L’intelligenza artificiale è ormai una tecnologia imprescindibile per la competitività economica, la modernizzazione della Pubblica Amministrazione e la crescita del Paese.
“Stiamo evolvendo dall’automazione analitica e dai modelli generativi verso la nuova frontiera dell’AI agentica, con sistemi capaci non solo di creare contenuti, ma di pianificare ed eseguire autonomamente processi complessi al fianco dell’uomo”, sottolinea ad AI4Business Gianluigi Greco, rettore dell’Università della Calabria e coordinatore del Comitato per l’aggiornamento della strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Tuttavia, questa accelerazione “è spesso accompagnata da un forte rumore di fondo e da una diffusa disinformazione, che alimentano falsi miti polarizzati tra allarmismi ingiustificati e aspettative irrealistiche. Superare questa narrazione sensazionalistica è oggi fondamentale per ancorare il dibattito pubblico e le scelte strategiche al rigore scientifico, garantendo un’adozione della tecnologia che sia pragmatica, consapevole e realmente di impatto per il Paese”.
Indice degli argomenti:
L’AI è un mondo molto più ampio degli LLM
Quale può essere qualche consiglio per le aziende e i manager che usano l’AI?
“Evitare di farsi guidare dalle mode, partire sempre da un’analisi approfondita dei propri processi, per individuare bene dove si generi reale valore. Oggi si tende erroneamente a sovrapporre l’intera intelligenza artificiale ai soli modelli linguistici, gli LLM, ma la disciplina offre un ecosistema ben più ampio”.
Per esempio?
“Molto spesso la risposta più efficace per una filiera produttiva o per un’azienda risiede nel Machine learning classico, nell’Edge AI, che consente di elaborare i dati direttamente sui dispositivi o vicino al luogo in cui vengono prodotti, senza doverli inviare necessariamente a un’infrastruttura remota. In un’industria, per esempio, questa tecnologia può analizzare in tempo reale i dati dei sensori di un macchinario e segnalare anomalie prima che provochino un guasto, riducendo fermi e costi di manutenzione. La vera maturità manageriale consiste quindi nello scegliere la tecnologia più adatta al problema, concentrandosi sull’impatto concreto anziché sull’ultima tendenza”.
Tendenze e rischi da governare bene
Da quali tendenze e rischi dobbiamo guardarci e prendere contromisure?
“La massiccia spinta commerciale delle Big Tech tende oggi a condizionare l’immaginario collettivo, alimentando proprio i falsi miti a cui accennavo. Ma la vera questione va oltre la percezione pubblica”.
E qual è la questione principale?
“Affidarsi esclusivamente a soluzioni e infrastrutture proprietarie estere significa delegare ad altri il controllo sui nostri dati, sulle architetture cognitive e sulle leve stesse della nostra crescita. Per questo è oggi indispensabile costruire un’effettiva sovranità digitale nazionale ed europea, sostenendo la ricerca scientifica indipendente, promuovendo modelli trasparenti e realizzando infrastrutture sovrane capaci di garantire al Paese reale autonomia e competitività”.

La vera sfida è diventare protagonisti
Qual è la sua visione sulle applicazioni agentiche?
“Queste tecnologie possono aumentare notevolmente la produttività, ma richiedono una governance rigorosa. In questo contesto, il paradigma Human-in-the-loop, che mantiene l’uomo all’interno del processo decisionale, resta essenziale: delegare non deve mai significare abdicare alla responsabilità. Lo stato attuale della tecnologia, infatti, non garantisce ancora una completa affidabilità e, nei processi critici, la supervisione umana è un filtro insostituibile per prevenire errori, allucinazioni e derive negative”.
L’Italia e le aziende italiane, in questo scenario e in prospettiva, che ruolo possono svolgere?
“L’Italia vanta una solida e riconosciuta tradizione nella ricerca scientifica sull’intelligenza artificiale, forte di un ecosistema che in questi ultimi anni ha mostrato una crescita e una vitalità straordinarie. Partendo da questa base, il nostro sistema produttivo non può assolutamente permettersi il ruolo di mero consumatore passivo di tecnologie elaborate altrove: la vera sfida consiste nel diventare protagonisti, produttori di competenze, innovazione e soluzioni ad alto valore aggiunto”.
L’etica deve portare a regole di governance chiare
Cosa pensa dell’approccio etico verso l’AI?
“L’approccio etico all’intelligenza artificiale non va mai interpretato come un freno all’innovazione o come un mero adempimento burocratico, ma come il presupposto fondamentale per garantire uno sviluppo solido, sicuro e condiviso”.
L’etica come deve riflettersi nelle nuove tecnologie?
“L’etica deve tradursi in regole di governance chiare e in scelte di progettazione concrete, capaci di garantire trasparenza, tracciabilità e la costante centralità della decisione umana”.
La fiducia è il primo fattore abilitante
Europa e Italia come si stanno muovendo in questa direzione?
“La scelta europea e italiana di puntare su un’AI antropocentrica e responsabile rappresenta un elemento di profonda distinzione. La fiducia dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni è il vero fattore abilitante per un’adozione reale ed efficace della tecnologia: trasformare i principi etici in garanzie operative è ciò che rende le nostre soluzioni non solo trasparenti, ma intrinsecamente più affidabili e in prospettiva, proprio per questo, anche più competitive sul mercato”.
Lei è stato recentemente confermato a capo del Comitato che guiderà l’aggiornamento della strategia italiana sull’AI per il periodo 2026-2028. Quali sono le differenze con la precedente esperienza del periodo 2024-2026, e quali le nuove priorità?
“Nel biennio 2024-2026, il lavoro del Comitato si è svolto in una fase storica caratterizzata da un profondo disorientamento e da un diffuso clima di timore e prudenza nei confronti dell’accelerazione tecnologica. Le priorità erano rassicurare l’ecosistema, costruire una visione sistemica, individuare le priorità nazionali e porre le basi per evitare che il Paese subisse passivamente il cambiamento”.
Bisogna agire su due fronti convergenti
Da qui in avanti invece?
“Oggi — anche grazie a questo percorso — il paradigma è profondamente diverso: istituzioni e forze produttive hanno acquisito una maggiore consapevolezza delle potenzialità dell’intelligenza artificiale come leva di sviluppo. Inoltre, la Strategia 2026-2028 si colloca in un contesto normativo più definito, segnato dall’AI Act europeo e dalla legge nazionale sull’AI”.
Quindi?
“Entriamo quindi nella fase dell’esecuzione: occorre trasformare le regole nell’ossatura di una moderna politica industriale per le nuove tecnologie, attraverso direttrici strategiche chiare, concrete e coraggiose”.
Come procedere?
“Bisogna agire su due fronti convergenti: sostenere chi produce tecnologie e soluzioni e, allo stesso tempo, semplificarne e incentivarne l’adozione nel tessuto produttivo. L’accelerazione tecnologica dovrà procedere insieme alla valorizzazione del capitale umano, investendo nelle competenze, nella formazione dei lavoratori e nel sostegno alle eccellenze della ricerca scientifica”.







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