Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha assunto un ruolo sempre più centrale nella ricerca scientifica avanzata. Dalla modellazione climatica alla scoperta di nuovi farmaci, fino alla simulazione di fenomeni fisici complessi, l’AI è diventata uno strumento trasversale che modifica in profondità i metodi di produzione della conoscenza. Questo cambiamento ha però messo in evidenza un limite strutturale del sistema europeo: la frammentazione delle risorse e delle competenze tra Stati membri, università e centri di ricerca.
È in questo scenario che, nel novembre 2025, la Commissione europea ha presentato RAISE, acronimo di Resource for AI Science in Europe, durante lo European AI in Science Summit di Copenaghen. L’obiettivo dichiarato non era quello di creare un nuovo centro di ricerca, ma di costruire un quadro di coordinamento europeo capace di mettere a sistema ciò che già esiste e di rafforzarlo con nuovi investimenti mirati.
RAISE nasce come risposta a una consapevolezza politica precisa: senza un’infrastruttura comune per l’intelligenza artificiale applicata alla scienza, l’Europa rischia di perdere terreno rispetto a contesti più centralizzati, come Stati Uniti e Cina, dove accesso a dati, potenza di calcolo e capitali avviene su scala più integrata.
Indice degli argomenti:
Che cos’è RAISE e come è stato concepito
RAISE è stato concepito come un istituto virtuale europeo, pensato per aggregare e coordinare risorse fondamentali per l’AI nella ricerca scientifica. La sua architettura si basa su quattro pilastri principali: infrastrutture di calcolo avanzate, disponibilità e qualità dei dati, sviluppo delle competenze e finanziamenti alla ricerca.
Dal punto di vista istituzionale, RAISE si colloca all’interno della European Strategy for Artificial Intelligence in Science, presentata dalla Commissione nell’ottobre 2025, e dialoga con altre iniziative chiave come la strategia Apply AI e l’AI Continent Action Plan. L’idea di fondo è che l’intelligenza artificiale non debba essere considerata solo come tecnologia di supporto, ma come fattore abilitante strutturale per la scienza europea.
Questo approccio riflette una visione in cui la ricerca scientifica e la politica industriale risultano sempre più intrecciate. Investire nell’AI per la scienza significa rafforzare la competitività tecnologica, attrarre talenti internazionali e mantenere in Europa la capacità di produrre conoscenza di frontiera.
Il ruolo delle infrastrutture e del supercalcolo europeo
Uno degli elementi centrali di RAISE riguarda l’accesso alla potenza di calcolo. I modelli di intelligenza artificiale utilizzati nella ricerca scientifica richiedono risorse computazionali che superano le capacità di molte infrastrutture nazionali. Per questo motivo, RAISE è stato progettato in stretta connessione con l’ecosistema europeo del supercalcolo, in particolare con le infrastrutture coordinate dall’EuroHPC Joint Undertaking.
All’interno di questo quadro si colloca anche il concetto di AI Gigafactories, grandi centri di calcolo destinati a supportare progetti di ricerca avanzata, startup deep tech e programmi europei ad alta intensità computazionale. RAISE non crea nuove infrastrutture ex novo, ma garantisce accesso dedicato e prioritario a queste risorse per i progetti di ricerca finanziati dall’Unione.
Questa scelta evidenzia un cambio di paradigma: l’accesso al calcolo diventa una leva strategica, non più un semplice supporto tecnico.
Finanziamenti, fase pilota e costruzione dell’ecosistema
Il lancio di RAISE è avvenuto attraverso una fase pilota finanziata con 107 milioni di euro nell’ambito di Horizon Europe. Questa fase iniziale ha una funzione sperimentale e preparatoria. Non mira a rendere immediatamente operativa una struttura definitiva, ma a testare modelli di cooperazione, governance e allocazione delle risorse.
All’interno del pilota sono state avviate azioni di coordinamento per mettere in rete la comunità europea dell’AI nella scienza, insieme a programmi dedicati alla formazione avanzata, come reti di eccellenza e dottorati europei. L’obiettivo è creare una massa critica di competenze che possa sostenere nel tempo lo sviluppo dell’iniziativa.
Parallelamente, la Commissione ha avviato un’azione specifica nell’ambito dello European Research Area, con il compito di allineare le politiche nazionali degli Stati membri e preparare una governance condivisa per le fasi successive.
A che punto siamo oggi
A inizio 2026 RAISE si trova ancora in una fase di costruzione progressiva. Le prime call collegate al pilota sono state pubblicate e diversi consorzi di ricerca europei risultano coinvolti nella definizione delle priorità scientifiche. Alcune università e infrastrutture di ricerca svolgono già un ruolo di coordinamento per delineare l’agenda strategica dell’iniziativa e per raccordare discipline diverse, dalle scienze della vita alle scienze sociali.
Non esiste ancora una struttura centralizzata pienamente operativa, e questo aspetto è coerente con l’impostazione modulare del progetto. La Commissione ha chiarito che RAISE dovrà evolvere per fasi, adattandosi ai cambiamenti tecnologici e alle esigenze emergenti della comunità scientifica. Il vero banco di prova sarà il prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che dovrà garantire sostenibilità e continuità all’iniziativa.
Criticità, aspettative e dimensione strategica
RAISE si muove su un terreno complesso. Da un lato risponde a un’esigenza reale della ricerca europea, che chiede accesso coordinato a risorse sempre più costose e strategiche. Dall’altro si confronta con il rischio di rimanere un livello di coordinamento formale, se non accompagnato da strumenti rapidi e realmente accessibili ai ricercatori.
Il dibattito attorno a RAISE riflette una tensione più ampia della politica tecnologica europea: conciliare governance, regolazione e velocità di esecuzione. La riuscita dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di trasformare un progetto istituzionale in un abilitatore concreto di ricerca scientifica avanzata, senza appesantimenti burocratici.
In questa prospettiva, RAISE rappresenta molto più di un singolo programma. È un test sulla capacità dell’Unione europea di costruire infrastrutture immateriali condivise, capaci di sostenere la scienza nell’era dell’intelligenza artificiale e di rafforzare il ruolo dell’Europa come spazio di produzione di conoscenza ad alto valore strategico.






