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Pancaldi (McKinsey): “Saper fare il passaggio epocale da intelligenza a capacità operativa artificiale”



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Per le aziende, la sfida dell’AI non è solo tecnologica ma organizzativa, con il potenziale di moltiplicare la produttività e ridefinire i processi ‘core business’. Il senior partner di McKinsey illustra il salto epocale dell’AI generativa, da strumento di analisi a vero agente operativo che lavora

Pubblicato il 23 feb 2026

Stefano Casini

giornalista



McKinsey AI capacità operativa

“Aiutiamo le aziende a innovare. Faccio questo lavoro da più di 20 anni, e posso dire per certo che non abbiamo mai visto niente che assomigli alla potenza dell’intelligenza artificiale generativa”. Va subito al dunque Luca Pancaldi, senior partner di McKinsey e leader della funzione Transformation per il Mediterraneo, intervenendo al Forum sull’intelligenza artificiale organizzato a Milano da Comitato Leonardo e Assolombarda.

Ci troviamo di fronte a un cambiamento radicale che sta già permeando uffici e processi industriali, con una velocità di adozione senza precedenti nella storia economica moderna.

Per chi resta indietro, il rischio è accumulare un ritardo non più recuperabile

Molte tecnologie hanno impiegato decenni per diventare pervasive, “Internet ha impiegato circa dieci anni e il Cloud diversi anni. Mentre il ciclo dell’AI si misura oggi in mesi o addirittura settimane”, fa notare l’esperto di innovazione per McKinsey.

Osserva: “ogni sette giorni emerge una nuova applicazione o un miglioramento che sposta il confine del possibile, rendendo il rischio di rimanere indietro non solo una questione di competitività, ma una vera minaccia esistenziale per le imprese”.

Procedendo a questi ritmi e velocità, per chi resta indietro il forte rischio molto concreto è quello di accumulare un ritardo che poi, tra non molto, non sarà più recuperabile.

McKinsey AI capacità operativa

Questa accelerazione è alimentata da una “guerra a suon di miliardi” tra grandi potenze – politiche e tecnologiche – per il controllo di “tre pilastri fondamentali: l’energia, i modelli linguistici – come ChatGPT, Gemini, Grok –, e la potenza di calcolo, i chip. Chi vincerà questa contesa avrà un controllo determinante non solo sui mercati, ma su aspetti essenziali della vita quotidiana di domani”.

Ri-definire l’intelligenza artificiale come “capacità operativa artificiale”

Il passaggio cruciale che stiamo vivendo è questo: la transizione da computer che aiutano a comprendere o analizzare, a un’intelligenza che esegue e fa le cose.

Per questo, Pancaldi propone di superare la dicitura classica di AI per parlare di “capacità operativa artificiale”.

Un agente di AI, infatti, non si limita a rispondere a un comando, ma è capace di fissare un obiettivo, scomporlo nelle sue componenti e fasi, eseguire le azioni necessarie e imparare dal processo: in sintesi, la definizione stessa di “lavorare”. La Gen AI non si limita più a elaborare dati e informazioni, ma agisce, procede, lavora.

Il salto moltiplicatore della produttività

L’impatto di questa tecnologia si manifesta su due livelli distinti. Il primo riguarda l’aumento della produttività individuale: l’uso dell’AI per scrivere email, revisionare testi o creare Slide può generare un incremento del 10% o 20%.

Tuttavia, “la vera trasformazione”, fa notare il manager della multinazionale per la consulenza d’impresa, “avviene quando l’organizzazione viene ripensata per permettere agli agenti di lavorare al posto dell’essere umano sotto la sua supervisione. In questo scenario, la produttività non aumenta di pochi punti percentuali, ma si amplifica di 20 o 30 volte”.

Creare un’organizzazione basata su agenti AI è una sfida di leadership

Questa metamorfosi richiede di vedere gli agenti non come semplici software, ma come entità capaci di pianificazione, coordinamento, lettura delle informazioni e interazione.

Creare un’organizzazione basata su questi agenti non è una sfida tecnologica, ma di leadership e cambiamento organizzativo.

Richiede di superare la fase dei ‘piloti’ sterili, per adottare una roadmap di business che punti a impatti reali sul conto economico. Il successo dipenderà dalla capacità delle aziende di riorganizzarsi interamente intorno all’AI, adeguando il talento e i processi in modo agile.

McKinsey AI capacità operativa

Nel caso dei contact center aziendali, solo per fare un esempio, l’organizzazione si trasforma radicalmente, passando da migliaia di operatori a sistemi interamente gestiti da bot capaci di analizzare in tempo reale il tono della voce, il livello emotivo dell’utente e coordinare simultaneamente la gestione di procedure burocratiche.

Riorganizzarsi intorno alle nuove potenzialità

La Gen AI permette anche di gestire complessità precedentemente inaccessibili. Un altro esempio concreto è la capacità di analizzare, interpretare e tradurre in linguaggi moderni vecchi codici (come il Cobol), un compito quasi impossibile da gestire da parte degli umani per via della mole di interconnessioni stratificate negli anni.

In futuro, la distinzione non sarà tra chi usa o meno l’AI, ma tra chi è stato capace di riorganizzarsi interamente intorno a essa e chi no.

L’invito alle aziende italiane: sfruttare la storica capacità d’innovazione e visione

“Chi non accetta questa sfida di leadership e trasformazione organizzativa rischia di trovarsi con processi obsoleti e costi insostenibili rispetto a concorrenti che hanno già scalato la tecnologia”, sottolinea l’AI Leader di McKinsey.

Che ammonisce: “ignorare o sottovalutare le potenzialità dell’AI significa rinunciare alla possibilità di ammodernare il ‘cuore’ della propria azienda, rendendola incapace di competere in un mercato che si muove a ritmi inimmaginabili fino a pochi anni fa”.

L’invito alle aziende italiane è quello di “sfruttare la storica capacità d’innovazione del Paese per una sfida che è innanzitutto di visione e gestione aziendale e strategica”.

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