Nvidia ha “riacceso” la produzione dei chip H200 per data center dedicati all’intelligenza artificiale, nella convinzione che a breve potrà riprendere le vendite in Cina dopo aver raggiunto un accordo con la Casa Bianca.
A dirlo è stato l’amministratore delegato Jensen Huang, intervenuto al CES di Las Vegas. La domanda per questi chip, ha spiegato Huang, è “alta, molto alta”.
«Abbiamo riattivato la nostra supply chain e gli H200 stanno scorrendo lungo le linee di produzione», ha dichiarato il fondatore del gruppo.
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L’accordo con Washington e le licenze all’export
Nel dicembre scorso il presidente Donald Trump ha annunciato che avrebbe consentito a Nvidia di spedire i chip H200 in Cina in cambio di una quota del 25% dei ricavi generati da queste vendite a favore del governo statunitense.
L’accordo con la Casa Bianca, tuttavia, non è ancora stato finalizzato.
«Stiamo definendo gli ultimi dettagli delle licenze con il governo degli Stati Uniti», ha detto Huang, confermando che il processo autorizzativo è in corso.
La fiducia di Nvidia nel ritorno sul mercato cinese
La decisione di aumentare la produzione degli H200 segnala la fiducia di Nvidia in una ripresa delle vendite in Cina, dopo che precedenti tentativi di riaprire il mercato erano falliti sullo sfondo delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino.
«Sembra proprio che torneremo in Cina», ha affermato Huang.
Il gruppo, valutato 4.500 miliardi di dollari, è al centro del boom globale dell’intelligenza artificiale ma, dall’anno scorso, non ha potuto vendere i suoi chip più avanzati in Cina a causa delle restrizioni statunitensi e della reazione negativa delle autorità cinesi.
Impatto sui ricavi e ruolo del mercato cinese
Huang ha aggiunto che la sua previsione di 500 miliardi di dollari di ricavi nel 2026, formulata alla fine dello scorso anno, potrebbe essere rivista al rialzo se il mercato cinese dovesse riaprirsi.
Il chip H200 appartiene a una generazione precedente dell’hardware Nvidia.
È più avanzato rispetto agli H20, gli ultimi modelli consentiti in passato per la Cina, ma resta meno potente rispetto alla più recente serie Blackwell.
Critiche politiche e incertezze da Pechino
La decisione di Trump di autorizzare l’export degli H200 è stata vista come una vittoria del lobbying di Huang, dopo lo stallo di un precedente accordo sugli H20.
Tuttavia, la mossa ha attirato critiche sia tra i repubblicani più duri sul fronte Cina sia tra i democratici, preoccupati che l’intesa possa rafforzare Pechino nella corsa all’AI.
Alcuni osservatori hanno anche messo in dubbio la base legale del pagamento del 25% dei ricavi al governo statunitense.
Nel frattempo, la Cina ha reagito ordinando alle proprie aziende tecnologiche di non utilizzare chip Nvidia, alimentando l’incertezza su una reale ripresa degli scambi.
Ordini come vero segnale di ripartenza
Secondo Huang, non ci si devono aspettare annunci ufficiali da parte delle autorità cinesi. «Non prevediamo comunicati stampa o grandi dichiarazioni», ha detto. «Capiremo tutto dagli ordini di acquisto dei clienti cinesi per gli H200».
Il manager ha aggiunto che l’H200 sarebbe competitivo rispetto ai rivali locali, come Huawei, ma ha avvertito che nel lungo periodo Nvidia dovrà poter introdurre chip più nuovi anche in Cina per restare leader.
Nuove piattaforme e crescente concorrenza
Huang ha aperto il CES annunciando che Vera Rubin, la nuova generazione di tecnologia per data center di Nvidia, è entrata in produzione.
La piattaforma, cinque volte più veloce della precedente Blackwell, dovrebbe essere spedita nella seconda metà dell’anno.
Gli investitori osservano con attenzione la capacità di Nvidia di mantenere il vantaggio competitivo, mentre clienti come Google, Amazon e OpenAI stanno sviluppando chip alternativi.
Anche AMD accelera: l’amministratrice delegata Lisa Su ha presentato al CES il server di intelligenza artificiale basato sui chip MI400, destinati a competere con Vera Rubin e in arrivo entro fine anno.






