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Italia: entro un anno, soluzioni di AI nei progetti IoT per il 53% delle grandi imprese e il 33% delle medie



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Nel 2025 il mercato IoT italiano ha raggiunto 10,9 miliardi di euro (+12%). L’integrazione con l’intelligenza artificiale accelera l’adozione nelle imprese, soprattutto nell’industria. Gli ambiti applicativi più diffusi sono: cybersecurity e riconoscimento immagini (55%), manutenzione predittiva (49%) e ottimizzazione dei processi produttivi (45%). Il 40% delle imprese che ha implementato questi sistemi segnala ritorni economici misurabili

Pubblicato il 16 apr 2026



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Punti chiave

  • Mercato Internet of Things in Italia: quasi 11 mld di euro nel 2025 (+12%), 175 mln dispositivi (~3 per abitante); leadership di utility, smart car, smart building.
  • Integrazione con intelligenza artificiale: 53% grandi e 33% medie prevede progetti IoT/AI entro un anno; servizi IoT 4,5 mld; Industrial IoT e Edge AI abilitano manutenzione predittiva e automazione.
  • Politiche e reti: Transizione 5.0 supporta ma incontra ostacoli (1,5 mld sospesi); Data Act dal 12/09/2025; crescita di LPWA, LoRaWAN, NB-IoT e reti satellitari.
Riassunto generato con AI

Quasi 11 miliardi di euro: è il valore raggiunto dal mercato italiano dell’Internet of Things nel 2025, in aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Il dato arriva dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, presentata il 16 aprile 2026 durante il convegno “IoT meets AI: nuove opportunità, nuove responsabilità”. La crescita supera nettamente quella del mercato digitale nel suo complesso, fermo al +3,2%.

Accanto al fatturato, cresce anche la diffusione dei dispositivi: in Italia sono attivi 175 milioni di oggetti connessi, circa tre per abitante, con un incremento del 13% su base annua. Il dato segnala una penetrazione ormai strutturale delle tecnologie IoT nella vita quotidiana e nei processi produttivi.

Il mercato si distribuisce su una pluralità di ambiti, con una leadership delle utility (1,87 miliardi di euro), seguite da smart car (1,76 miliardi) e smart building (1,4 miliardi).

Sopra la soglia del miliardo anche smart factory, smart city e smart home. Il quadro restituisce un ecosistema diffuso, che coinvolge infrastrutture, industria e consumatori.


L’integrazione dell’IoT con l’intelligenza artificiale

Il dato più rilevante riguarda l’evoluzione qualitativa del mercato. L’Internet of Things non si limita più alla raccolta dati: la crescita passa dalla capacità di analizzarli e trasformarli in decisioni operative. Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale.

Secondo la ricerca, il 53% delle grandi imprese e il 33% delle medie aziende ha già integrato o prevede di integrare soluzioni di AI nei progetti IoT entro un anno. I servizi basati su IoT raggiungono un valore di 4,5 miliardi di euro, segno di un passaggio da modelli hardware-centrici a modelli data-driven.

L’adozione dell’AI non è uniforme, ma mostra una progressione rapida. In ambito industriale, il 30% delle grandi imprese utilizza soluzioni di Industrial AI, in crescita di 11 punti percentuali rispetto al 2024. Le medie imprese, pur partendo da livelli più bassi, hanno raddoppiato l’adozione in un anno, dal 6% al 12%.

Gli ambiti applicativi più diffusi sono la cybersecurity e il riconoscimento immagini (55% dei casi), la manutenzione predittiva (49%) e l’ottimizzazione dei processi produttivi (45%). Il 40% delle imprese che ha implementato questi sistemi segnala ritorni economici misurabili.

Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio IoT, sottolinea che l’AI consente di trasformare i dati raccolti dagli oggetti connessi in valore economico diretto, riducendo costi operativi e migliorando l’efficienza.


Industria e Industrial IoT: un’accelerazione guidata dai dati

Il comparto industriale rappresenta uno dei principali motori di crescita. Il 71% delle grandi imprese manifatturiere italiane ha avviato almeno un progetto IoT, contro il 59% delle medie imprese. Il divario si sta riducendo, ma resta legato a risorse e capacità organizzative.

La dinamica degli investimenti resta sostenuta: il 73% delle grandi imprese e il 64% delle medie prevede nuove iniziative nei prossimi anni. La diffusione dell’Industrial IoT si lega sempre più all’adozione dell’intelligenza artificiale, che consente di passare da un monitoraggio passivo a sistemi decisionali automatizzati.

Una delle evoluzioni più significative è l’Edge AI, che porta capacità di calcolo direttamente sui dispositivi o vicino alla fonte del dato. Questo approccio riduce la latenza, limita la dipendenza dal cloud e consente interventi in tempo reale, fattore decisivo nei contesti industriali e nelle infrastrutture critiche.


I principali settori: utility in testa

Le utility guidano il mercato con 1,87 miliardi di euro e una crescita del 18%, superiore alla media complessiva. Il risultato è legato alla diffusione dello smart metering idrico, con un milione di nuovi contatori installati nel 2025, che portano la copertura al 24% del totale.

Anche le infrastrutture energetiche contribuiscono alla crescita, con applicazioni IoT per la gestione di reti, dighe e acquedotti. Prosegue inoltre la sostituzione degli smart meter di prima generazione nel settore elettrico e del gas.

Il comparto automotive, pur scendendo al secondo posto, mantiene un ruolo centrale. Nel 2025 si contano 6,5 milioni di veicoli connessi nativamente (+16%) e 10,6 milioni di dispositivi aftermarket. La connettività veicolare resta un’area chiave per servizi assicurativi, gestione flotte e manutenzione.

Lo smart building cresce più lentamente (+2%), risentendo della riduzione degli incentivi legati al Superbonus e della normalizzazione della domanda. Il settore potrebbe beneficiare di nuove misure normative previste per il 2026.


Smart city e pubblica amministrazione

Nel segmento smart city il mercato supera il miliardo di euro, ma la crescita resta stagnante (+0%). Il 31% dei comuni italiani ha avviato almeno un progetto, mentre il 17% lo ha fatto nel triennio 2023-2025 grazie ai fondi del PNRR.

Le criticità riguardano la carenza di competenze e di personale nella pubblica amministrazione, che limita la capacità di progettare e gestire soluzioni complesse. Il tema riguarda anche l’integrazione con l’intelligenza artificiale, che richiede competenze specifiche nella gestione dei dati.


Incentivi e ostacoli: il nodo Transizione 5.0

Gli incentivi pubblici hanno sostenuto la crescita del mercato. Nel 2025 i piani Transizione 4.0 e 5.0 hanno erogato rispettivamente 2,2 e 2,75 miliardi di euro. Per il triennio 2026-2028 sono previsti 9,8 miliardi.

Nonostante le risorse, il Piano Transizione 5.0 incontra difficoltà operative. Il 36% delle imprese segnala ostacoli burocratici, mentre il 29% dichiara di non essere riuscito a misurare i risparmi energetici richiesti per accedere agli incentivi.

Restano inoltre in sospeso 1,5 miliardi di euro di incentivi già richiesti, relativi a circa 7.000 progetti. Un intervento correttivo del governo prevede la copertura di queste richieste e un rafforzamento della dotazione finanziaria.

Angela Tumino, direttrice dell’Osservatorio IoT, evidenzia come la complessità normativa e le revisioni continue abbiano generato incertezza tra le imprese, rallentando l’adozione su larga scala.


Data Act e gestione dei dati

La crescita dell’IoT e dell’intelligenza artificiale rende centrale il tema della governance dei dati. Il Data Act europeo, pienamente applicabile in Italia dal 12 settembre 2025, introduce nuove regole sulla proprietà e l’accesso ai dati generati dai dispositivi connessi.

Secondo la ricerca, il 32% delle grandi imprese si sta già adeguando alle nuove disposizioni, mentre il 25% prevede di farlo a breve. Tra le medie imprese il livello di preparazione è più basso: solo il 14% ha avviato iniziative, mentre il 34% è in fase di pianificazione.

Il quadro normativo incide direttamente sulla diffusione dell’AI, che dipende dalla disponibilità e dalla qualità dei dati. Le imprese devono bilanciare l’accesso alle informazioni con vincoli di sicurezza e conformità.


Reti e tecnologie: verso una connettività diffusa

Le applicazioni IoT su rete cellulare rappresentano il 39% del mercato, per un valore di 4,3 miliardi di euro, con una crescita del 7%. A trainare sono però le tecnologie alternative, che valgono il 61% del totale e crescono del 16%.

Tra queste, WiFi (31% delle connessioni), Bluetooth (22%) e LPWA (Low Power Wide Area) mostrano incrementi a doppia cifra. Le soluzioni LPWA, come LoRaWAN e NB-IoT, raggiungono 10 milioni di connessioni a fine 2025.

Un’evoluzione significativa riguarda le reti satellitari e le Non-Terrestrial Networks, che integrano il 5G con la connettività via satellite. Questa tecnologia consente comunicazioni dirette tra dispositivi e satelliti, ampliando la copertura e riducendo la dipendenza dalle infrastrutture terrestri.


AI e IoT: nuovi modelli operativi

L’integrazione tra IoT e intelligenza artificiale apre a modelli operativi più avanzati. Tra questi emergono i sistemi di Agentic AI, basati su agenti intelligenti capaci di operare in autonomia o semi-autonomia.

Questi sistemi possono monitorare l’ambiente, prendere decisioni e adattare il comportamento in funzione dei risultati. L’applicazione riguarda ambiti come la gestione energetica, la logistica e la produzione industriale.

L’adozione di questi modelli richiede però investimenti in infrastrutture, competenze e sicurezza. Le imprese devono affrontare anche il tema della responsabilità decisionale, in particolare nei contesti in cui l’AI interviene su processi critici.


Impatti economici e prospettive

Il mercato dell’Internet of Things in Italia mostra una crescita solida, sostenuta dalla diffusione dei dispositivi e dall’integrazione con l’intelligenza artificiale. La capacità di trasformare i dati in valore rappresenta il principale fattore competitivo.

Il quadro resta però condizionato da variabili normative e organizzative. Gli incentivi pubblici continuano a giocare un ruolo rilevante, ma la loro efficacia dipende dalla semplicità di accesso e dalla stabilità delle regole.

La combinazione tra IoT e AI segna un passaggio verso sistemi produttivi più automatizzati e interconnessi. Il ritmo di questa trasformazione dipenderà dalla capacità delle imprese di investire in competenze e di gestire la complessità tecnologica e normativa.

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