C’è un momento, in quasi ogni team di sicurezza, in cui il lavoro smette di sembrare un esercizio tecnico e diventa un problema economico. Non accade quando emerge una vulnerabilità critica. Accade prima, quando il team viene sommerso da segnalazioni che sembrano plausibili, ma richiedono ore di lettura, verifica e contestualizzazione prima di capire se siano davvero pericolose. È dentro questa frizione quotidiana che va letto il messaggio di OpenAI su Codex Security: il bersaglio non è il SAST in sé, ma l’idea che la sicurezza del codice possa partire solo da una lista statica di rilievi.
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Codex Security oltre il SAST: cosa dice OpenAI sulla sicurezza del codice
OpenAI sostiene che per le vulnerabilità più complesse non basti partire da un report SAST – Static Application Security Testing, cioè da un’analisi statica del codice senza esecuzione. Serve comprendere il comportamento reale del software, validare le ipotesi e ridurre il rumore. Una tesi solida, ma non sufficiente per liquidare strumenti che restano centrali per copertura, standardizzazione e disciplina nelle pipeline
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