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Identità digitale e AI, così cambia l’antifrode


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Identità digitale, intelligenza artificiale e analisi del rischio stanno convergendo nei sistemi di sicurezza di banche, imprese e servizi pubblici. L’Italia accelera nell’uso dei pagamenti digitali mentre l’Europa prepara l’Eudi Wallet. Crescono però anche frodi, deepfake e tecniche di manipolazione degli utenti

Pubblicato il 14 set 2026



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La sicurezza dell’identità digitale sta diventando una componente economica delle transazioni online, oltre che un problema tecnologico. L’aumento dei pagamenti elettronici, l’espansione dell’e-commerce e l’arrivo del portafoglio europeo di identità digitale spingono banche, imprese e pubbliche amministrazioni verso sistemi capaci di valutare l’affidabilità di una transazione mentre viene eseguita.

È il punto centrale dello studio “Identità Digitale, Intelligenza Artificiale e Fiducia by Design” di Deloitte, realizzato nell’ambito delle attività come Knowledge Partner della prima edizione di WeSec – Il Salone della Sicurezza, promosso da Abi e in programma a Milano il 22 e 23 settembre 2026.

Secondo Deloitte, l’intelligenza artificiale può modificare il ruolo dell’identità digitale: da credenziale utilizzata principalmente per dimostrare chi è un utente a componente di un sistema che combina identità, caratteristiche della transazione e segnali comportamentali per attribuire un livello di rischio a ogni operazione.

Il passaggio acquista peso mentre le frodi cambiano forma. Nel rapporto congiunto pubblicato il 15 dicembre 2025, Banca centrale europea ed European Banking Authority hanno calcolato in 4,2 miliardi di euro il valore delle frodi sui pagamenti nello Spazio economico europeo nel 2024, contro 3,5 miliardi nel 2023. Il tasso sul valore complessivo delle operazioni è rimasto intorno allo 0,002%, ma le autorità hanno segnalato la crescita delle frodi basate sulla manipolazione del pagatore.

L’Italia aumenta pagamenti e consumi digitali

Il terreno sul quale queste tecnologie devono operare è molto più ampio rispetto a pochi anni fa. Deloitte, sulla base di dati Eurostat, indica che nel 2025 il 79,5% delle piccole e medie imprese italiane aveva raggiunto almeno un livello base di intensità digitale. Lo studio segnala inoltre un progressivo avvicinamento dell’Italia ai principali indicatori europei per utilizzo di internet e connettività.

L’evoluzione è particolarmente visibile nei pagamenti. Secondo lOsservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2025 le transazioni digitali in Italia hanno raggiunto 518 miliardi di euro, il 7% in più rispetto al 2024. Gli strumenti elettronici hanno rappresentato il 45% dei consumi, contro il 38% attribuito al contante. Gli “innovative payments”, categoria che comprende anche pagamenti da smartphone e dispositivi indossabili, hanno raggiunto 84,9 miliardi, con una crescita del 45%.

Aumentano anche gli acquisti online. I dati diffusi dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico indicano per il 2025 un mercato superiore a 62 miliardi di euro, con una crescita del 6%. La componente dei servizi vale circa 22 miliardi ed è aumentata dell’8%, mentre i prodotti hanno superato i 40 miliardi, in rialzo del 6%. I consumatori digitali sono arrivati a 35,2 milioni.

L’aumento del volume delle operazioni digitali allarga però anche la superficie sulla quale possono intervenire criminali informatici e reti specializzate nelle frodi.

L’autenticazione forte non basta contro ogni frode

Le misure introdotte negli ultimi anni hanno funzionato soprattutto contro gli attacchi per i quali erano state progettate. Bce ed Eba sottolineano che la strong customer authentication, l’autenticazione forte richiesta dalla direttiva Psd2, continua a ridurre efficacemente le frodi sulle carte e su altre transazioni nelle quali il criminale tenta di operare senza l’autorizzazione del cliente.

Il problema si sta spostando verso tecniche che convincono la vittima ad autorizzare personalmente il trasferimento.

L’Eba, nel Consumer Trends Report 2024/25 pubblicato il 26 marzo 2025, ha indicato le frodi nei pagamenti come il principale problema per i consumatori europei. Tra i fenomeni osservati figurano le cosiddette App fraud, authorised push payment fraud, nelle quali la vittima viene manipolata fino a disporre un pagamento verso il truffatore. Tra le tecniche più frequenti l’autorità cita phishing, smishing, vishing e impersonificazione di banche, società di consegna, autorità pubbliche o familiari.

Un sistema basato esclusivamente sulla corretta combinazione di password, dispositivo e secondo fattore può quindi confermare che sia stato effettivamente il titolare del conto ad autorizzare un pagamento, senza poter stabilire automaticamente se quella persona sia stata ingannata.

È su questo spazio che l’analisi comportamentale basata sull’AI cerca di intervenire.

Dalla credenziale alla valutazione del rischio

Nel modello descritto da Deloitte, l’identità non viene controllata una sola volta. Il sistema può incrociare elementi relativi al dispositivo, alla modalità di interazione, alla posizione compatibile con le abitudini dell’utente, alla frequenza delle operazioni e alle caratteristiche della transazione.

L’obiettivo è attribuire un livello di rischio aggiornato e intervenire quando compaiono anomalie. Il report Deloitte cita uno studio effettuato su oltre 1,85 milioni di transazioni bancarie nel quale l’impiego di sistemi più evoluti avrebbe ridotto del 54% i falsi positivi rispetto a un modello tradizionale fondato su regole statiche.

Le applicazioni riguardano la rilevazione delle frodi, l’onboarding digitale dei clienti, i controlli di identificazione e antiriciclaggio, l’autenticazione continua e l’analisi dei comportamenti associati a un account.

Per banche e imprese la riduzione dei falsi positivi ha anche una conseguenza economica. Un sistema eccessivamente rigido blocca operazioni legittime, richiede verifiche manuali, rallenta l’ingresso di nuovi clienti e aumenta i costi operativi. Un modello poco selettivo espone invece l’azienda alle perdite provocate dalle frodi. L’AI viene utilizzata per ridurre questa distanza, ma introduce a sua volta problemi di controllo, trasparenza e qualità dei dati.

Anche i truffatori utilizzano l’intelligenza artificiale

L’AI opera infatti su entrambi i lati della sicurezza digitale. Nel Risk Assessment Report del dicembre 2025 l’Eba ha segnalato che l’impiego crescente dell’intelligenza artificiale nella criminalità finanziaria facilita la falsificazione di documenti, la produzione di deepfake e l’impersonificazione delle persone. L’autorità indica furto di credenziali e social engineering tra i principali fattori che alimentano il rischio di frode.

Nel rapporto di giugno 2026 l’Eba ha aggiunto un ulteriore elemento: i modelli di AI più avanzati stanno aumentando le capacità di individuare e sfruttare vulnerabilità software, con nuove conseguenze sul rischio cyber delle banche.

L’impatto economico non dipende quindi soltanto dalla quantità di attacchi. Automazione e generazione di contenuti permettono ai criminali di produrre messaggi, voci, immagini e documenti personalizzati a costi più bassi e su una scala superiore.

La risposta richiede controlli capaci di verificare non soltanto le credenziali dell’utente ma anche la coerenza dell’intera interazione.

L’Eudi Wallet cambia la gestione delle credenziali

A questa trasformazione si aggiunge l’arrivo dell’European Digital Identity Wallet, previsto dal regolamento europeo sull’identità digitale che ha modificato eIDAS. Gli Stati membri devono rendere disponibile almeno un portafoglio di identità digitale entro la fine del 2026.

Il wallet permetterà a cittadini, residenti e imprese di conservare e utilizzare credenziali digitali per accedere a servizi pubblici e privati. Il progetto europeo comprende documenti e attestazioni digitali interoperabili e prevede che l’utente possa condividere le informazioni richieste per una specifica operazione senza trasferire necessariamente tutti i dati contenuti nella credenziale. (European Commission)

Il calendario è entrato nel 2026 nella fase esecutiva. Il 7 aprile la Commissione ha adottato il regolamento di esecuzione Ue 2026/798, che stabilisce norme e specifiche per alcune procedure di onboarding remoto verso i wallet europei. (EUR-Lex)

Anche la certificazione della sicurezza sta diventando parte dell’infrastruttura. Nel febbraio 2026 Enisa ha sottoscritto con la Commissione europea un accordo da 1,6 milioni di euro per sostenere lo sviluppo e l’attuazione degli schemi nazionali di certificazione dei wallet. I primi portafogli dovranno infatti essere certificati secondo requisiti di sicurezza definiti dal quadro europeo.

AI e identità entrano nel quadro delle regole europee

L’utilizzo dell’AI per stabilire l’affidabilità di persone e operazioni non può essere separato dalle regole sulla protezione dei dati e dall’AI Act.

Dal 2 agosto 2026 sono diventate applicabili altre disposizioni del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, insieme ai poteri di enforcement delle autorità competenti.

Per gli operatori finanziari questo significa che l’efficacia tecnica di un modello non costituisce l’unico parametro. Diventano centrali la tracciabilità delle decisioni, la governance dei dati, la sicurezza dei sistemi e la possibilità di dimostrare come siano stati costruiti e controllati i processi automatizzati.

«Identità digitale e intelligenza artificiale si configurano come architetture sempre più complementari e interdipendenti», afferma Luigi Capitanio, atrategy and business design leader di Deloitte Emea. Secondo Capitanio, l’integrazione tra tecnologie, dati e governance permette di passare dalla verifica dell’identità a una valutazione dinamica del rischio.

Per Manuel Pincetti, managing partner di Monitor Deloitte, la fiducia nelle interazioni costituisce invece una condizione per valorizzare gli investimenti realizzati nelle infrastrutture e nei servizi digitali.

Dalle banche agli agenti che acquistano per l’utente

Le applicazioni non si fermano al settore finanziario. Identità verificabili e algoritmi di valutazione possono essere utilizzati nella sanità digitale, nei trasporti, nei servizi pubblici e nel commercio elettronico.

L’espansione dell’AI agentica aggiunge un problema nuovo. Un agente software può ricevere dall’utente l’incarico di cercare un prodotto, confrontare offerte e, in prospettiva, eseguire una transazione. I sistemi di pagamento dovranno allora distinguere l’identità della persona da quella dell’agente autorizzato ad agire per suo conto, verificare quali poteri gli siano stati attribuiti e stabilire entro quali limiti possa effettuare operazioni.

Il portafoglio europeo di identità digitale potrebbe fornire parte dell’infrastruttura necessaria. La Commissione considera infatti l’Eudi Wallet uno strumento per ridurre i costi di autenticazione delle imprese, migliorare la prevenzione delle frodi e facilitare le transazioni online.

Il risultato sarà un confronto sempre meno centrato sulla singola password. Banche e imprese dovranno valutare contemporaneamente chi sta operando, quale software agisce per suo conto, quali credenziali vengono presentate e quanto la transazione si discosta dal comportamento atteso.

La crescita dei pagamenti elettronici rende questo passaggio anche una questione economica. Più attività vengono trasferite online, maggiore diventa il costo di un sistema incapace di distinguere rapidamente un cliente, un agente autorizzato e un tentativo di impersonificazione. L’identità digitale diventa così una componente dell’infrastruttura dei pagamenti e della gestione del rischio, mentre l’AI può renderne i controlli più selettivi. La stessa tecnologia rende però più accessibili deepfake, falsificazioni e social engineering: l’efficacia dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di mantenere verificabili identità, dati e autorizzazioni.

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