Adra – acronimo di AI, Data, Robotics Association – è l’associazione europea nata nel 2021 per diventare il partner privato della Commissione Europea nel partenariato pubblico-privato (PPP, public private partnership) su AI, dati e robotica. Nasce quindi dalla visione di unire questi tre settori, che prima erano divisi in partenariati diversi. Presidente di Adra è Emanuela Girardi.
“L’associazione, dal 2021 in poi, ha messo insieme l’AI e i dati con la robotica, nella direzione di quella che oggi chiamiamo Physical AI o Embedded AI”, sottolinea ad AI4Business Girardi.
L’organizzazione integra ricerca, industria e stakeholder pubblici, come Commissione Europea e Stati membri. “Proprio recentemente abbiamo organizzato una riunione con molti Stati europei sulla robotica e sulla Physical AI, per coordinare ciò che avviene a livello nazionale. L’obiettivo è creare un unico ecosistema europeo dell’innovazione e raggiungere la sovranità tecnologica europea”, aggiunge la presidente di Adra.
Indice degli argomenti:
Controllare le catene del valore hi-tech
Dal 2021 a oggi, perché l’AI è diventata una questione anche molto geopolitica?
“Perché è fondamentale controllare le catene del valore di queste general purpose technologies, che hanno un impatto su ogni settore dell’economia e della società. Non poterle controllare direttamente e utilizzare tecnologie sviluppate da altri è complicato e svantaggioso. Lo abbiamo visto con il cloud e ora con i Large Language Model, dove siamo per lo più meri utilizzatori di modelli americani o cinesi. Anche di recente, ad esempio, a giugno quando Anthropic ha bloccato Claude Fable 5, molti lavori avviati in precedenza con questa tecnologia si sono trovati improvvisamente interrotti. C’è dunque l’esigenza di sviluppare e controllare la catena del valore direttamente collegata a queste nuove tecnologie”.
Per fare e sviluppare questo genere di tecnologie, servono però diversi ‘ingredienti’…
“È una delle questioni centrali. Al momento, l’Europa non controlla l’infrastruttura tecnologica, basata su data center, Gpu, Cpu. Anche se stiamo aprendo AI Factory, il ‘cervello’, il chip, non è europeo. L’unica eccezione è Asml in Olanda, leader nelle macchine per la litografia dei chip. Un altro ingrediente essenziale è l’energia. I data center sono molto energivori e in Europa l’energia costa molto di più che negli Stati Uniti. In Italia, nonostante gli investimenti nelle rinnovabili, il costo è ancora più alto rispetto a Francia o Spagna”.
Physical AI e i dati industriali per svilupparla
E poi cosa serve?
“La Physical AI non impara da Internet, ma da situazioni del mondo reale. I dati industriali devono essere raccolti e messi a disposizione di chi sviluppa i World Models, i modelli del mondo reale. E poi servono talenti e capitali”.
Due fattori essenziali e critici…
“In Italia e in Europa, formiamo ottimi ricercatori specializzati, che però spesso migrano negli Stati Uniti per stipendi più alti e progetti di frontiera. Solo durante il mandato presidenziale di Donald Trump molti ricercatori europei stanno tornando indietro. Anche i capitali europei tendono a essere investiti nella Silicon Valley, per una minore predisposizione al rischio in Europa e dalle nostre parti. Sulla parte degli LLM, per esempio, l’unico vero competitore europeo è la francese Mistral. Altre startup, come Silo AI, sono state vendute ad aziende americane, come Amd”.

Adra, orchestrare innovazione e dinamiche a livello europeo
In Adra, cosa puntate a realizzare?
“Cerchiamo di orchestrare questi elementi a livello europeo, perché nessuno Stato, da solo, può competere globalmente. E vogliamo farlo con alternative alla logica tradizionale dei progetti Horizon, che frammentano i finanziamenti tra troppi partner senza permettere alle startup di scalare”.
Quanto è importante la Physical AI per l’Italia e l’Europa?
“La Physical AI è l’occasione che l’Italia e l’Europa non possono perdere. Se abbiamo perso la corsa agli LLM, dove gli investimenti americani sono di trilioni di dollari, sulla Physical AI la partita è aperta perché non esiste ancora uno standard di mercato dominante. L’Europa, con Italia e Germania, è leader nella robotica industriale e nella meccatronica, dobbiamo quindi sfruttare queste risorse e potenzialità”.
Cos’altro andrebbe fatto?
“Dobbiamo reagire anche all’invasione di umanoidi cinesi che arrivano sul mercato con operazioni di dumping, anche se non sono ancora abbastanza robusti e affidabili per affermarsi sul mercato”.
Il progetto ‘The Catalyst’ e le esigenze delle aziende
E come si può procedere?
“Per questo, ad esempio, abbiamo lanciato il progetto ‘The Catalyst’. Invece di partire dalla ricerca, siamo partiti dalle esigenze delle grandi aziende – come quelle di automotive, farmaceutico, difesa, aerospazio –, per identificare task specifici che i robot non fanno ancora bene. Come attività e operazioni di picking, avvitamento, rifinitura di superfici, spostamento di scatole di varie dimensioni e peso. L’idea è creare dei Robotic Skills Qualification Center, per testare e qualificare le capacità robotiche in modo standardizzato, permettendo in questo modo alle startup di accedere a dati industriali reali e alle aziende di ridurre costi e incertezze nella ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie”.
Bisogna avere lo stesso coraggio come per la creazione della moneta unica
In Europa quali passi si devono fare?
“In Europa serve la volontà politica di unire le forze, bisogna avere lo stesso coraggio come avvenne per la creazione della moneta unica con l’Euro. Non possiamo più competere da soli. Inoltre, con il declino demografico, l’uso di robot per lavori pericolosi o ripetitivi diventerà indispensabile. Sulla regolamentazione, spero che gli errori dell’AI Act — nato regolamentando tecnologie prima ancora che esistessero — non si ripetano. Il Digital Omnibus, togliendo la robotica industriale dai vincoli più stringenti, va nella direzione giusta”.
E in Italia?
“Per l’Italia è una partita fondamentale. Le nostre Pmi manifatturiere non potranno competere senza la Physical AI. Dobbiamo mettere i nostri ricercatori e le nostre aziende in condizione di sviluppare soluzioni europee per il mercato europeo”.
L’Europa può giocare un ruolo da leader per la Physical AI
Come prosegue lo sviluppo dei World Models?
“Sviluppare World Models è estremamente complesso: bisogna inserire nel modello AI le leggi della fisica, della termodinamica, della gravità e dei materiali. Attualmente esiste ancora il Sim-to-Real gap, ovvero ciò che funziona in simulazione non sempre funziona nel mondo reale. Ci vorranno probabilmente un paio d’anni per avere soluzioni solide”.
La visione per il futuro?
“Penso che l’Europa non solo debba partecipare alla corsa mondiale per la Physical AI, ma possa anche giocare un ruolo da leader”.






Partecipa alla community