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Quella parte di pensiero che spostiamo “fuori dalla testa”, per affidarlo alle macchine



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Cognitive offloading e Ghost Gdp sono due dei tanti temi e implicazioni collegati all’intelligenza artificiale analizzati nel libro ‘Umani per ora’ di Luciano Ballerano, che sottolinea: “l’AI cresce in un mondo che ha già indebolito in modo sistematico la propria capacità di pensare, valutare e resistere”

Pubblicato il 18 mag 2026

Stefano Casini

giornalista



Umani per ora
Un particolare dalla copertina di 'Umani per ora'
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Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta portando ovunque – nel lavoro, nelle aziende, nella scuola e formazione, nelle attività più disparate – rischi e opportunità, di vario tipo e intensità.

Il nuovo libro Umani per ora, di Luciano Ballerano – una pubblicazione indipendente, disponibile su Amazon – ne analizza e tratta diversi, dalla velocità e diffusione del cambiamento all’impatto sul lavoro e sulle competenze, tra cui il Cognitive offloading.

“L’AI non sta arrivando in un mondo cognitivamente integro che sceglie consapevolmente cosa delegare”, sottolinea Ballerano nel suo libro, “ma in un mondo che ha già indebolito in modo sistematico la propria capacità di pensare, di valutare e di resistere, il che modifica in profondità le condizioni in cui avviene l’incontro tra le persone e questa tecnologia”.

Ballerano ha lavorato circa vent’anni in Nvidia, dove ha ricoperto ruoli che vanno dalla comunicazione al marketing tecnico di prodotto, fino alla direzione dei programmi di formazione e abilitazione dei partner per l’area Emea, gestendo attività di training in 25 Paesi. Oggi lavora come consulente indipendente e formatore sull’intelligenza artificiale applicata.

Cos’è il Cognitive offloading, che caratteristiche ha?

Il Cognitive offloading è il processo attraverso cui deleghiamo funzioni mentali — memoria, calcolo, organizzazione, decisioni — a strumenti esterni, come sistemi di AI, appunti digitali, smartphone, GPS. In pratica, spostiamo parte del pensiero ‘fuori dalla testa’ per ridurre lo sforzo mentale e sostituirlo con le macchine.

È una strategia utile per essere più efficienti; svolgere operazioni più velocemente e senza fatica; liberare risorse per attività strategiche, creative e decisionali; trattare più informazioni e dati e funzioni contemporaneamente.

Diventa un problema “quando arriva a essere un’attività automatica, sistematica e totale, riducendo la nostra capacità di ricordare, analizzare, elaborare, giudicare”, rimarca Ballerano, e “con lo sviluppo e la diffusione dell’AI generativa, il fenomeno tende ad accelerare: non solo ricordiamo meno, ma deleghiamo sempre più anche interpretazione, analisi e decisioni”.

Così facendo, alcuni studiosi parlano di un possibile ‘patto faustiano’ con l’AI: più efficienza oggi, rischio di atrofia cognitiva domani.

Il modo equilibrato e corretto di usare il Cognitive offloading

Tuttavia, se l’intelligenza artificiale viene usata come partner di conversazione e strumento di confronto — non come pilota automatico o meccanismo sostitutivo del ragionamento — può stimolare pensiero critico e creatività.

Anche qui, e ancora una volta, la questione centrale e determinante non è tanto se è il caso di usare uno strumento innovativo, ma è ‘come’ e ‘perché’ utilizzarlo.

Il modo equilibrato e corretto di usare il Cognitive offloading consiste innanzitutto in:

  • non accettare passivamente ma interagire attivamente con ciò che l’AI propone: verificare, discutere, rielaborare;
  • leggere e analizzare testi complessi per allenare empatia e pensiero critico;
  • usare framework strutturati (come, per esempio, il Pyramid Principle) per trasformare output esterni in idee chiare;
  • decidere in maniera ponderata cosa esternalizzare e cosa mantenere come competenza interna.

Ghost GDP, la quota di PIL generata da sistemi automatizzati

Un’altra questione rilevante determinata dallo sviluppo dell’AI – tra le tante analizzate e approfondite in Umani per ora – riguarda il cosiddetto Ghost GDP.

Luciano Ballerano

Come termine, “non è un concetto accademico consolidato”, rileva l’autore, “la definizione che utilizzo è questa: il Ghost GDP è la quota di crescita del Prodotto Interno Lordo che viene generata da sistemi automatizzati e non si traduce in reddito per i lavoratori, e quindi non alimenta la domanda aggregata di beni e servizi nell’economia reale”.

Il PIL misura il valore aggiunto della produzione, non il suo grado di diffusione. Se un’azienda sostituisce 100 analisti con un sistema AI e la produttività raddoppia, il PIL cresce.

Ma i 100 analisti hanno perso il reddito che usavano per pagare l’affitto, fare la spesa, andare al cinema, comprare l’assicurazione sanitaria. Quella domanda sparisce dall’economia, e il PIL ‘non la vede’ perché misura la produzione, non la distribuzione del suo valore.

Il circuito (senza freni) che l’AI generativa sta costruendo

Questo meccanismo non è nuovo. Esiste ogni volta che la produttività cresce più rapidamente dei salari. “Ma storicamente aveva un limite naturale”, fa notare Ballerano: “le macchine che sostituivano i lavoratori richiedevano altri lavoratori per essere costruite, gestite, manutenute, aggiornate. La sostituzione non era mai completa”.

La copertina di ‘Umani per ora’

L’AI generativa “rompe questa logica in modo parziale ma significativo. Un sistema AI può essere addestrato una volta e poi scalato a milioni di istanze senza assumere un lavoratore aggiuntivo per ogni istanza. Il costo marginale del lavoro tende a zero, il che altera in modo sostanziale la matematica della sostituzione”.

La parte più preoccupante del Ghost GDP riguarda la struttura del circuito che lo genera, più che il meccanismo in sé. Nelle crisi economiche tradizionali, il sistema ha dei freni endogeni: i prezzi scendono, i salari si aggiustano, la domanda si riprende, la produzione ricomincia. “È doloroso, ma il ciclo si chiude”. Invece, “il circuito che l’AI generativa sta costruendo ha una struttura diversa. Non ha freni endogeni ovvi. Anzi, ogni suo giro rafforza il giro successivo”.

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