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Le aziende italiane investiranno 18,4 milioni di dollari in AI nel 2026



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La realtà dell’AI nelle imprese italiane è in forte crescita, trainata da una maggiore adozione e dalle aspettative legate all’AI agentica. Ma “il vero valore si realizza solo quando agenti, processi e persone lavorano in sinergia”. Risultati e tendenze di ‘The SAP Value of AI 2026’, l’analisi di SAP e Oxford Economics

Pubblicato il 17 lug 2026

Stefano Casini

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Punti chiave

  • Crescita della intelligenza artificiale in Italia: investimenti attesi 18,4M$ (vs 28M$ globali) e +45% in 2 anni; ROI previsto dal 20% (4,9M$) al 38% (12,2M$), AI agentica 13,7M$.
  • Adozione in crescita (26%→44%), ma prevalgono approcci frammentati (36%) e carenze di leadership: solo 45% ha un responsabile AI, 35% KPI, 37% formazione.
  • Qualità dei dati, governance e formazione frenano il valore; 74% segnala dati scarsi, 67% Shadow AI; serve integrare dati, processi e AI per diventare autonomous enterprise.
Riassunto generato con AI


Il valore dell’intelligenza artificiale in Italia è in forte crescita, trainata da una maggiore adozione e dalle aspettative legate all’AI agentica.

Le aziende italiane stanno ottenendo ritorni sugli investimenti (ROI) sempre più positivi, e investiranno complessivamente 18,4 milioni di dollari in AI nel 2026, una cifra inferiore alla media globale dei Paesi più tecnologici che si attesta sui 28 milioni di dollari.

Tuttavia, gli investimenti in AI nel nostro Paese sono destinati a crescere del 45% nei prossimi due anni. Nonostante persistano diverse difficoltà e ostacoli da superare.

Sono i risultati e le tendenze che emergono da un’analisi di mercato e scenario condotta daSAP e Oxford Economics a livello globale, dal titolo ‘The SAP Value of AI 2026’, che ha coinvolto 2.300 dirigenti aziendali in 13 Paesi, di cui 200 in Italia.

Per quanto riguarda l’andamento del ROI, “si sta registrando un forte incremento. Le aziende italiane si aspettano un ROI del 20% quest’anno, pari a 4,9 milioni di dollari, percentuale che dovrebbe aumentare fino a raggiungere il 38% entro due anni, a quota 12,2 milioni di dollari”, indicano gli analisti.

Al centro delle aspettative c’è l’AI agentica

Con l’AI agentica che è al centro di queste aspettative: nei prossimi due anni, si prevede infatti che il ROI derivante dall’AI agentica raggiungerà i 13,7 milioni di dollari in Italia.

Carla Masperi, amministratore delegato di SAP Italia
Carla Masperi, amministratore delegato di SAP Italia

“Nell’ultimo anno l’Italia è passata dalla fase di sperimentazione dell’AI a quella operativa, e questo sta iniziando a dare risultati concreti”, sottolinea Carla Masperi, amministratore delegato di SAP Italia, “ma c’è ancora molta strada da fare. Un’AI priva di contesto, che si tratti di processi, dati o governance, nella migliore delle ipotesi genera attività senza risultati, nella peggiore crea nuovi rischi”.

Questione di leadership e approcci ancora frammentati

Oggi, oltre un quarto delle attività (26% del totale) di un’azienda italiana è supportato dall’intelligenza artificiale, percentuale che si prevede aumenterà al 44% entro i prossimi due anni.

Tuttavia, se da un lato crescono gli investimenti strategici in AI (20%), dall’altro gli approcci frammentati restano i più diffusi (36%).

In parte, questa situazione potrebbe essere legata alla leadership. Meno della metà delle aziende italiane ha un responsabile dedicato all’AI e alla sua adozione (45%), che definisca i KPI per l’AI a livello manageriale (35%), o che fornisca percorsi di formazione sulle funzionalità e sui rischi dell’AI (37% del totale).

Il potenziale non è ancora sfruttato

Nonostante queste difficoltà, il 73% delle aziende italiane si dichiara soddisfatto del ROI attuale dell’AI, anche se oltre la metà ritiene che il potenziale dell’intelligenza artificiale non sia ancora pienamente sfruttato.

Parte di questo ottimismo è dovuto all’AI agentica: i tre quarti del campione censito (75%) ritiene che l’AI agentica abbia un potenziale da “moderato” a “molto elevato” nel trasformare la propria organizzazione.

Tuttavia, la tecnologia è ancora agli inizi: solo l’1% delle aziende censite si considera pienamente preparata all’AI agentica, mentre la maggioranza conferma di essere parzialmente preparata o addirittura non pronta.

Le principali sfide dell’AI per le aziende italiane

Le organizzazioni italiane si trovano ad affrontare una serie di sfide per ottenere un ritorno dagli investimenti in AI, in particolare sul fronte dei dati, delle risorse umane e della governance.

La qualità dei dati rimane la sfida principale. Nonostante il 67% delle aziende affermi di essere pronta per l’AI in termini di dati, il 74% segnala problemi legati alla scarsa qualità delle informazioni disponibili.

Un aspetto che ha un impatto sulle attività quotidiane, con il 77% delle imprese che dichiara di avere sperimentato rilavorazioni, ritardi o accumuli di lavoro arretrato a causa della scarsa qualità degli output forniti dall’intelligenza artificiale.

L’impatto sulla forza lavoro

Anche l’impatto dell’AI sulla forza lavoro rappresenta una sfida rilevante. Otto aziende italiane su dieci (80%) non sono convinte che le iniziative di aggiornamento professionale intraprese dalla propria azienda tengano il passo con l’evoluzione degli strumenti di AI.

Inoltre, meno dell’1% degli intervistati ha affermato che l’AI non avrà alcun impatto sulla pianificazione della forza lavoro. Nel frattempo, il fenomeno della Shadow AI resta un problema sentito: il 67% dei casi censiti ha dichiarato che ciò accade all’interno della propria organizzazione almeno occasionalmente.

Inoltre, la governance rappresenta uno degli ostacoli più rilevanti per la creazione di valore dell’AI in ambito aziendale. Solo un’impresa su dieci dichiara di essere pienamente pronta a governare efficacemente l’intelligenza artificiale, sia in termini di competenze (11%) sia di processi e framework organizzativi (10%).

Il prossimo passo per ottenere valore

“Il prossimo passo per ottenere valore dalla nuova tecnologia sarà integrare dati, processi e AI”, rileva Masperi: “le aziende italiane devono comprendere che l’AI spesso offre un valore più difficile da misurare di quanto ci si aspetti, e comporta rischi che evolvono a un ritmo molto veloce perché la maggior parte dei sistemi di governance riesca a stare al passo. La governance dell’AI, ad esempio, sta diventando la sfida più importante che molte aziende ancora non sanno di avere”.

Queste criticità potrebbero amplificarsi in un futuro sempre più orientato all’AI agentica. Attualmente, il 40% delle aziende italiane non dispone di processi con intervento umano (human-in-the-loop) per supervisionare i workflow agentici; il 25% non ha sistemi di controllo e autorizzazione degli accessi per gli agenti AI; e solo il 48% mantiene un registro degli agenti utilizzati all’interno della propria organizzazione.

Si tratta di aspetti importanti, considerando che quasi due terzi delle aziende (63%) concordano o non sanno se stanno implementando agenti AI a un ritmo più veloce di quello con cui riescono a gestirli.

Il futuro dell’AI aziendale è l’autonomous enterprise

“Generare valore reale dall’AI non sarà semplice, perché richiede un approccio completamente nuovo”, rimarca l’amministratore delegato di SAP Italia.

Che osserva: “le imprese italiane, grandi e piccole, dovranno connettere l’AI ai dati e ai processi che alimentano il loro business, garantendo allo stesso tempo che abbia il contesto e la governance necessari per guidare risultati affidabili. Questo è ciò che definiamo autonomous enterprise. Non si tratta di una trasformazione puramente tecnologica, ma è soprattutto umana. Il vero valore si realizza solo quando agenti, processi e persone lavorano in sinergia”.

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