizzano tecnologie di IA. Il grafico (b) riporta la percentuale di imprese che utilizzano l’IA nei processi produttivi. I dati dell’ indagine EU-ICT-Firm si riferiscono al primo trimestre di un determinato anno. Per garantire la comparabilità, le osservazioni bisettimanali degli Stati Uniti sono allineate temporalmente in modo tale che i dati di metà trimestre corrispondano alle cifre annuali dell’indagine EU-ICT-Firm. Le linee grigie rappresentano il 10° e il 90° percentile tra tutti i paesi coperti dall’indagine EU-ICT-Firm in ciascun anno. Fonti dei dati: Indagine EU-ICT-Firm 2021, 2023, 2024 e 2025, Indagine britannica sulla gestione e le aspettative (MES) 2023, Indagine statunitense BTOS

E il lavoro? Nessuna rivoluzione (per ora)

Se la produttività cresce, cosa succede all’occupazione? È la domanda più delicata e quella su cui il dibattito pubblico è più acceso.

Contrariamente a molte narrazioni catastrofiche, il paper non trova evidenze di un impatto significativo dell’AI sull’occupazione. Né negli Stati Uniti né in Europa emergono correlazioni robuste tra adozione dell’intelligenza artificiale e variazioni nei livelli occupazionali.

Le analisi econometriche mostrano coefficienti piccoli e statisticamente non significativi, sia positivi che negativi, a seconda dei periodi e delle specifiche .

In altre parole, almeno nel breve periodo, l’AI sembra aumentare l’efficienza senza distruggere posti di lavoro su larga scala.

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Un cambiamento silenzioso

Questo non significa che il mercato del lavoro resti immutato. Piuttosto, il cambiamento è più sottile.

Alcuni studi citati nel paper suggeriscono che l’AI possa influenzare la composizione dell’occupazione, favorendo lavori più qualificati o modificando le competenze richieste. Tuttavia, questi effetti sono ancora difficili da misurare con precisione, soprattutto considerando la rapidità con cui la tecnologia si evolve.

La vera trasformazione potrebbe essere qualitativa più che quantitativa: non meno lavoro, ma lavoro diverso.

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Il risparmio di tempo derivante dall’uso dell’IA è stimato dai partecipanti al sondaggio in base al numero di ore lavorative in più che, senza l’IA, avrebbero dovuto impiegare nell’ultima settimana per portare a termine gli stessi compiti. Gli intervistati potevano indicare: i) meno di 1 ora, ii) 1 ora, iii) 2 ore, iv) 3 ore, v) 4 ore, vi) più di 4 ore. Abbiamo ipotizzato prudenzialmente 0 ore risparmiate per l’opzione i) e 5 ore per l’opzione vi). Il risparmio di tempo viene quindi diviso per le ore lavorative settimanali. Ai non utenti nell’ultima settimana è stato assegnato lo 0% delle loro ore lavorative utilizzando l’IA e lo 0% di risparmio di tempo. Vedi le note della Figura 3 per il calcolo della quota di ore lavorative trascorse utilizzando l’IA. Nel pannello (d) escludiamo un valore anomalo: il settore NACE R (Arti, intrattenimento e attività ricreative) del Regno Unito, che presenta un risparmio di tempo dell’11,1% e una quota di ore lavorative con l’IA del 30,7%. Fonte dei dati: Indagine condotta dall’autore tra maggio e giugno 2025 e tra gennaio e febbraio.

Perché l’Europa è indietro?

Le ragioni del ritardo europeo sono molteplici. Il paper ne identifica alcune chiave:

  • Composizione demografica e industriale: differenze nei settori economici e nelle caratteristiche della forza lavoro spiegano una parte del gap.
  • Pratiche manageriali: le imprese europee tendono meno a incentivare l’uso dell’AI.
  • Diffusione tecnologica: la velocità con cui le innovazioni si diffondono è inferiore rispetto agli Stati Uniti.

Quando si tiene conto di questi fattori – in particolare dell’incoraggiamento da parte delle aziende – gran parte del divario tra Stati Uniti ed Europa può essere spiegata.


Il problema dei dati

Un altro punto chiave riguarda la misurazione. L’AI è una tecnologia difficile da tracciare: cambia rapidamente, assume forme diverse e viene utilizzata in modi spesso informali.

Gli autori sottolineano la necessità di migliorare gli strumenti statistici, integrando survey tradizionali con nuove fonti di dati, come:

  • analisi dei CV e degli annunci di lavoro
  • dati sui brevetti
  • trascrizioni delle conference call aziendali
  • persino cronologie di utilizzo dei prompt AI

Senza dati migliori, capire l’impatto reale dell’AI resterà una sfida.


Una finestra temporale ancora breve

Un elemento da non sottovalutare è il fattore tempo. L’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale è un fenomeno recente, concentrato negli ultimi anni.

Questo significa che molti effetti potrebbero non essere ancora visibili nei dati macroeconomici. Gli stessi autori invitano alla cautela: le conclusioni attuali sono preliminari e dovranno essere riviste man mano che nuove informazioni diventeranno disponibili .


Il futuro: convergenza o divergenza?

La domanda finale è: l’Europa riuscirà a colmare il gap?

Non c’è una risposta semplice. Da un lato, l’AI è una tecnologia relativamente accessibile, e il suo costo di adozione può diminuire rapidamente. Dall’altro, i fattori che determinano l’adozione – cultura manageriale, incentivi aziendali, organizzazione del lavoro – sono più difficili da cambiare.

Se l’Europa non accelererà, il rischio è quello di un nuovo ciclo di divergenza economica, in cui gli Stati Uniti consolidano il loro vantaggio.


Conclusione: la tecnologia non basta

Il messaggio più importante del paper è forse anche il più controintuitivo: l’intelligenza artificiale, da sola, non garantisce crescita.

A fare la differenza sono le persone – manager, lavoratori, decisori pubblici – e le scelte organizzative che determinano come la tecnologia viene utilizzata.

L’AI può aumentare la produttività, ma solo se viene adottata, integrata e incentivata. E in questa corsa, almeno per ora, gli Stati Uniti sono in vantaggio.

L’Europa ha ancora tempo per recuperare. Ma il tempo, come mostra questo studio, è una variabile sempre più decisiva.

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