Un partner di Goldman Sachs cercava un modo per presentare un nuovo progetto al team. «Sinceramente, avevo un po’ di blocco dello scrittore… Avrei potuto passare ore a rifinire la proposta da solo, ma ho deciso di fare brainstorming con l’assistente AI», racconta.
La sessione ha accelerato e migliorato il lavoro, esempio delle nuove efficienze che i bancari stanno scoprendo con l’intelligenza artificiale.
Indice degli argomenti:
Un rollout massiccio a Wall Street
A giugno Goldman Sachs ha esteso la piattaforma generativa GS AI Assistant a tutti i suoi circa 46.mila dipendenti, con l’obiettivo di semplificare compiti come riassumere documenti complessi, scrivere contenuti e analizzare dati. Anche i concorrenti hanno introdotto strumenti simili per decine di migliaia di lavoratori, spinti dall’urgenza di aumentare la produttività.
La finanza utilizza forme di AI da decenni – dal controllo del rischio frodi alla valutazione dei prestiti – ma le nuove tecnologie generative potrebbero trasformare radicalmente il lavoro in ogni divisione.
Secondo un sondaggio Bloomberg, il 70% delle banche ritiene che l’AI generativa sarà “ampiamente usata o critica” per il business entro due anni, rispetto al 24% attuale.
Dieci compiti al giorno, ma occorre cautela
Il partner è in Goldman Sachs dal 2001 e dichiara di usare l’assistente AI fino a dieci volte al giorno. Ma avverte: «La limitazione più importante degli strumenti di intelligenza artificiale è probabilmente il rischio di dipendenza eccessiva. Dobbiamo riconoscere che [l’AI] è uno strumento e non la fonte della verità. Serve a fare meglio il nostro lavoro, non a sostituirlo». Su questo punto sembrano essere d’accordo la maggior parte degli osservatori, in qualunque settore.
Efficienza sì, ma senza sfumature umane
Gli strumenti AI permettono di completare in minuti compiti che prima richiedevano giorni o settimane, come la bozza di un prospetto per un’IPO o un piano di investimento pluriennale. Tuttavia, rischiano di mancare della sensibilità personale necessaria in un settore dove la relazione con il cliente giustifica commissioni milionarie.
Uno studio Bloomberg Intelligence prevede fino a 200mila tagli di posti nelle banche globali nei prossimi 3-5 anni a causa dell’automazione. Ma altri analisti ipotizzano che l’AI possa anche portare a riqualificazione e spostamento dei lavoratori in ruoli diversi.
Governance e rischi di sicurezza
La regolamentazione, e in particolare la responsabilità finale delle decisioni prese con l’aiuto dell’AI, sta influenzando la velocità di adozione.
«Le banche gestiscono enormi quantità di dati: per questo l’AI è utile», spiega Tomasz Noetzel, autore di un recente report sull’argomento. «Ma questi dati potrebbero essere rubati o violati, e questo rappresenta un rischio sia di governance che di compliance regolatoria».

Fare di più con le stesse persone
Il partner di Goldman Sachs vede la tecnologia come un modo per aumentare la produttività senza ridurre organico. «Siamo ancora nelle fasi iniziali, ma trovo nuovi modi di usare lo strumento ogni giorno. Non si tratta solo di risparmiare tempo, ma di migliorare la qualità del lavoro. Direi che al momento mi fa guadagnare qualche ora a settimana».
L’assistente AI, dice, aiuta in quattro aree principali:
- rispondere a domande tecniche complesse,
- sintetizzare documenti densi,
- rifinire testi
- fare brainstorming.
Il tempo liberato può così essere speso con colleghi e clienti.
AI come supporto, non sostituto
L’esperienza personale resta centrale: «Spesso il modo in cui io o chiunque affronta un problema è informato dalle esperienze e dalle conoscenze accumulate nel tempo. L’AI può fornire una base, ma devo sempre aggiungere le peculiarità della situazione per arrivare alla risposta giusta. L’assistente può dare una buona risposta, ma poi devo chiedermi: è quella giusta per il cliente? Manca qualche prospettiva?», afferma il partner di Goldman Sachs.
Il futuro del lavoro per i giovani
Molti si interrogano su come l’AI cambierà le carriere, soprattutto dei più giovani. Alcuni dirigenti ritengono che la tecnologia alzerà l’asticella delle assunzioni, riducendo la necessità di compiti ripetitivi tipici dei neoassunti. Un dirigente stima che i risparmi annuali per le banche potrebbero oscillare tra il 3 e il 4%.
«La tecnologia migliorerà davvero la qualità del lavoro dei nostri giovani. Potranno concentrarsi su attività ad alto impatto, mentre l’assistente AI si occuperà delle mansioni più meccaniche», dice con ottimismo il partner.
Conclusioni: l’AI tra innovazione e rischio
L’esperienza di Goldman Sachs con l’AI Assistant mostra un tratto comune a tutta la finanza contemporanea: la tensione costante tra innovazione e rischio. Da un lato, l’entusiasmo per strumenti che promettono efficienza e produttività; dall’altro, la consapevolezza che un eccesso di dipendenza può minare competenze, responsabilità e perfino fiducia nei confronti dei clienti.
La testimonianza del partner è emblematica: l’AI le permette di superare blocchi creativi, sintetizzare informazioni e liberare tempo prezioso. Ma lo stesso partner mette in guardia: “il rischio più grande è l’eccessiva dipendenza”.
In altre parole, se la macchina diventa il pilota e l’essere umano il passeggero, il valore aggiunto della professionalità bancaria rischia di evaporare.
In gioco non c’è solo la produttività. Nel lungo termine, la qualità del lavoro dei giovani banchieri potrebbe trasformarsi radicalmente: meno mansioni ripetitive, sì, ma anche meno apprendistato “artigianale” su numeri, presentazioni e analisi. Se l’AI si sostituisce al percorso formativo che da sempre plasma la competenza, il rischio è di avere generazioni di professionisti più rapidi ma meno profondi.
Infine, resta il tema della responsabilità: chi risponde di una decisione presa (o suggerita) dall’algoritmo? Per ora la governance regolatoria impone che sia sempre l’uomo, ma l’ibridazione tra giudizio umano e output automatico renderà sempre più complesso tracciare la linea.
L’AI è quindi un acceleratore formidabile, ma non neutrale. La vera sfida per Goldman – e per l’intero settore finanziario – sarà quella di usarla come leva di potenziamento e non come stampella, mantenendo intatto quel capitale intangibile che nessuna macchina può replicare: l’esperienza, il giudizio e la fiducia personale.






