Per quasi tre anni, il mercato ha premiato qualsiasi azienda potesse dimostrare un legame con l’intelligenza artificiale. Produttori di chip, memorie, apparati di rete, data center e sistemi di raffreddamento sono diventati i fornitori della nuova corsa all’oro. Al contrario, Apple è stata spesso considerata la grande ritardataria della Silicon Valley, penalizzata per non avere un modello di frontiera paragonabile a quelli di OpenAI, Google o Anthropic e per i ritardi nello sviluppo della nuova Siri.
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Apple vale 5mila mld mentre crollano i titoli AI: che sta succedendo
l sell-off dei semiconduttori e la reazione negativa ai conti di Alphabet segnalano un cambio di fase. Gli investitori non premiano più automaticamente chi spende di più nell’intelligenza artificiale, ma chiedono ritorni, flussi di cassa e sostenibilità finanziaria. Apple, considerata a lungo in ritardo, diventa così il rifugio della tecnologia
Direttore AI4business.it e Agenda Digitale

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