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Dalle STEM alle humanities: perché il futuro dell’AI è di chi ha studiato filosofia



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Mentre in Anthropic una philosopher-in-residence impartisce lezioni di etica, a Claude, Alex Karp e Peter Thiel di Palantir hanno studiato filosofia, come Reid Hoffman (LinkedIn), tra i fondatori di OpenAI. Un’opportunità evidente per l’Italia, dove un terzo dei laureati è umanista

Pubblicato il 1 apr 2026

Federico Corradini

Ceo e chief di Semiotician



filosofia e intelligenza artificiale
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Il 20 marzo è morto Jürgen Habermas, uno dei massimi filosofi del Novecento, famoso per aver rivoluzionato la teoria sociale con il concetto di “agire comunicativo”. La sua scomparsa non è passata inosservata ai vertici della Silicon Valley. Tra i primi a rendergli omaggio è stato Alex Karp, CEO di Palantir, l’azienda di analisi dati e difesa attualmente al centro dell’ecosistema globale dell’intelligenza artificiale.

In un tributo pubblicato su Politico (Politico, 20/03/2026), Karp ha descritto l’influenza determinante che il pensiero di Habermas ha avuto sul suo imprinting aziendale. Laureato in filosofia e allievo diretto del pensatore tedesco a Francoforte, il capo di Palantir sostiene che la comprensione dell’agire comunicativo sia il presupposto necessario per gestire tecnologie di sorveglianza e analisi predittiva in modo compatibile con le democrazie liberali.

La “tecnologia del pensiero” da Thiel a Hoffman

Karp non è un caso isolato. Peter Thiel, co-fondatore di Palantir e figura di riferimento degli investimenti tecnologici californiani, si è laureato in filosofia a Stanford. Spesso descritto come la mente dietro le quinte della Silicon Valley, per la sua capacità di influenzare trend e politiche tech, Thiel ha sempre rivendicato l’approccio filosofico come strumento per comprendere i mercati e la natura umana, prima ancora del coding.

Anche Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn ed ex board member di OpenAI, ha studiato filosofia a Oxford. In recenti riflessioni (Every, 25/01/2026), Hoffman ha ribadito che l’AI non deve essere vista come un mero calcolatore, ma come un’estensione dell’antropologia sociale, capace di rispondere alle dinamiche comportamentali degli utenti.

L’operatività dell’etica: il caso Anthropic

Il ruolo della filosofia è così ampio che rimane valido anche nel passaggio dalla più alta strategia alla produzione tecnica. In Anthropic, l’azienda fondata dai fratelli Amodei, la figura di Amanda Askell è emblematica. In qualità di Philosopher-in-Residence (WSJ, 09/02/2026), Askell lavora sull’allineamento dei modelli (AI Alignment), definendo la cosiddetta “Constitutional AI”.

Si tratta di un’architettura che impone al modello Claude di seguire principi etici derivati dalla teoria morale. Recentemente, le conseguenze del suo operato sono state oggetto di critiche politiche nientemeno che di Donald Trump (NY Post, 03/03/2026), confermando come la definizione dei confini etici di un algoritmo sia oggi una delle responsabilità più delicate e discusse del settore.

Il contesto italiano: semiotica e linguistica applicata

Secondo gli ultimi dati AlmaLaurea (rapporto), l’Italia produce ogni anno una massa critica di talenti umanistici: circa un terzo dei laureati appartiene all’area delle “humanities”. In un mercato globale iper-competitivo, è proprio da qui che può nascere la differenza: se negli Stati Uniti si inizia a registrare una saturazione di profili puramente STEM a favore di figure capaci di portare le discipline umanistiche in azienda, l’Italia possiede già il “software culturale” per guidare una sintesi tra AI e HI (Human Intelligence).

Senza andare a pescare le origini stesse della filosofia nel Mediterraneo, basterebbe dire che l’Italia è il paese in cui la tradizione linguistica e il pragmatismo filosofico sono confluiti nell’approccio di Umberto Eco, il semiologo più influente – quantomeno – degli ultimi trent’anni. La teoria principale di Eco è la semiotica interpretativa, che studia come i segni generano significato attraverso l’interpretazione: un approccio che si presenta da solo come adatto a gestire la prompt e gli output dei Large Language Model (LLM).

L’Università “La Sapienza” di Roma ha già istituito un corso di laurea triennale in Filosofia e intelligenza artificiale.

Filosofia e Intelligenza Artificiale
Video del prof. Emidio Spinelli dell’Università La Sapienza di Roma

Cosa stanno facendo le aziende

Va detto che alcune grandi aziende italiane stanno già muovendo passi concreti in questa direzione:

  • Eni: utilizza linguisti computazionali per affinare l’interazione uomo-macchina nei processi decisionali complessi.
  • Leonardo: sta integrando esperti di etica e scienze sociali per governare l’impatto delle tecnologie autonome.
  • Expert.ai: continua a scalare sui mercati internazionali grazie a una combinazione unica di semantica e algoritmi.

Tre modi per usare la filosofia in azienda

Non serve attendere la prossima rivoluzione tecnologica per trarre valore dalle discipline umanistiche.

Ecco di seguito tre applicazioni pratiche da cui partire per le aziende.

  1. Prompting umanistico: affidare la scrittura delle istruzioni di sistema a laureati in lettere o filosofia. La loro capacità di gestire l’ambiguità del linguaggio riduce drasticamente le “allucinazioni” dell’AI e migliora la precisione degli output.
  2. Audit etico: utilizzare la filosofia morale per analizzare i bias algoritmici. Un consulente filosofico può mappare i rischi reputazionali legati a decisioni automatizzate prima che diventino un problema legale o di brand.
  3. Analisi dialettica: applicare la logica formale e la dialettica nelle sessioni di brainstorming innescate da AI. Mettere in discussione le premesse di un progetto fondato sull’utilizzo di AI usando il metodo dialettico (con una storia di successi millenaria, da Socrate a Hegel) permette di individuare debolezze strategiche dove un’analisi puramente quantitativa non riuscirebbe.

Conclusioni

Lavorare con l’intelligenza artificiale non è quindi un’operazione asettica, ma una narrazione: una storia che parte da un prompt pragmatico, attraversa uno svolgimento denso di errori e incertezze sia razionali che etiche, per approdare a un lieto fine fatto di soluzioni concrete ma anche responsabili.

E in questo nuovo mercato del senso, nessuno può scrivere meglio di un laureato in lettere e filosofia.

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