Meta vuole trasformare l’intelligenza artificiale da tecnologia al servizio dei suoi social network in una nuova fonte diretta di ricavi. Il 28 settembre 2026 Mark Zuckerberg ha annunciato Meta Enterprise Platform, una divisione dedicata a vendere alle aziende modelli, agenti AI, strumenti per sviluppatori e infrastrutture. A guidarla sarà Chirantan “CJ” Desai, fino a pochi giorni fa presidente e amministratore delegato di MongoDB.
Zuckerberg ha definito la nuova piattaforma “il prossimo grande pilastro” del gruppo. La formula indica un obiettivo che va oltre l’aggiunta di qualche servizio AI per gli inserzionisti: Meta punta a entrare stabilmente nel mercato del software e dei servizi tecnologici per le imprese, un terreno dove deve confrontarsi con gruppi che hanno già relazioni consolidate con i dipartimenti IT aziendali.
La posta economica è alta. Nel secondo trimestre del 2026 Meta ha registrato ricavi per 60,8 miliardi di dollari, ma 59,36 miliardi sono arrivati dalla pubblicità. Nello stesso trimestre gli investimenti in conto capitale hanno raggiunto 31,08 miliardi. Per l’intero 2026 il gruppo prevede una spesa tra 130 e 145 miliardi di dollari, destinata in larga parte all’infrastruttura necessaria per l’AI.
Meta Enterprise Platform offre quindi a Zuckerberg una possibile strada per monetizzare direttamente data center, modelli e agenti finanziati finora soprattutto dai profitti pubblicitari.
Indice degli argomenti:
Da Muse agli strumenti per gli sviluppatori
Nell’annuncio del 28 settembre Meta spiega che la nuova divisione riunirà progressivamente l’intero stack tecnologico sviluppato per l’intelligenza artificiale. Tra i prodotti citati figurano Muse, Meta Business Agent, Muse API e Muse Code. L’obiettivo dichiarato è permettere ad aziende e sviluppatori di utilizzare direttamente tecnologie nate all’interno dell’ecosistema Meta.
Muse è il pezzo più visibile di questa strategia. Meta lo ha presentato l’8 settembre 2026 come un agente personale capace di eseguire attività per conto dell’utente, anziché limitarsi a generare risposte.
Il passaggio dal consumatore alle imprese è arrivato rapidamente. Il 29 settembre, un giorno dopo l’annuncio di Meta Enterprise Platform, il gruppo ha presentato Muse for Small Business, una versione pensata per proprietari e gestori di piccole aziende. Può collegarsi a strumenti come Shopify, Slack, Stripe, QuickBooks, Dropbox, Notion, Canva, Figma, Asana e Zoom, oltre agli account professionali di Facebook e Instagram. Meta offre un livello gratuito con limiti di utilizzo e prevede abbonamenti per chi necessita di maggiore capacità.
Questa rete di collegamenti chiarisce la direzione commerciale. Meta non vuole proporre soltanto un chatbot aziendale, ma un agente in grado di accedere ai dati operativi e intervenire nei flussi di lavoro: vendite, marketing, amministrazione, assistenza e produzione di contenuti.
Il patrimonio di Meta sono le relazioni con le aziende
La società parte da una posizione diversa rispetto ai tradizionali fornitori di software enterprise. Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp sono già utilizzati da centinaia di milioni di aziende per pubblicità, vendita e rapporto con i clienti, sostiene Zuckerberg.
Meta Business Agent, lanciato nel giugno 2026, mostra come il gruppo stia cercando di trasformare questa presenza in un servizio AI a pagamento. Secondo i dati diffusi dalla stessa società il 3 giugno, oltre un milione di imprese utilizzava già un Business Agent su WhatsApp e Messenger. Meta indicava inoltre più di un miliardo di conversazioni quotidiane tra utenti e aziende su WhatsApp, Messenger e Instagram.
L’agente può rispondere alle richieste dei clienti, suggerire prodotti, prenotare appuntamenti, qualificare potenziali clienti e trasferire una conversazione a un dipendente quando necessario. Per le aziende più grandi Meta ha creato anche una piattaforma che permette di collegare l’agente a sistemi come Shopify e Zendesk e di configurare controlli e regole operative.
Meta Enterprise Platform mette questi prodotti sotto una guida unica e gli assegna un obiettivo commerciale più ampio: vendere tecnologia direttamente ai dipartimenti aziendali, anziché limitarsi a monetizzare il rapporto tra imprese e consumatori attraverso la pubblicità.
Perché Meta ha scelto Desai
La scelta di Chirantan “CJ” Desai segnala quanto Zuckerberg consideri diverso il mercato enterprise rispetto a quello consumer. Desai risponderà direttamente al fondatore e amministratore delegato di Meta con il titolo di Chief Enterprise Platform Officer.
Prima di arrivare a Meta era presidente e CEO di MongoDB. In precedenza aveva guidato prodotto e ingegneria in Cloudflare ed era rimasto quasi otto anni in ServiceNow, dove aveva ricoperto anche gli incarichi di presidente e chief operating officer. La sua carriera comprende software aziendale, infrastrutture cloud, sicurezza e applicazioni business.
MongoDB ha comunicato che Desai aveva notificato il 24 settembre l’intenzione di dimettersi con effetto dal 28 settembre. La società ha precisato in un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission che la decisione non era collegata a disaccordi sulle attività, sulle politiche o sulle pratiche aziendali. Il consiglio ha richiamato come CEO ad interim Dev Ittycheria, che aveva già guidato MongoDB dal 2014 al 2025.
Gli investimenti AI cercano nuovi ricavi
La nascita della piattaforma enterprise arriva mentre il costo della corsa all’intelligenza artificiale aumenta rapidamente. Nel secondo trimestre Meta ha sostenuto costi e spese per 42,03 miliardi di dollari, il 55% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine operativo è sceso dal 43% al 31%, mentre l’utile netto è diminuito del 14% a 15,85 miliardi. I ricavi, invece, sono saliti del 28%.
Il gruppo dispone ancora di un motore finanziario molto redditizio. Nel solo secondo trimestre la pubblicità ha prodotto il 97,6% circa dei ricavi complessivi. Proprio questa dipendenza rende rilevante la nuova iniziativa: anche una quota relativamente piccola del mercato enterprise potrebbe creare una seconda fonte di fatturato su larga scala.
Il Financial Times ha interpretato il lancio come il tentativo di Meta di ottenere un ritorno più diretto sull’enorme spesa sostenuta per l’AI e di diversificare il modello di business. La società, però, non ha ancora indicato quanto Meta Enterprise Platform potrà contribuire ai ricavi né in quale arco temporale.
Per ora è una strategia più che un prodotto unico
L’annuncio lascia aperti diversi aspetti commerciali. Meta non ha comunicato un listino complessivo, una data di disponibilità generale della piattaforma, livelli di servizio contrattuali né un elenco di grandi clienti che abbiano già adottato Meta Enterprise Platform.
VentureBeat osserva che il progetto presentato il 28 settembre appare quindi, nella fase iniziale, soprattutto come una strategia industriale che riunisce prodotti già esistenti o in sviluppo sotto una nuova organizzazione commerciale. Il passaggio a una piattaforma enterprise pienamente integrata richiederà strumenti di amministrazione, sicurezza, controllo degli accessi, audit e gestione dei dati compatibili con le esigenze delle grandi organizzazioni.
Sono caratteristiche decisive perché gli agenti AI dispongono di un livello di autonomia superiore rispetto al normale software generativo. Quando possono leggere posta elettronica, accedere ai sistemi aziendali, effettuare acquisti o inviare messaggi, la gestione dei permessi diventa parte centrale del prodotto.
Sicurezza e privacy entrano nella competizione
Desai ha indicato sicurezza e privacy tra i principi che Meta intende incorporare fin dall’origine nei prodotti enterprise. Il tema è già diventato sensibile per Muse.
Il 28 settembre il Guardian ha raccontato il caso di un utente il cui indirizzo di casa era stato trasmesso da Muse a un acquirente su Facebook Marketplace durante la gestione automatizzata della vendita di un oggetto. Il proprietario ha dichiarato di non essersi reso conto che l’agente avrebbe potuto comunicare autonomamente quelle informazioni.
Business Insider ha successivamente riportato una spiegazione più dettagliata: Meta ha sostenuto che non si era verificata una violazione dei controlli di privacy e che l’utente aveva selezionato un’impostazione “Allow Always”. La società ha però riconosciuto che l’interfaccia avrebbe potuto spiegare meglio le conseguenze dei permessi accordati all’agente e ha corretto un problema di visualizzazione emerso durante l’episodio.
Per il mercato aziendale episodi simili pesano direttamente sulle decisioni di acquisto. Un’impresa che affida attività operative a un agente deve poter stabilire quali dati può leggere, quali azioni può compiere, chi autorizza le operazioni sensibili e come ricostruire a posteriori ciò che il software ha fatto.
Meta entra in un mercato già affollato
La società di Zuckerberg arriva nel software enterprise quando Microsoft, Google, OpenAI e Salesforce stanno investendo negli agenti AI e nei sistemi capaci di eseguire attività attraverso applicazioni differenti. La competizione si sta quindi spostando dal modello linguistico in sé alla capacità di collegare l’AI ai dati, alle applicazioni e ai processi aziendali.
Meta dispone di un vantaggio specifico: il rapporto quotidiano tra imprese e clienti attraverso WhatsApp, Instagram, Messenger e Facebook. Deve però costruire una credibilità che nel software aziendale richiede contratti, assistenza, integrazione con sistemi legacy, sicurezza e garanzie sulla gestione dei dati.
La nuova divisione serve a colmare proprio questa distanza. Zuckerberg ha già stanziato decine di miliardi per capacità di calcolo, data center e sviluppo dei modelli. Con Meta Enterprise Platform cerca ora di trasformare quell’infrastruttura in un’attività commerciale autonoma.
Il successo non dipenderà soltanto dalle prestazioni di Muse o dei modelli Meta. Dipenderà dalla capacità di convincere le aziende a inserire gli agenti nei processi dove passano clienti, denaro e informazioni riservate. È su questi contratti che si misurerà se il nuovo “pilastro” annunciato da Zuckerberg potrà davvero affiancare la pubblicità nel conto economico di Meta.





Partecipa alla community