Nelle imprese di ogni settore, l’intelligenza artificiale in poco tempo è già passata da strumento innovativo – con l’AI generativa – a vero e proprio ‘collega’ con cui collaborare – con l’AI agentica –, come dichiara il 76% dei manager e dirigenti aziendali nel mondo.
Il 44% delle imprese prevede di introdurre sistemi agentici a breve, ma solo una minoranza ha già ripensato governance e processi. Mentre il 73% delle organizzazioni più evolute si aspetta, nei prossimi anni, di differenziarsi maggiormente dai competitor proprio grazie all’AI agentica.
Sono alcuni dei principali risultati ed evidenze del report dal titolo ‘The emerging agentic enterprise: how leaders must navigate a new age of AI’, realizzato da Mit Sloan Management Review (Mit SMR) e Boston Consulting Group (BCG).
Uno studio condotto su oltre 2.100 manager e dirigenti in 116 Paesi nel mondo, alla guida di imprese attive in 21 settori diversi, dall’automotive all’arredamento, dalla moda al farmaceutico.
Indice degli argomenti:
Gli agenti AI stanno ridisegnando ruoli, decisioni e modelli di leadership
Lo studio analizza come le imprese di tutto il mondo stanno gestendo la trasformazione introdotta dall’Agentic AI, ovvero quei sistemi capaci di pianificare, agire e apprendere in autonomia.
E indica come gli agenti AI stanno ridisegnando processi operativi, ruoli, decisioni e modelli di leadership su scala globale.

In un contesto in veloce e profonda evoluzione, “molti si chiedono se l’AI agentica rappresenti davvero una novità di rilievo rispetto a quella generativa”, sottolinea l’analisi di scenario: “se i modelli generativi producono output su richiesta, i sistemi agentici possono pianificare e prendere decisioni sulla base di obiettivi, interagendo in maniera autonoma con altri sistemi e persone”.
In altre parole, gli agenti AI “non rispondono solo ai prompt: svolgono funzioni operative, analitiche e decisionali in modo continuativo, rendendo più sfumato il confine tra capitale umano e tecnologico”.
Agentic AI, il vero vantaggio competitivo
“Oggi il 35% delle imprese a livello globale ha già avviato progetti di Agentic AI, e la percentuale è destinata a salire rapidamente, anche di più rispetto alla diffusione dell’intelligenza artificiale tradizionale e a quella generativa”, rimarca Roberto Ventura, managing director e partner di Boston Consulting Group.
Che osserva: “è così che l’intelligenza artificiale entra in una nuova fase, dopo la Gen AI, la nuova frontiera è l’AI agentica, capace non solo di rispondere ai prompt ma di agire, pianificare e prendere decisioni in autonomia. Tuttavia, il vero vantaggio competitivo nei prossimi anni non andrà a chi implementa l’AI più in fretta. Vincerà chi saprà riorganizzare l’impresa intorno a questa nuova forma di collaborazione tra uomo e macchina”.

Come usare al meglio le nuove tecnologie
Un tema sempre più urgente anche per le aziende italiane, che oggi si trovano a dover governare un cambiamento organizzativo profondo, mentre il dibattito internazionale è in pieno svolgimento, tra etica, responsabilità e impatto sulle competenze.
“Nel nostro Paese è il momento di costruire ecosistemi di governance e competenze che favoriscano una collaborazione virtuosa tra persone e tecnologie”, sottolinea Ventura, “stando alle analisi del mercato, infatti, una quota sempre più consistente di realtà prevede di implementare la tecnologia a breve, ma solo una minoranza ha già ripensato processi, ruoli e modelli di governance per integrarla efficacemente”.
Agenti AI: l’innovazione corre su due binari
Ecco altri dati e numeri che emergono dal lavoro di monitoraggio e studio condotto da BCG e Mit SMR a livello internazionale: la quasi totalità (il 95%) dei dipendenti delle aziende più innovative riporta maggiore soddisfazione lavorativa grazie alla collaborazione con agenti AI, mentre manager e dirigenti si aspettano un aumento del 250% dell’autonomia decisionale dell’AI agentica nei prossimi tre anni.

La sfida è quindi gestire lo stesso sistema con due logiche complementari: come una risorsa tecnologica da governare e come una ‘persona digitale’ da affiancare e supervisionare.
Personalizzare gli agenti sul contesto aziendale
Se da un lato esiste il rischio di un’eccessiva uniformità dei risultati, soprattutto se gli agenti si basano sugli stessi set di dati, dall’altro il report evidenzia come il vero vantaggio competitivo deriverà dalla capacità di personalizzare e addestrare gli agenti sul proprio contesto.
Le imprese che svilupperanno competenze e dati proprietari potranno creare stili, soluzioni e conoscenze uniche, amplificando le differenze anziché annullarle.
Non a caso, le aziende più evolute in questo campo hanno il 73% di probabilità in più di distinguersi dai concorrenti. L’adozione dell’Agentic AI non si limita quindi all’efficienza operativa o al risparmio dei costi, ma diventa anche una leva di innovazione e di differenziazione strategica.
AI agentica e risorse umane
Sul piano delle risorse umane, la diffusione dell’AI solleva una domanda fondamentale: se gli agenti assumono i compiti più semplici, come apprenderanno i giovani talenti che tradizionalmente imparavano ‘facendo’?
Il Boston Consulting Group evidenzia che le aziende più mature stanno sperimentando nuovi modelli di ‘learning loop’, in cui i dipendenti junior apprendono proprio supervisionando i sistemi agentici, sviluppando competenze critiche di analisi, controllo e correzione.
La responsabilità legale e morale di queste interazioni, ad esempio in caso di errori o decisioni scorrette, rimane tuttavia in capo all’organizzazione, chiamata a definire policy chiare di supervisione e accountability.
Il nuovo ‘generalista orchestratore’
Il cambiamento riguarda anche la natura stessa del lavoro. Emerge oggi il profilo del ‘generalista orchestratore’, un professionista capace di collaborare con team ibridi uomo–macchina e di assumersi la responsabilità di decisioni condivise con l’AI.
È per questo che l’intelligenza artificiale non ridurrà la motivazione dei lavoratori, ma potrà anzi elevare e sviluppare i ruoli umani verso attività di giudizio, creatività e governo dei processi.
Il lavoro da adattare e integrare con l’AI
Già oggi, le imprese più evolute stanno ripensando le proprie strutture organizzative: tra chi userà l’AI agentica in maniera estensiva, il 43% prevede di assumere più generalisti al posto di specialisti e il 29% di diminuire i ruoli di ingresso, con un ulteriore 45% che si aspetta di ridurre i livelli di middle management nei prossimi 3 anni.
Un’evoluzione che non riduce il lavoro umano, ma lo trasforma: meno compiti esecutivi, più capacità di orchestrare, guidare e dare senso alle decisioni condivise con l’intelligenza artificiale.
L’analisi a livello internazionale rileva, inoltre, specificità regionali: in Africa, l’adozione dell’AI agentica è ancora agli inizi, ma la crescita potenziale è superiore alla media globale. I fattori chiave sono la necessità di colmare gap infrastrutturali e formativi e l’opportunità di sfruttare l’AI per creare salti di produttività in settori come l’energia, la finanza e l’agritech. Secondo BCG, l’Africa potrà diventare uno dei laboratori più interessanti per modelli di Agentic AI adattivi, costruiti su esigenze locali.
Governance, etica e autonomia: in cerca di nuovi equilibri
Cosa succede, ad esempio, quando un agente deve operare con input ambigui o incompleti? Le organizzazioni devono progettare i sistemi per gestire e non subire l’ambiguità, creando processi di supervisione e correzione continui.
In parallelo, le aziende stanno discutendo nuove forme di responsabilità condivisa: chi è responsabile di un errore dell’AI, il supervisore umano, il team IT o l’impresa nel suo complesso?
Le realtà più mature stanno rispondendo con hub di governance centralizzati, capaci di bilanciare autonomia e controllo e di definire confini chiari tra ciò che l’AI può fare da sola e ciò che richiede un intervento umano.
Sistemi di auditing continuo
Gli analisti di scenario suggeriscono un approccio integrato: la responsabilità ultima resta in capo al management, supportato da regole di supervisione chiare e da un sistema di auditing continuo che monitori comportamenti, rischi ed eventuali deviazioni.
Il successo non dipenderà quindi dalla velocità di adozione di questa nuova declinazione dell’AI, ma dalla capacità di ripensare modelli organizzativi, processi decisionali e cultura del lavoro. L’Agentic AI non sostituisce l’intelligenza umana: la amplifica, ma chiede nuove regole e nuovi ruoli.







