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McKinsey mette alla prova i neolaureati con l’AI: il chatbot entra nei colloqui



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La società sta sperimentando un nuovo modello di selezione. L’obiettivo è valutare come interagiscono con il chatbot, mettendo alla prova curiosità, giudizio e capacità di adattamento, in un contesto di profonda trasformazione del lavoro consulenziale

Pubblicato il 14 gen 2026



McKinsey agenti AI

McKinsey sta rivoluzionando il proprio processo di reclutamento chiedendo ai candidati neolaureati di utilizzare un chatbot di intelligenza artificiale come parte integrante delle prove di selezione. Il progetto pilota mira a riflettere i nuovi modi di lavorare dei consulenti in un’epoca in cui l’AI sta trasformando radicalmente gli impieghi d’ufficio.

Secondo persone a conoscenza del dossier – come riportato dal Financial Times – la società di consulenza ha iniziato a integrare il suo strumento di AI, chiamato Lilli, nei test notoriamente impegnativi riservati ai laureati delle business school.


Valutare il dialogo uomo-macchina

I candidati coinvolti nella sperimentazione hanno utilizzato il chatbot durante uno dei colloqui, per simulare il modo in cui McKinsey si aspetta che i propri consulenti lavorino in futuro. In particolare, Lilli è stato impiegato per analizzare un case study e affinare le conclusioni.

Il test non misurava solo il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui i candidati formulavano le richieste al chatbot e la loro capacità di interpretarne le risposte. L’obiettivo era capire se avessero la “curiosità e il giudizio” necessari per “prendere ciò che Lilli produce, lavorarci sopra, metterlo in discussione e contestualizzarlo rispetto alle esigenze specifiche del cliente”.


Un segnale per tutto il settore

L’iniziativa dimostra come la disruption guidata dall’AI stia raggiungendo anche uno dei processi di selezione più competitivi al mondo. McKinsey è da decenni una palestra per futuri amministratori delegati, tra cui Sundar Pichai di Alphabet, Jane Fraser di Citigroup e Charlie Nunn di Lloyds Banking Group.

Se il progetto pilota avrà successo, il test potrebbe essere esteso a tutti i giovani assunti nei prossimi mesi. Non si tratterebbe però di una prova eliminatoria, ma di una valutazione tra le altre.


L’AI entra anche nei colloqui dei concorrenti

Secondo Mayank Gupta, amministratore delegato di CaseBasix – società che prepara i candidati ai colloqui McKinsey – anche altri grandi nomi della consulenza, come Boston Consulting Group e Bain, sono destinati a integrare l’AI nei propri processi di selezione.

Il motivo è chiaro: molte società di consulenza stanno investendo in competenze di intelligenza artificiale, riducendo il focus sulla strategia tradizionale e aumentando il supporto alle aziende nell’adozione di queste tecnologie.


Meno piramidi, più efficienza

La diffusione dell’AI potrebbe spingere le grandi società di consulenza ad abbandonare il tradizionale modello piramidale, basato su pochi senior e molti junior analyst. McKinsey, nel frattempo, ha già incoraggiato i consulenti con le performance più deboli a lasciare l’azienda nel 2024 e ha ridotto l’organico di oltre il 10% tra il 2023 e la metà del 2024, dopo aver raggiunto un picco di 45.000 dipendenti.

Secondo indiscrezioni, sono previsti ulteriori tagli, anche per riflettere le efficienze introdotte dall’AI. L’obiettivo sarebbe ridurre del 10% i ruoli non a contatto con i clienti nei prossimi due anni, per un totale potenziale di oltre 1.000 posti di lavoro.


Una “forza lavoro” di agenti AI

Parallelamente, McKinsey ha aumentato l’uso interno degli “agenti AI”. L’amministratore delegato Bob Sternfels ha dichiarato recentemente che l’azienda dispone di una “forza lavoro” di 20mila agenti digitali, oltre ai 40mila dipendenti umani. Nei prossimi 18 mesi, ha aggiunto, l’obiettivo è arrivare a “un agente per ogni essere umano”.

“Ci stiamo allontanando piuttosto rapidamente dal puro lavoro di consulenza per passare a un modello molto più orientato ai risultati”, ha spiegato Sternfels nel podcast IdeaCast di Harvard Business Review. “Le attività che svolgevo quando sono entrato come associate 32 anni fa oggi non le prenderemmo nemmeno in considerazione. Perché? Perché i clienti ormai le fanno da soli. L’imperativo diventa quindi occuparsi di questioni ancora più complesse”.


Nuove competenze, nuovi profili

McKinsey sta anche rivedendo i bias nei propri processi di selezione per adattarsi alle competenze richieste nell’era dell’AI. Secondo Sternfels, verranno privilegiati i candidati capaci di imparare dai fallimenti.

Profili con lauree umanistiche, “che in passato potevano essere stati penalizzati”, oggi sono apprezzati per modalità di pensiero “davvero innovative”, in grado di compensare l’incapacità di alcuni modelli di AI di compiere “salti discontinui” nel ragionamento logico.


Una tradizione di innovazione nel recruiting

McKinsey non è nuova a questo tipo di sperimentazioni. Già nel 2018 fu tra le prime a sostituire i test tradizionali con prove di problem solving gamificate, anticipando un cambiamento poi adottato da gran parte del settore.

La società non ha commentato ufficialmente l’iniziativa.

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